Crisi Ucraina-Russia, il Wall Street Journal attacca l’Italia: “Esita sulle sanzioni nel momento sbagliato”

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New York – Il titolo è “Cracks in Western Resolve on Russia”, ossia crepe nella determinazione occidentale sulla Russia, e la foto è quella del premier italiano Draghi. Poi, per evitare ogni dubbio, il pezzo firmato dall’Editorial Board del Wall Street Journal aggiunge questo catenaccio: “L’Italia esita sulle pesanti sanzioni esattamente nel momento sbagliato”. Il punto adesso è tutto qui: gli alleati occidentali sono convinti che Putin stia andando all’attacco del loro sistema, e quindi fermarlo richiede l’uso di tutti gli strumenti a disposizione, oppure pensano che in fondo l’annessione del Donbass sia una vicenda locale, che non vale il rischio di perdere le forniture di gas a buon prezzo? Dalla risposta potrebbe dipendere il futuro della democrazia, e della civiltà in cui viviamo, almeno per come ci siamo abituati a conoscerla dalla fine della Seconda Guerra Mondiale ad oggi.

Il commento della leadership editoriale del Wall Street Journal comincia così: «Il presidente francese Emmanuel Macron si è affrettato domenica a cercare di fermare un’invasione russa dell’Ucraina, organizzando un possibile vertice tra il presidente Biden e Vladimir Putin. È difficile capire cosa accetterebbe la Russia, se non concessioni che comprometterebbero la sicurezza della NATO, e nel frattempo l’Italia sta già esitando sulle sanzioni». Quindi l’articolo cita le dichiarazioni fatte alcuni giorni fa dal leader di Palazzo Chigi: «”Stiamo discutendo le sanzioni con la UE, e nel corso di queste discussioni abbiamo reso nota la nostra posizione, che dovrebbero concentrarsi su settori ristretti senza includere l’energia”, ha affermato venerdì il primo ministro italiano Mario Draghi. Questo tipo di resa preventiva è esattamente il motivo per cui Putin ritiene che il prezzo di un’invasione sarebbe inferiore a quanto pubblicizzato». Il Wall Street Journal poi spiega: «L’Italia importa circa il 90% del proprio gas ed è uno dei maggiori clienti di Mosca nel continente. Il leader italiano non vuole che la sua eredità di Primo Ministro di unità nazionale sia offuscata da una crisi energetica, ma favorire l’imperialismo russo sarebbe una macchia molto più grande». Quindi aggiunge: «L’energia non è l’unica preoccupazione, e Roma non è l’unica capitale europea che potrebbe vacillare sulle sanzioni. La riluttanza della Germania è consolidata e l’Ungheria ha paura. Bandire la Russia dal sistema di compensazione finanziaria Swift è già stato escluso, in quanto potrebbe mettere in pericolo decine di miliardi di dollari in pagamenti a creditori russi in Austria, Francia e Paesi Bassi». L’articolo si conclude con un drammatico ammonimento: «Se il massacro si svolgerà, le elites americane ed europee dovrebbero riflettere su come si sono rese nuovamente ostaggi di un dittatore».

Le preoccupazioni di Draghi per il gas italiano, così come quelle del tedesco Scholz e degli altri leader europei e americani, sono tutte legittime e comprensibili, però è indispensabile avere il coraggio di pesarle sulla bilancia della posta generale in gioco. E se Putin attaccando l’Ucraina punta in realtà all’architettura di sicurezza creata dopo la caduta dell’Urss, vuole demolire la Nato, la Ue e l’intero sistema democratico, forse è venuto il momento di accettare l’idea che bisogna essere pronti a tutti i sacrifici necessari a fermarlo.

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