Decreto ristori come funziona lo stop ai contributi per le imprese

Decreto ristori, come funziona lo stop ai contributi per le imprese

La Republica News
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MILANO –  Non solo indennizzi per le attività colpite dal dpcm e un nuovo prolungamento della cassa integrazione per tutte le imprese che avessero necessità, il decreto ristori introduce anche uno sconto contributivo destinato alle imprese, che prende la forma di un’esenzione o di una mera sospensione a seconda del tipo di attività. Ecco come funziona. 
Niente contributi per chi non chiede la Cig
Insieme all’estensione della Cassa integrazione Covid, il decreto Ristori pubblicato nottetempo in Gazzetta ufficiale proroga lo sconto sui contributi per quei datori del settore privato che non accedono all’ammortizzatore sociale di emergenza, ma che l’avevano fatto in passato. Una previsione che era già stata introdotta con il decreto Agosto per incentivare la ripartenza e il ritorno al lavoro, rinunciando alla tutela della cig straordinaria. Dice il testo bollinato che “ai datori di lavoro privati, con esclusione del settore agricolo, che non richiedono i trattamenti” della cassa Covid, “è riconosciuto l’esonero del versamenti dei contributi previdenziali” per un ulteriore periodo massimo di quattro settimane, fruibili entro il 31 gennaio 2021, nei limiti delle ore di integrazione salariale già fruite nel giugno scorso. In pratica, in parallelo all’estensione della cassa alla fine di gennaio si estende anche l’incentivo a non richiederla. Nella versione del dl Agosto, il limite era il doppio delle ore di integrazione salariale fruite nei mesi di maggio e giugno 2020.  L’articolo pubblicato in Gazzetta ufficiale differisce dall’impostazione che era presente nella relazione tecnica del documento entrato al Consiglio dei ministri che ha approvato il dl Ristori. La relazione prevedeva infatti che i datori di lavoro che rinunciassero alla Cig potessero sfruttare un esonero dal versamento dei contributi per ben quattro mesi, fruibili entro il 31 maggio 2021. L’esonero sarebbe stato parametrato alla perdita di fatturato subita con la pandemia: 50% per chi ha subito contraccolpi sul business inferiori al 20%, totale per chi ha perso di più. Una misura che avrebbe comportato un effetto finanziario sul 2020 da oltre 590 milioni, contro i 61 milioni stimati in Gazzetta per la versione finale.

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di Flavio Bini 28 Ottobre 2020

Bar e ristoranti, stop a novembre. Ma pagamento rinviato a marzo

Il decreto ristori prevede poi una misura specifica destinata alle attività colpite dall’ultimo dpcm. E’ quanto si delinea nell’articolo 13 del provvedimento che introduce una sospensione dei contributi contributi previdenziali e assistenziali e dei premi per l’assicurazione obbligatoria per tutto il mese di novembre.A differenza dell’esonero previsto per le aziende che non usufruiscono della cassa integrazione, si tratta però come detto non di una cancellazione ma di una sospensione. Cioè l’importo non versato ora dovrà essere pagato nel 2021. E’ lo stesso articolo 13 a definire le modalità. “I pagamenti – si spiega – sono effettuati, senza applicazione di sanzioni e interessi, in un’unica soluzione entro il 16 marzo 2021 o mediante rateizzazione fino a un massimo di quattro rate mensili di pari importo, con il versamento della prima rata entro il 16 marzo 2021”. Di fatto quindi entro metà marzo bisognerà saldare interamente quanto dovuto in relazione ai contributi di novembre o almeno la prima delle rate.


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