Dall’alluminio alle mascherine, la nuova vita dell’imprenditore di Ragusa all’epoca del Covid

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Quando è arrivato il lockdown, ha investito. Una scelta da pazzi, ma Giorgio Cappello, amministratore dell’omonimo gruppo ragusano che si occupa di alluminio, zincatura e fotovoltaico, non se n’è pentito. “In tempi record abbiamo attrezzato una nuova linea e ci siamo messi a produrre mascherine riutilizzabili in uno spazio dello stabilimento di 600 metri quadrati”, racconta l’imprenditore. Mentre tutto era fermo, venti operai sono stati spostati al nuovo progetto. Quando c’è stata la ripartenza, questo ha aiutato a non lasciare nessuno dei circa 90 dipendenti in cassa integrazione.

“Abbiamo risposto alla chiamata alle armi del governo che aveva un urgente bisogno di dispositivi medici – racconta Cappello – . Noi a maggio abbiamo avviato la produzione, con tanto di certificazione. Ma invece il governo ha comprato da società di avventurieri nate sul momento. Questo da imprenditore e contribuente non lo posso accettare”. 

All’inizio è nato tutto per caso. All’interno dell’azienda gli operai utilizzavano, già prima della pandemia, le mascherine per proteggersi. “Poi è arrivato il Covid e il responsabile alla sicurezza mi chiama per dirmi che non riusciva a trovare più dispositivi – ricorda l’imprenditore – gli dico di cercare in Cina”. Le trova, ma a prezzi stellari. “Mi sono fatto due conti, tanto valeva investire e produrseli da sé. Uno ha iniziato a studiare la normativa, uno la logistica, uno il packaging. Dopo due giorni ci siamo detti che sì, potevamo farlo. Ma c’era un problema: mancavano le materie prime. Così, abbiamo deciso di cambiare gioco e le abbiamo ideate in elastomero termoplastico, applicando le tecnologie che utilizziamo per proteggere l’alluminio”.

Questa è la storia di Drop mask, una mascherina riutilizzabile da 19 euro, con filtri cambiabili. “Abbiamo fatto un investimento di qualche centinaia di migliaia di euro, dimostrando che certi prodotti si possono fare anche in Sicilia. Abbiamo adattato le nostre attrezzature o ci siamo rivolti ad aziende vicino a noi”, continua Cappello. I primi dispositivi sono stati distribuiti ai dipendenti e ai fornitori. Poi sono stati donati alle forze dell’ordine e agli ospedali. Tra online e farmacie hanno prodotto un fatturato, nel 2020, che si aggirata tra i 400 e 500mila euro.

“Questo non è e non sarà mai il nostro core business – ragiona l’amministratore del gruppo – Ma è un motivo d’orgoglio perché abbiamo dato un contributo al Paese quando vedevamo in tv i morti passare dentro i camion militari e, poi, così abbiamo misurato quanto può essere innovativa la nostra azienda: in pochissimo tempo siamo riusciti a produrre qualcosa che ignoravamo fino a pochi minuti prima”. 

La ripartenza nel settore delle costruzioni, a cui sono strettamente legate le aziende di Cappello, inizia a vedersi. Gli incentivi dati dal governo fanno ben sperare. “E noi da questa esperienza siamo usciti rafforzati, nonostante tutto”, si congeda l’imprenditore.

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