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Cuba, Díaz-Canel nuovo segretario del Partito comunista. Con Raúl, via tutta la vecchia guardia castrista

La Republica News
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Con il pugno alzato sorretto da Raúl Castro, il presidente Miguel Diáz-Canel prende le redini di Cuba e viene nominato primo segretario del Partito Comunista. Si compie così l’ultimo gesto di una svolta che proietta l’isola in un futuro ancora pieno di incertezze ma anche di speranze. Cuba vive un momento di durissima crisi economica, con lunghe file davanti ai negozi per i beni di prima necessità e il razionamento deciso dal governo per fronteggiare la grave penuria di prodotti alimentari. Lascia la vecchia guardia, quella cresciuta all’ombra della Revolución; arriva la nuova leva, quella che ha solo sentito raccontare le gesta della Sierra Maestra e della conquista dell’Avana.

Escono di scena i tre reduci storici che hanno dominato la cupola del regime: Raúl Castro, 80 anni, José Ramón Machado Ventura, 90 anni che aveva finora occupato la carica di secondo segretario, e il comandante Ramiro Valdés, di 88. Cambia il Politburo che da 17 membri si riduce a 14. E l’età media dei componenti scende a 61 anni e mezzo. Eliminata anche la carica di secondo segretario. Ma la novità più rilevante è l’ingresso del primo ministro, Manuel Marrero, uomo di fiducia di Díaz-Canel e di Luis Alberto López Rodríguez Callejas, responsabile della Gaesa, la corporazione militare che controlla importanti settori dell’economia, rimasto finora nell’ombra nonostante gestisca un settore vitale per il regime.

Il nuovo leader di Cuba ha voluto incensare il suo mentore ricordando che Raúl Castro sarà ancora “consultato” per “le decisioni strategiche del futuro della nazione”. Ma al di là delle frasi di circostanza è chiara la portata della svolta. Bisognerà vedere se adesso il presidente-segretario avrà la forza e gli appoggi sufficienti per imprimere il cambio di passo indispensabile per risollevare le sorti di Cuba assediata da una crisi fortissima. Non solo dalle sanzioni Usa e dal blocco economico internazionale ma dal Covid che ha sospeso l’arrivo dei turisti e paralizzato la principale fonte delle preziose entrate. Il Politburo aveva finora al suo interno cinque militari, tra cui Álvaro López Miera, figlio di immigrati repubblicani spagnoli e nominato alcuni giorni fa ministro delle Forze Armate al posto di Leopoldo Cintas Frías, che ha lasciato l’importante organismo direttivo assieme alla carica di capo dell’Esercito. Un’uscita che fa parte di quel rinnovamento generazionale voluto proprio dal fratello di Fidel. Restano in sella uomini come Estéban Lazo, attuale presidente del Parlamento, e Salvador Valdés Mesa, uno dei vicepresidenti del Paese. Anche loro fanno parte della generazione che non ha visto e fatto la Rivoluzione perché non era ancora nata. Rimangono infine anche il ministro degli Esteri Bruno Rodríguez, 63 anni e il dirigente del partito Roberto Morales Ojeda, classe 1967.

I tre giorni dell’VIII congresso non hanno offerto le aperture auspicate dalla maggioranza della popolazione. Sull’ingresso dei privati nell’economia dell’isola Raúl è stato chiarissimo: dovrà essere “limitata”. “È un tema che non può generare confusione”, ha detto nel suo ultimo discorso sulle linee economiche del futuro. “Ci sono limiti che non possiamo superare perché porterebbero alla distruzione del socialismo”. Una linea rossa da non oltrepassare che ha lasciato delusi molti economisti presenti all’assise che si è svolta del Palazzo dei Convegni all’Avana. Un limite che renderà più difficile la nuova “rivoluzione” progettata da Dìaz-Canel. Il nuovo primo segretario dovrà muoversi con lo stesso equilibrio che lo ha portato in cima alla scala del potere. Continuità nella trasformazione.



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