Curate i denti anche da anziani: fa bene al cervello e fa apparire più giovani

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L’estate è anche l’occasione per fare più vita sociale e sorridere più spesso in compagnia di amici e familiari. Succede anche agli anziani che sono tra i più assidui viaggiatori e che proprio durante le vacanze estive possono trascorrere del tempo insieme a figli e nipoti. A volte, però, proprio l’anziano ha vergogna di mostrare il proprio sorriso.

Si stima, infatti, che ben 19 milioni di italiani siano costretti a fare i conti con una dentatura consumata dal tempo anche a causa della scarsa igiene orale. Eppure, prendersi cura dei denti è anche un modo per migliorare la salute del cervello come dimostra un recente studio della Tohoku University di Sendai in Giappone, pubblicato su Neurology, la rivista medica dell’American Academy of Neurology.

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Lo studio su Neurology

Lo studio ha coinvolto 172 persone con un’età media di 67 anni che non avevano problemi di memoria. I partecipanti sono stati sottoposti a esami dentali e a test di memoria all’inizio dello studio. Sono state, inoltre, eseguite delle scansioni cerebrali per misurare il volume dell’ippocampo all’inizio dello studio e di nuovo quattro anni dopo. Per ogni partecipante, i ricercatori hanno contato il numero di denti e controllato la presenza di malattie gengivali. La ricerca ha rilevato che le malattie gengivali e la perdita dei denti sono collegate a una riduzione del cervello nell’area dell’ippocampo, che svolge un ruolo nella memoria e nell’incidenza della malattia di Alzheimer.

Il legame tra malattie gengivali e cervello

Lo studio non dimostra che i disturbi gengivali o la perdita dei denti causino il morbo di Alzheimer, ma solo un’associazione. “La perdita dei denti e le malattie gengivali, che sono infiammazioni del tessuto intorno ai denti che possono causare il restringimento delle gengive e l’allentamento dei denti, sono molto comuni, quindi valutare un potenziale legame con la demenza è incredibilmente importante”, ha detto Satoshi Yamaguchi, della Tohoku University di Sendai in Giappone e autore dello studio.

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I ricercatori hanno, poi, scoperto che per le persone con gengivite lieve, l’aumento del tasso di contrazione cerebrale dovuto all’assenza di un solo dente, equivaleva a quasi un anno di invecchiamento cerebrale. Per le persone con gengivite grave, l’aumento della contrazione cerebrale, dovuto a un dente in più, equivaleva a 1,3 anni di invecchiamento cerebrale. “Questi risultati evidenziano l’importanza di preservare la salute dei denti e non solo di conservarli”, ha detto Yamaguchi.

Poca igiene orale per gli anziani

Dunque, vale la pena prestare più attenzione alle condizioni del nostro apparato dentale. Purtroppo, secondo un’indagine di Federanziani, il 90% degli over 60 non si lava i denti ogni volta che mangia e spende meno di dieci euro al mese per la propria igiene orale. Ne consegue che poco meno di un senior su due è costretto a fare i conti con la perdita di denti: “Fino a 60 anni fa – spiega Stefano Scavia, docente all’Università Statale Bicocca di Milano – si pensava che la mancanza di denti, nelle persone over 65, fosse, diciamo così, naturale. Ma non lo è affatto. Secondo recenti statistiche, solo il 30% degli italiani, dai 40 ai 75 anni, non ha alterato irreversibilmente la propria dentatura originaria. Sono quattro invece, di media, i denti che si perdono nella fascia di età fra i 40 e i 44 anni, dieci fra i 65 e appunto i 75 anni”.

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Più rughe e meno nutrienti

La perdita dei denti cambia la fisionomia determinando, nella porzione inferiore del viso, un aspetto più schiacciato e poco armonico, con mento e zigomi prominenti e con la comparsa di profonde rughe e grinze. A farne le spese anche l’alimentazione perché i problemi dentali alterano la masticazione e, quindi, l’assunzione dei nutrienti necessari e la loro corretta digestione. Un problema che complessivamente riguarda almeno 19 milioni di italiani.

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Prevenire fin dalla giovinezza

Come in tutte le patologie, la prevenzione può fare la differenza. In particolare, all’origine della perdita dei denti c’è la parodontite che colpisce quell’insieme di tessuti che sostiene il dente, gengive e osso alveolare. “Un pericolo costante che però può essere attenuato con le corrette manovre domiciliari ed il supporto professionale degli specialisti come il parodontologo e l’igienista”, suggerisce il dentista.

Cosa fare, invece, per quanto riguarda l’abrasione del tessuto dentale nel tempo? “In questo ambito esistono differenti soluzioni – risponde Scavia – sia per quanto riguarda la prevenzione, intercettando le parafunzioni quali bruxismo, serraggio, onicofagia, sia per l’aspetto terapeutico. Sembra una sciocchezza ma è proprio così. Se si seguono poche e semplici regole, quelle di buon senso, e ci si affida ai giusti specialisti, con le tecniche moderne si riduce il rischio di avere successivamente molti problemi di questo tipo”.

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Le terapie ricostruttive

Quando il danno è già fatto, però, bisogna correre ai ripari. Oggi le tecniche moderne permettono di migliorare la situazione con interventi minimamente invasivi. “Se purtroppo i denti cadono o sono danneggiati si può intervenire con tecniche minimamente invasive – afferma Scavia. Si tratta di interventi a basso rischio che, proprio per questo motivo, possono essere sostenuti anche da persone molto avanti con l’età. Questa tipologia di interventi permette di ridare al paziente una dentatura perfetta, eliminando così ogni problema di masticazione.

Inoltre, le terapie ricostruttive additive dello smalto ripristinano senza demolire e senza alcun disagio o dolore, risultando la soluzione oggi più efficacie anche in ambito protesico per i pazienti in età molto avanzata. C’è però un altro effetto positivo: con una dentatura che torna normale, ripristinata l’occlusione e la corretta distanza mascella/mandibola che è proporzionale all’altezza e all’integrità dei denti, i tessuti della bocca si distendono, acquistano sostegno, e il viso riprende un aspetto esteticamente più giovane”.

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