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Csm e caso Amara, Davigo si difende e scagiona il pm Storari: “Nulla di irrituale è stato commesso”

La Republica News
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Inchieste che si incrociano, tra Roma e Perugia, sui ‘corvi’ del Csm. A Milano finisce nell’occhio del ciclone il pm Paolo Storari, il sostituto che – come ha ricostruito Repubblica – ha ammesso di aver materialmente consegnato il plico con tutte le accuse dell’avvocato (condannato per corruzione) Piero Amara ancora coperte dal segreto all’allora consigliere del Csm Piercamillo Davigo. In quelle carte, Amara racconta dell’esistenza di una loggia, Ungheria. Coinvolge alti vertici istituzionali, professionisti, magistrati.   

I corvi in azione al Csm. Indagine sui verbali che accusano le toghe

Ma intanto l’ex leader di Autonomia e Indipendenza difende il suo operato e quello del sostituto milanese. E risponde a Repubblica: “Ma se c’era un problema a Milano, se era passato troppo tempo e non c’era iscrizione, ma di cosa dovrei pentirmi? – replica Davigo – Nulla di irrituale è stato commesso da parte mia”. Ma è normale che quel materiale così scottante, sotto segreto è ancora tutto da verificare, arrivi al Consiglio Superiore? “Ma il segreto non è opponibile ai consiglieri. Storari aveva segnalato un problema, ne aveva parlato con il Csm”. E lei? Perché non ha fatto una relazione? “Ne ho parlato con chi di dovere. Ma dovevo mandare quel materiale in Prima commissione, dove credo sedesse un membro che era citato nelle carte?”. Il riferimento è a Sebastiano Ardita, l’altro consigliere di Autonomia e Indipendenza, con cui si erano lacerati i rapporti con Davigo. È lo stesso Ardita il consigliere cui si riferisce, senza nominarlo, solo mercoledì scorso, l’altro togato Nino Di Matteo quando, ufficialmente, in apertura di Plenum del Csm, annuncia di aver ricevuto anch’egli un plico di verbali di cui ha parlato fin la Procura di Perugia; e in cui, secondo la sua ricostruzione, ci sono riferimenti calunniosi ad un membro del Csm.

Ma non basta. È su questo intrico che esplode la notizia che la stessa funzionaria del Csm Marcella Contraffatto, che fino all’ottobre scorso era la segretaria del consigliere Davigo, è indagata in relazione alle ‘spedizioni’ di carte arrivate ai giornalisti di Repubblica e de Il Fatto, Liana Milella e Antonio Massari. Entrambi avevano denunciato tutto alla magistratura: scelta che, per paradosso, pm e togati non avevano ritenuto di adottare. Oggi si apprende da Palazzo dei Marescialli che Contraffatto è stata sospesa dalle sue funzioni.

Il caso Amara. “Quei verbali sull’uscio di casa. Ecco perché ho denunciato”

Storari e Davigo potrebbero essere chiamati dai pm a raccontare la loro versione dei fatti su un’incredibile vicenda. Che continua a terremotare il Csm, tra corvi e fughe di notizie e che, finora, sembra essere stata  manipolata e srotolata fuori dei Palazzi di Giustizia. Ben prima che l’indagine – doverosa-  –  sulle dichiarazioni di Amara venisse blindata. E messa in sicurezza.

Intanto si apprende che Storari non si occupa più dell’inchiesta sul cosiddetto ‘falso complotto Eni’, di cui era titolare con l’aggiunto Laura Pedio e che vede tra gli indagati Amara e anche l’ex manager Eni Vincenzo Armanna, imputato e ‘grande accusatore’ nel processo Eni-Shell/Nigeria, che si è chiuso nelle scorse settimane con assoluzioni per tutti.



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