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Dal Recovery Fund subito 1,5 miliardi per trovare lavoro

La Republica News
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ROMA – Sostenere l’occupazione. Allineare le competenze ai fabbisogni delle imprese. Immaginare un Paese che riparte con più giovani e donne al lavoro. Non c’è tempo da perdere. L’ha detto il premier Draghi nel discorso sulla fiducia: “Anticipare da subito” il piano per le politiche attive previsto nel Recovery Plan. E il ministero del Lavoro accelera. Può infatti spendere già ora le risorse del React-Eu, uno dei programmi europei inclusi nel Recovery: 1,5 miliardi sui 9 miliardi totali per le politiche attive. La cifra potrebbe salire, se il governo attuale volesse rimodularla. Ma essendo legata al vecchio bilancio Ue 2014-2020 gode di una corsia parallela e veloce.

Il nodo Regioni
Motivo in più per andare spediti. A partire da un ripensamento profondo di tutta la macchina che va messa nelle condizioni di formare e accompagnare gli espulsi dalle imprese e i tanti disoccupati creati dalla recessione Covid, allorquando finirà il blocco dei licenziamenti allungato – si presume – da marzo a giugno. Le politiche attive in Italia sono coordinate dal centro (il ministero), ma realizzate sul territorio. Per lo più non funzionano, faticano cioè a riqualificare e ricollocare. Le Regioni non sono riuscite neanche a spendere il miliardo stanziato due anni fa per riformare i centri per l’impiego. I concorsi per reclutare 11.600 nuovi addetti sono lenti e a singhiozzo. I 2.700 navigator – il cui apporto ai centri non è quantificato – saranno fuori dal 30 aprile.

La riforma dell’Anpal

In questo contesto si inserisce il richiamo del premier Draghi a fare presto per chiudere i divari di genere, territoriali e generazionali: 18 punti di distanza tra uomo e donna nel tasso di occupazione, record europeo di giovani Neet che non studiano né lavorano, baratro al Sud. Si parte allora dall’Agenzia che in Italia coordina il fondo europeo più importante per il lavoro (Fse): l’Anpal, l’Agenzia nazionale per le politiche attive, presieduta dall’italo-americano Mimmo Parisi, icona della App che doveva trovare lavoro ai beneficiari del reddito di cittadinanza.

Già la ministra del Lavoro uscente Nunzia Catalfo (M5S) pensava di limitarne il ruolo, istituendo nel suo dicastero una Direzione generale delle politiche attive e un’altra per la lotta alla povertà, scindendo così nei fatti le due anime del reddito di cittadinanza. C’era un dpcm di 13 articoli pronto e alla firma di Conte, prima che il governo precipitasse. L’attuale ministro del Lavoro Andrea Orlando (Pd) potrebbe andare oltre quell’intuizione. L’idea è di riportare tutta la programmazione dei fondi Ue legata alle politiche attive all’interno del ministero, creando qualcosa in più di una Direzione generale ad hoc, frutto solo di spostamenti di qualche dirigente e alla fine un doppione di Anpal.

Ministero forte
Anpal svuotata, dunque. Ma ministero dotato di un braccio operativo in grado di ridisegnare l’architettura delle politiche attive, di scegliere il modello per rilanciare l’occupabilità dei lavoratori più fragili e la loro presa in carico da parte dei centri per l’impiego pubblici e privati. E soprattutto di operare con le Regioni attraverso una cabina di regia forte e veloce. Le linee del rilancio sono scritte nel Recovery lasciato dal governo Conte.

Non verranno stravolte, perché ricalcano le raccomandazioni che Bruxelles da anni invia all’Italia: ridurre il disallineamento di competenze, stabilizzare l’apprendistato duale dei giovani, promuovere l’autoimprenditorialità delle donne, sviluppare un sistema permanente di formazione che accompagni il lavoratore in tutti i suoi anni di attività, potenziare la formazione professionale e gli Its, citati da Draghi.

In attesa dei miliardi del Recovery, la legge di Bilancio per il 2021 ha stanziato 233 milioni per il programma Gol (Garanzia di occupabilità dei lavoratori). Ci sono poi altri 730 milioni nel Fondo nuove competenze che sin qui ha permesso a circa 600 aziende di convertire 6 milioni di ore di lavoro in formazione per 70 mila lavoratori. Ma tutto questo non basta senza un disegno complessivo. È arrivato il momento di farlo.



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