Dai morti alle urne al software di Chavez tutte le bufale smentite di Trump sulle presidenziali Usa

Dai morti alle urne al software di Chavez: tutte le bufale (smentite) di Trump sulle presidenziali Usa

La Republica News
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NEW YORK – Alle 00.45 delle notte elettorale, tra il 3 e il 4 novembre, il presidente Donald Trump aveva scritto su Twitter: “Farò un annuncio stasera. Una grande vittoria”. Quattro minuti dopo, aveva aggiunto: “Stanno cercando di rubarci le elezioni”. In quei quattro minuti c’è la storia dei successivi venti giorni di denunce di brogli. Finora Trump ha perso 31 dei 33 ricorsi legali. Dai morti chiamati alle urne al software inventato da Hugo Chavez, i casi sono stati tutti smontati. Vediamo perché.
Hanno votato anche i morti?
L’8 novembre Rudy Giuliani, legale del presidente, aveva rilanciato la notizia pubblicata dal sito di destra Breitbart News, secondo cui sarebbero stati 21.206 gli elettori morti registrati in Pennsylvania. Il procuratore generale Josh Shapiro ha rigettato la denuncia, ritenendo infondata l’accusa.
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Nei pochi casi di persone morte nel periodo intercorso dall’invio della scheda e l’Election Day, il voto è stato annullato per legge. A Philadelphia sono stati approvati 8.300 voti per posta che presentevano piccoli errori, di data o indirizzo. Se anche il giudice li annullasse, Biden non sarebbe a rischio, visto che il suo vantaggio supera gli 80 mila voti.
Come facevano a essere registrate persone di 220 anni?
Secondo il Government Accountability Institute, che monitora i sistemi elettorali, in alcuni sistemi elettronici là dove manca la data di nascita viene inserita in default una data palesemente incongrua, che può essere 01/01/1900 o 01/01/1800, proprio perché, al momento della registrazione, possa indicare allo scrutatore la necessità di aggiornarla.
Gli scrutatori hanno davvero buttato via le schede per Trump?
Un video su Twitter, con milioni di visualizzazioni, mostrava una persona in Georgia buttare via pacchi di carta. Richard Barron, direttore del servizio elettorale, ha spiegato che erano solo istruzioni elettorali e non schede, che sono più grandi di almeno dieci centimetri.
In Arizona c’è stato davvero lo “SharpieGate”?
In un video diventato virale su Facebook, una donna in Arizona, Trisha VanNatter Wilkins, sosteneva che gli scrutatori le avessero dato volutamente un pennarello perché così il voto, a favore di Trump, sarebbe stato invalidato. Il dipartimento elettorale ha spiegato che il voto con il pennarello è ammesso per legge.
Gli osservatori repubblicani sono stati tenuti davvero fuori dai seggi?
La storia nasce a Detroit da una denuncia su Facebook. Reuters e Detroit Free Press hanno verificato che il 4 novembre a trenta persone, in gran parte repubblicane e alcune democratiche, è stato vietato di rientrare solo perché la sala era troppo affollata, in base alle norme sul Covid. Il consiglio elettorale ha certificato che allo spoglio erano presenti anche repubblicani. Anche in Pennsylvania, i legali di Trump, secondo il Washington Post, hanno ammesso la presenza di “qualche repubblicano” allo spoglio. “Ma allora qual è il problema?”, ha chiesto il giudice Paul S. Diamond, che ha poi respinto il ricorso.
Il sistema elettronico Dominion, utilizzato in trenta Stati per raccogliere i dati, è stato creato in Venezuela da Hugo Chavez per manipolare i risultati?
Lo ha detto Sidney Powell, una dei legali della campagna di Trump. Dominion, però, non risulta legato a Chavez, morto nel 2013, ma è stato fondato da venezuelani emigrati in Florida. Il sito della società spiega di non essere legato a partiti o governi di nessun Paese.
L’algoritmo di Dominion può spostare i voti a favore di un candidato?
L’agenzia federale di Cybersicurezza e Infrastrutture per la sicurezza ha dichiarato di non aver trovato anomalie.

Come è possibile che a Detroit ci siano stati più voti che persone?

Lo ha affermato Trump su Twitter il 18 novembre, aggiungendo. “Truffa gigantesca. In Michigan vinco!”. A Detroit vivono 670mila persone, secondo i dati di Us Census, i voti scrutinati sono stati 250.138. Nella contea più grande, Wayne, che include Detroit, la regolarità delle elezioni è stata certificata all’unanimità da entrambi i rappresentanti di partito.
In Georgia ci sono stati brogli?
Lo ha denunciato Giuliani il 19 novembre. Il segretario di Stato, il repubblicano Brad Raffensperger, dopo il riconteggio, ha certificato la regolarità del voto: “I numeri non mentono. Ha vinto Joe Biden”. Raffensperger si definisce “orgoglioso sostenitore di Trump”.
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