Cura drastica per Alitalia: i dipendenti scenderanno da 10.500 a tremila

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ROMA – La crisi Alitalia rischia di travolgere i lavoratori, oggi 10.500 in totale. Secondo alcune indiscrezioni i dipendenti potrebbero ridursi a circa 3 mila nella Nuova Alitalia che Ita, società partecipata dal ministero dell’Economia, sta mettendo a punto.
Un numero che oggi nessuno ancora tira fuori ufficialmente, ma che i sindacati di categoria cominciano a ipotizzare dopo l’audizione di ieri del ministro dello Sviluppo Giancarlo Giorgetti: «Per volare Ita non può essere troppo pesante, se è troppo pesante non vola», ha detto il ministro. «Le caratteristiche del piano industriale si devono basare su discontinuità, sostenibilità economica e orientamento al mercato. Il piano industriale approvato dal cda Ita ha subito e sta subendo un processo di revisione profonda alla luce delle negoziazioni in corso, in particolare con la commissaria Ue Vestager», ha detto ancora, confermando la disponibilità di 3 miliardi per il rilancio del vettore.

Un’Alitalia “leggera”, quindi, che secondo le voci che si rincorrono e anticipate da Repubblica nelle scorse settimane, avrà bisogno di circa 45 aerei contro i 103 oggi in flotta. In pratica saranno riassunti (in parte), solamente i dipendenti del settore “volo” e non quelli che si occupano di bagagli e manutenzione. Questi ultimi resteranno nella società in liquidazione e forniranno servizi a pagamento alla newco. Successivamente le due aziende verranno messe a gara e cedute. Calcolatrice alla mano questo si tradurrà in un “pacchetto” di primi ufficiali, comandanti, assistenti di volo e personale operativo di terra, di circa 2.800 persone per i primi decolli di Alitalia-Ita.

Ecco perchè la newco guidata da Fabio Lazzerini avrà bisogno del completo supporto del ministero del Lavoro per superare l’opposizione del sindacato. Oggi ci sono due piani sul tavolo del ministero: il via libera a prepensionamenti con 5 anni di anticipo rispetto ai 62 anni di età di uscita per chi vola. E quindi, secondo i primi calcoli, un esodo per circa 480 lavoratori di cabina Alitalia nei prossimi mesi. La seconda opzione, che alzerebbe il numero di dipendenti da assumere in Ita a breve, prevede inoltre l’assunzione del personale con un part-time al 25%. Un escamotage che porterebbe il numero di addetti necessari per la partenza a giugno e la successiva fase di uscita dalla crisi dal 2022, a circa 3.500 unità. Il piano industriale di Ita, inoltre, potrebbe scommettere sulla ripartenza mettendo in pista, tra un anno, una flotta di 65 aerei e una forza lavoro ancora più ampia e vicina ai 5 mila addetti.

Nulla sarà però come prima e il conto che pagheranno i lavoratori del comparto “volo” (oggi sono 4.800, 1.400 piloti e 3.400 assistenti di volo) sarà salato. Intanto, le parole di Giorgetti hanno scatenato la reazione compatta delle associazioni di categoria. I rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil e Ugl sono «molto preoccupati», per la «compagnia bonsai che si prospetta» e chiedono «un incontro urgente al governo». La Fnta, ovvero Anpac, Anpav e Anp, parlano di «accelerazione positiva impressa dal governo alla nascita di Ita. Ma c’è preoccupazione per i livelli occupazionali e le garanzie reddituali dei lavoratori coinvolti».

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