“Decreto invasione”. Senaldi smaschera la Lamorgese: “Mano libera per le ong, hotel per i migranti”

Libero Quotidiano News

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Pietro Senaldi 26 settembre 2020

Il nostro premier ha ribaltato il concetto di uomo per tutte le stagioni. Nella tragedia teatrale di Robert Bolt, che trasformata in film vinse sei Oscar, quando ancora la statuetta era un premio vero, l’uomo per tutte le stagioni era Tommaso Moro, «fedele servitore del re ma prima di Dio», che va sul patibolo pur di non compromettersi e tradire la fede e gli uomini. Nel farsesco teatrino della nostra politica, l’uomo che muta a seconda della stagione è Giuseppe Conte, che quando stava a Palazzo Chigi con i voti della Lega ha firmato i decreti sicurezza di Salvini, e ora che la sua sorte dipende dal Pd, li smonta con la medesima noncuranza con cui si cambia una camicia. Cancellare la politica migratoria del leader della Lega è l’ossessione dei dem da che sono andati al governo. Finora non lo avevano fatto a causa delle resistenze dei grillini, che temono di pagarne il prezzo alle urne e hanno già sufficienti problemi di consenso per cercarsene di nuovi. Conte è stato indicato da M5S, che è l’unico elemento di continuità tra il Giuseppe salviniano e quello zingarettiano, però la gratitudine non è un sentimento che appartiene al presente, e tantomeno alla politica. A menare le danze però ora è il Pd, che ha posto la damnatio memoriae dei decreti di Salvini come condizione principale per non toccare il governo e perciò il premier va incontro volentieri alle richieste del nuovo padrone, anche se per farlo deve dare un dispiacere a chi lo tirò fuori da uno studio legale per consegnargli il Paese.
 

Poco dopo il voto – Succede infatti che, a poche ore dalla richiesta dei progressisti successiva al voto di domenica e lunedì scorsi, i nove articoli del decreto della ministra dell’Interno Lamorgese che cancellerà la legge del Conte uno e giacciono a Palazzo Chigi da un mese siano tornati da attualità. La solita ambivalenza della sinistra, che sotto elezioni tiene i profughi in alto mare e getta la corda solo a urne chiuse. Ora si aspetta il 30 settembre per approvare il provvedimento perché, se venisse votato prima, ci sarebbero i tempi tecnici per tenere un referendum che lo abroghi entro fine anno; e qualora passasse, la sconfitta dei democratici sarebbe epocale, sarebbe la pietra tombale su tutta la politica migratoria della sinistra. I contenuti del decreto sono un salto di due anni e ignorano la volontà popolare, acclarata dai sondaggi che davano all’89% il gradimento degli italiani alla linea salviniana sull’immigrazione. A leggere il provvedimento sembra di rivivere un incubo. Il piatto forte è il ritorno all’accoglienza diffusa. Rivedremo i clandestini ospitati negli alberghi a nostre spese. Cooperative post-comuniste e associazioni religiose torneranno a fare i soldi ospitando gli irregolari in centri orribili e facendo la cresta sulla diaria che ne ricavano. Tra accoglienza materiale, assistenza sanitaria, assistenza sociale e psicologica, mediazione linguistico-culturale, somministrazione di corsi di lingua italiana e servizi di orientamento legale e al territorio, c’è trippa per ogni operatore in cerca di fortuna.

Scafisti felici – Mano leggera poi sulle navi delle organizzazioni umanitarie, libere di accordarsi con gli scafisti per raccogliere zattere cariche di disperati a pochi chilometri al largo della Libia senza più rischiare le multe salate previste dalle leggi gialloverdi. Porte aperte a tutti poi grazie all’ampliamento della protezione speciale e al diritto di iscriversi all’anagrafe per i richiedenti asilo, ai quali verrà rilasciata una carta che consenta loro di scorrazzare per il Paese a piacimento per tre anni, con l’accesso a tutti i servizi che lo status comporta e che erano stati tolti da Salvini e vengono ripristinati dalla Lamorgese. Il nuovo provvedimento sull’immigrazione è inquietante non solo per il contenuto ma per quanto significa politicamente. L’introduzione violenta di misure così impopolari lascia intuire infatti che la maggioranza giallorossa sia convinta di durare fino a fine legislatura, altrimenti non darebbe al centrodestra un argomento così ghiotto da cavalcare in campagna elettorale come la lotta alle frontiere aperte a tutti. Ma spaventa anche l’indifferenza del governo ai segnali che arrivano dall’Europa. Il decreto Lamorgese infatti è stato pensato quando si pensava che l’Unione avrebbe accettato le richieste dell’Italia di modificare il trattato di Dublino, che carica tutti gli oneri dell’accoglienza sul primo Paese d’approdo. Il nostro piano però, proprio in questi giorni è stato respingo e i partner Ue hanno bocciato anche la richiesta di ripartire gli arrivati. Il barometro segna burrasca, i nostri partner ci hanno lasciati soli a gestire un fenomeno epocale e planetario e noi, anziché metterci l’elmetto, sbottoniamo la camicia e offriamo il petto ai primi venuti.

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