Da Eni a Terna, da Intesa a Mediobanca e Poste: tre miliardi in cedole per gli azionisti a Piazza Affari

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MILANO – Assegno da oltre 3 miliardi per gli azionisti di 11 quotate a Piazza Affari, siano acconti sul dividendo 2023, saldi del 2022 o chiusure sfasate di esercizio.
Ad anticipare parte della cedola futura sono Tenaris (0,165 euro), Intesa Sanpaolo (0,0738 euro), Recordati (0,55 euro), Mediolanum (0,24 euro), Terna (0,106 euro), Poste (0,21 euro), Banca Ifis (1 euro). Eni (0,22 euro) ed Equita (0.15 euro) pagano invece tranche del 2022, mentre Mediobanca (0,75 euro) e Danieli (0,279 euro, e 0,3 euro le “risparmio”) staccano l’unica cedola sull’anno chiuso il 30 giugno. I pagamenti pesano per lo 0,68% dell’indice Ftse Mib, che a spanne significa 3,3 miliardi di euro in cedole staccate, così da far scendere il paniere milanese di un -1,29% finale, mentre le Borse europee sono scese qualche decimo di punto.
I rendimenti annui del plotoncino, quasi tutto formato da banche e colossi dell’energia, appaiono crescenti: si va da oltre il 6% a quasi il 10%.

Per i big di energia e finanza un 2022 da incorniciare

Non male nell’anno che ha rivisto la guerra, l’inflazione a due cifre, la crisi energetica. Ma proprio i problemi che scuotono il mondo hanno preparato nuove opportunità di guadagno per alcuni investitori dell’azionario, che pure chiude una delle sue annate più nere (l’indice Msci globale perde ancora il 19% da gennaio). Dei profitti dei produttori di petrolio e gas, spinti dai loro rincari, si è scritto molto. Ancora ieri Barclays, in un’analisi di scenari 2023 per l’azionario europeo, ha posto il settore energia fra i tre da “sovrappesare” (oltre a tecnologia e distribuzione), a fronte di prezzi delle materie prime che resteranno elevati almeno per l’anno prossimo.

L’inflazione fa salire anche i rendimenti azionari

Ma è la stessa inflazione che gonfia le aspettative degli investitori in Borsa, a fronte di cedole del reddito fisso che ormai rivaleggiano. Per anni, e fino a sei mesi fa, i tassi della Bce erano negativi e il “free risk” – per l’area euro si guarda al bund tedesco decennale – era sotto lo zero: -0,7% il minimo di agosto 2019. Ma da gennaio 2022 il rendimento del bund è tornato positivo, e oggi è intorno al 2% annuo. E’ chiaro che le cedole rincarate dei titoli di Stato a basso rischio (per il Btp siamo a ridosso del 4%) trascinano di pari passo il rendimento chiesto alle azioni, in teoria più rischiose. Gli operatori la vedono come un’equivalenza, a parte i distinguo per ogni contesto di mercato, e di appetito per il rischio. Tra l’altro molte delle aziende che ieri hanno staccato le cedole sono nel settore della finanza, particolarmente legato alle dinamiche dei mercati monetari. E che dal rialzo dei tassi ha tratto miliardi di nuovi utili sui prestiti. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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