Danzando sui sonetti di Shakespeare

Danzando sui sonetti di Shakespeare

La Republica News
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C’è un personaggio del quale finora ho parlato solo di tanto in tanto: William Shakespeare (1564-1616). È dominante nel suo secolo e da allora in tutta la cultura moderna, che è stata da quel nome ampiamente influenzata. Ha scritto montagne di opere di vario genere, per la maggior parte drammi ed anche commedie, in sostanza il teatro. All’epoca in cui visse il teatro si svolgeva in vari modi molto diversi l’uno dall’altro: su un palco riservato a chi aveva scritto il testo e assisteva alla sua recita; o sul palcoscenico di una sala, in cui l’autore giocava a fare l’attore insieme agli altri che con lui e sul suo testo recitavano. Si occupò di ogni argomento: l’antica Roma, i guerrieri, gli artisti, le donne, di vari generi che tenevano conto dell’epoca in cui Shakespeare viveva.Molte volte il nostro drammaturgo si informava dei lavori dei suoi concorrenti che in quell’epoca erano abbastanza numerosi e spesso non vivevano né recitavano a Londra, ma in altre città dell’Inghilterra, del Galles, della Scozia, dell’Irlanda, insomma di un amplissimo territorio. A lui interessavano i lavori altrui ma anche il proprio: era quasi dovunque e con assai diverse prestazioni.
Ho già accennato alla varietà dei suoi argomenti, ma non si trattava soltanto del teatro e dei temi tra commedie e tragedie, guerre, amori e personaggi che colmavano la sua vita. I suoi amici e il suo pubblico teatrale ignoravano che Shakespeare era anche un poeta. Le sue poesie erano lette da alcuni, ma lui non le firmava: le spediva ad amici, concorrenti, figure importanti della politica dell’epoca, della società, dell’arte e della letteratura. La formula era il sonetto anche se non sempre ne rispettava la struttura metrica, la quantità dei versi e la loro lunghezza.Ha scritto 154 sonetti occupandosi di molti argomenti. Alcuni di questi trattavano una specifica qualità: si occupavano d’amore. Non l’amore storico dei personaggi teatrali, ma l’amore suo: era un uomo, ancora giovane, non aveva molto tempo per innamorarsi, ma ogni tanto capitava. Evidentemente c’è stato nell’animo e nella mente di Shakespeare anche l’amore in quanto tale e non soltanto per le donne. Anzi… Shakespeare si innamorava, ma non per trarne commedie, tragedie e altre pièce teatrali, ma per l’anima propria. In quei sonetti parlava d’amore, senza nomi, ma ce ne furono comunque alcuni in cui l’amore era diretto verso un uomo.Non sempre il suo sentimento trovava una sentimentale corrispondenza: infatti l’amore dei sonetti è più letterario che sentimentale. Ci fu però un’eccezione, che fa parte della storia shakespeariana: amava un personaggio maschile e ne era molto poco corrisposto. Il sonetto porta il numero 40 e vale la pena di conoscerlo:«Prendi ogni mio amore, amor mio, sì, prendili tutti:/ cos’altro avrai di più di quanto avevi prima?/ Nessun amore, amor mio, che tu possa chiamar sincero; /ogni mio era già tuo prima che tu avessi questo. / Se quindi per amor mio, l’amor mio accogli, /non posso rimproverarti di come te ne servi;/ ma biasimato sii se invece tu m’inganni /per capriccioso gusto di quel che tu disprezzi./ Ladro gentile, io ti perdono il furto/ anche se mi spogli del poco che possiedo;/ eppure amore sa che è maggior dolore/ soffrir d’amor l’inganno che d’odio la ferita./ Grazia lasciva, che nell’amor detergi il male,/ osteggiami come vuoi, ma non diventiamo nemici».I sonetti d’amore del nostro letterato di ogni genere e tipo continuano, dopo quello che abbiamo appena citato.Ecco il 41:«Quei piacevoli peccati che tua libertà commette/ quando talvolta sono assente dal tuo cuore,/ ben si addicono ai tuoi anni e alla tua bellezza/ perché ovunque tu vada, tentazion ti è vicina./ Tu sei di nobil cuore, quindi da conquistare/ bello tu sei, e quindi da sedurre./ E quando donna vuole, qual figlio di donna/ sdegnosamente a lei rinuncia prima d’averla avuta?