Curia di Napoli Battaglia e il nuovo vescovo

Curia di Napoli, Battaglia è il nuovo vescovo

La Republica News
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Oggi nomina per Domenico Battaglia. Un prete di strada a Donnaregina. Il vescovo che solo 8 mesi fa tuonava contro il capitalismo selvaggio e quei potenti messi a nudo dal virus, che sapevano “vivere solo per se stessi e per il loro denaro”, guiderà la Chiesa di Napoli, la capitale del Sud impoverita dalla crisi. L’annuncio dovrebbe avvenire, come di rito, oggi a mezzogiorno: contemporaneamente in Vaticano, alla Curia partenopea e nel Palazzo episcopale di Cerreto Sannita.E’ infatti Domenico Battaglia, 57 anni, vescovo della diocesi beneventana, il successore di Crescenzo Sepe al vertice di Largo Donnaregina.  Già quasi un anno fa, nel gennaio 2020, si diceva in Vaticano che Papa Francesco stesse pensando a lui, dopo un incontro tra loro, e che lo ritenesse il giusto successore del cardinale Sepe. Un pastore giovane, nominato vescovo da Bergoglio nel 2016, profondamente proiettato nella vicinanza ai fratelli più fragili e, insieme, noto per la sua solida spiritualità e l’ancoraggio alla radicalità del Vangelo.
Poi, l’esplosione della pandemia e la drammatica crisi anche economica e sociale – che ha impegnato non poco le diocesi su tutto il territorio nazionale – aveva fatalmente rallentato tutte le procedure di rito che portano alle nomine. L’indiscrezione girava dunque da mesi, “Repubblica” ne parlò a giugno, ora è arrivata la conferma del cambio nel Palazzo napoletano. Sepe lascia dopo 16 anni: fu nominato nel maggio 2006 da Benedetto XVI.Nato il 20 gennaio 1963 a Satriano, provincia e arcidiocesi di Catanzaro, Domenico Battaglia – che per molti dei suoi amici calabrese è rimasto solo don Mimmo – ha svolto gli studi filosofico-teologici nel Seminario “San Pio X” di Catanzaro. Ordinato sacerdote il 6 febbraio 1988, è stato Rettore del Seminario Liceale di Catanzaro, parroco della Madonna del Carmine a Catanzaro, Direttore dell’Ufficio Diocesano per la “Cooperazione Missionaria tra le Chiese”.Dal 2000 al 2006 è stato Vicepresidente della Fondazione Betania di Catanzaro (opera diocesana di assistenza-carità) e fino al 2015 ha ricoperto l’incarico di Presidente nazionale della Federazione Italiana delle Comunità Terapeutiche. E’ il 24 giugno del 2016 quando Papa Francesco lo nomina vescovo a Cerreto Sannita, Telese e Sant’Agata de’ Goti in sostituzione di Michele De Rosa, che aveva raggiunto i limiti d’età. Proprio come Sepe, cui però il pontefice aveva concesso più dei 24 mesi di proroga come si usa, spesso, con i titolari di grandi diocesi.Conosciuto come il “prete degli ultimi”, il vescovo Battaglia  è amico di don Luigi Ciotti, e con don Virginio Colmegna, altro simbolo della Chiesa che sta tra i dimenticati, ha scritto “I poveri hanno sempre ragione”, testimonianza di due pastori che onorano la loro scelta di vita e di fede essendo presenti tra le sofferenze e l’emarginazione di chi è rimasto indietro. L’immagine di una Chiesa di costante e quotidiana prossimità , che a Napoli conta presenze forti oltre che carismatiche, sacerdoti che hanno fatto della loro missione tra gli invisibili la cifra dell’impegno spirituale e della militanza sociale.Lo scorso aprile, da vescovo a Cerreto, aveva colpito la sua importante lettera pastorale sulle conseguenze del coronavirus. Un’emergenza, scriveva Battaglia, che “ha messo a nudo la fragilità di questo nostro mondo, l’inconsistenza di ciò in cui pensavamo di aver trovato la chiave risolutiva di tutti i nostri problemi, la gracilità di quell’economia, che sia a livello locale, sia a livello globale, è stata ritenuta l’unica meta ed è stata vista e osannata come l’unica via, che al di fuori di ogni regola, porta l’umanità verso la felicità sulla terra”.E aveva rilevato come ormai il Covid-19 avesse provocato sofferenza, e messo tutti in esilio a casa propria, “anche i manager e i detentori delle grandi finanziarie internazionali, quelle che vedono oggi morire migliaia di uomini e pur tremando per il futuro dei propri profitti, non vogliono allargare i cordoni della borsa. Non lo sanno fare: hanno finora vissuto solo per se stessi e per il loro denaro. La statua d’oro è preziosa ma dura e insensibile come il loro cuore”. Battaglia trova una città che lo aspetta con ansia. Che pur tra mille e gravi contraddizioni, unisce alla sua fede un culto popolare diffuso trasversalmente, tra ceti e territori.Oggi alle 12 sono convocati in Curia come prevede il rito tutti i consultori, i vicari, i decani e i direttori degli uffici della Curia. Formalmente decadono tutte le cariche tranne quelle dei parroci e si attende l’insediamento del nuovo vescovo, che potrà avvenire entro due mesi, ma è possibile che i tempi siano molto più stretti. Benvenuto, vescovo: il suo nome, nella città che rischia l’indolenza con la scusa dell’attesa del miracolo,  è già un buon programma.


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