/Ahimè! Però potresti risparmiare il mio dominio/e contener la tua bellezza e dissoluta gioventù,/che nella loro incontinenza ti trascinano a tal punto/ d’esser forzato a rompere una duplice lealtà:/ la sua, che tu adeschi con la tua bellezza,/ la tua, perché forte della stessa sei con me sleale».Questi sonetti personalmente amorosi continuano ancora e ne diamo ancora un altro, che porta il numero 45:«Gli altri, aria leggera e fuoco purificatore,/ sono entrambi con te, ovunque io mi trovi:/ mio pensiero la prima, mio desiderio l’altro/che, presenti-assenti, rapidi si susseguono./ Quando questi elementi più veloci se ne vanno/ in tenera ambasciata d’amore verso te,/ la mia vita, di quattro composta, con due rimasta/ oppressa da malinconia, affonda nella morte,/ finché l’accordo della vita non vien rianimato/ da quei rapidi messaggeri che ritornano da te,/ e che proprio ora, certi del tuo buon stato,/ sono qui presenti a darmene notizia:/ udito questo, ne gioisco; ma poi ancora ansioso/ nuovamente li rimando e all’istante torno triste».Credo che leggere questi sonetti così amorosamente diversi completi una personalità che ha dominato non solo il suo secolo, ma che nella storia letteraria dell’intero mondo è stata una delle più grandi figure letterarie, politiche, sociali, storiche.Abbiamo dedicato questo articolo a una delle grandi figure culturali dell’epoca della modernità. Naturalmente non è la sola, anzi ce n’è una quantità molto elevata. Il mondo dei sentimenti sarebbe però incompleto se non ci fosse la grazia ad arricchirlo. Spero che i nostri lettori non si stupiranno se affermiamo che la danza è un’espressione artistica di tutte le civiltà che sono all’origine della storia e non soltanto della storia occidentale: la danza e la musica che l’accompagna.La danza fu anche un modo di pregare, di propiziare gli dei, di festeggiare la vita. La lira era lo strumento di Apollo, contestatogli dal fratello Hermes al quale alla fine Apollo concesse di usarlo, mantenendone la titolarità.La musica e la danza furono anche i doni concessi ad Orfeo affinché con i suoni e il canto facesse vivere la natura nella sua parte divina, risvegliandone le forze nascoste e liberandone le energie imprigionate. I primi accordi della lira e del flauto incitarono i giovani corpi a danzare, a pregare danzando, ad amarsi e possedersi danzando, a godere e a soffrire di quel godimento danzando.Mi domando qual è stato il destino delle danze, avendo comunque la convinzione che si tratta di un aspetto fondamentale come pochi altri. Forse Dioniso suonava una sorta di rock intorno al santuario di Delfi. C’è una musica presente dalla fine dell’Ottocento a oggi, ed è quella degli schiavi trasportati dall’Africa occidentale alle Americhe con i ritmi di New Orleans, del blues e dello swing. Ma qual è la vera sostanza che distingue la musica? È il tempo. Attenzione a questo punto: il tempo non si limita ad essere un ritmo: è la vita. Il tempo esprime un aspetto del divino, assai maggiore dell’aspetto musicale. Avrebbe come elemento aggiuntivo lo spazio. Sono due elementi che si completano tra loro, ma non hanno la medesima forza. Il tempo è una parte di Dio, lo spazio non lo è. Viene in mente a questo punto la passione cristiana e il figlio di Dio, Gesù di Nazareth. Uno dei Vangeli racconta che Gesù dopo l’ultima cena si ritirò nell’orto del Getsemani. Gli apostoli che lo avevano accompagnato rimasero qualche metro più lontani da lui, che mentre pregava sudò sangue e la preghiera fu questa: «Padre, sia fatta la tua volontà. Ma se tu vuoi allontana da me questo calice di sofferenza». La preghiera fu ripetuta, poi arrivarono i soldati e lo trassero in carcere. L’altro momento ha luogo quando Gesù è già crocifisso e sta spirando. Rivolge gli occhi al cielo e sussurra: «Padre mio perché mi hai abbandonato?». Poi lancia un grido e muore. Questi sono l’amore e la disperazione. Il tempo l’ha abbandonato e la vita insieme a lui. Questo tema è estremamente importante per chi pensa e vive.


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