Decreto Sostegni, la protesta delle partite Iva: sì ai nuovi criteri, ma risorse insufficienti

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ROMA – Criteri giusti, risorse insufficienti. Il popolo degli autonomi e delle partite Iva accoglie con un sospiro di sollievo il Decreto Sostegni, appena varato dal Consiglio dei MInistri, anche perché, ricorda il presidente di Confprofessioni Gaetano Stella, “per noi professionisti l’ultimo intervento di ristoro è arrivato a maggio, e il decreto appena varato dal governo prevede che il prossimo contributo ci arrivi non prima di aprile: siamo stati “dimenticati” per un anno”. Ma a fronte di tanta attesa, e della stretta del Covid a partire dallo scorso ottobre, i ristori messi a disposizione dal governo appaiono una goccia nel mare: “I parametri per ottenere gli indennizzi sono troppo selettivi, e le risorse sono insufficienti. Le speranze sono appese ai vaccini ma, intanto, le imprese non hanno più riserve per andare avanti”, rivendica il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli.

Le perdite sono ingentissime: l’ultimo calcolo è quello di Unimpresa, che stima in quasi 320 miliardi di euro la perdita complessiva di fatturato per le aziende e le partite Iva in Italia, nell’arco del 2020. Nel complesso, la contrazione degli incassi è del 12,4%: il calo maggiore si è registrato per alberghi, bar e ristoranti (-40,3%), mentre è stato del 27,1% per il settore dell’intrattenimento e dello sport. In controtendenza sia il comparto informazione e comunicazione (+1,6%) sia quello dell’agricoltura (+1,8%). In termini percentuali, a livello territoriale è la Sardegna ad aver avuto l’impatto più forte sulla sua economia (-25,2%), seguita da Friuli-Venezia Giulia (-20,3%), Valle d’Aosta (-17,4%) e Lazio (-16,3%). “Il decreto non ci sembra adeguato nè dal punto vista delle tempistiche, perché i fondi arriveranno almeno ad aprile, né da quello delle risorse”, conclude Unimpresa.

Sebbene in generale sia apprezzata la scelta del governo di non fare riferimento ai codici Ateco, che nei precedenti provvedimenti avevano causato esclusioni immotivate di diverse categorie produttive, e di fare riferimento alle perdite complessive del periodo, e non di un solo mese, risorse e strumenti utilizzati appaiono insufficienti a tutte le organizzazioni di categoria. “Sui ristori alle imprese apprezziamo il metodo applicato dal governo con il superamento del criterio dei codici Ateco, l’attenzione alle piccole imprese con la rimodulazione dell’intensità dei contributi, la rapidità dell’erogazione. Tuttavia va incrementata la quantità di risorse da destinare agli imprenditori, in particolare per i settori più colpiti, dalla moda al legno-arredo fino alla filiera del turismo”, ribadisce il presidente di Confartigianato, Marco Granelli.

I nuovi criteri di distribuzione, poi, per quanto giudicati da tutti molto più equi dei precedenti, escludono una ampia fetta di operatori economici che pure hanno subito perdite importanti: Cna ritene ingiusto aver escluso coloro che “hanno subito pesanti cadute del fatturato pur al di sotto del 30% e non percepiranno alcun ristoro.
Cna pertanto “rinnova l’invito al governo e al Parlamento di introdurre un meccanismo di decalage che preveda la progressiva riduzione del contributo in relazione all’andamento del fatturato”, evitando lo “scalone” tra chi è al di sopra e chi al di sotto del 30%.

In attesa di avere maggiori ristori e contributi a fondo perduto, si sarebbe potuto dare una seconda opportunità di prestiti agevolati a imprese e partite Iva, suggerisce Gaetano Stella. E poi gli autonomi guardano con una certa preoccupazione alle modalità dell’esonero contributivo: “La dotazione finanziaria di ulteriori 1,5 miliardi di euro per l’esonero contributivo potrebbe non essere sufficiente a coprire le attuali esigenze della platea dei professionisti iscritti alle Casse di previdenza privata”, afferma il presidente di Confprofessioni, precisando che “resta ancora da capire se anche i lavoratori autonomi iscritti alla gestione separata dell’Inps che percepiranno l’Iscro saranno esonerati dai nuovi contributi previsti dalla legge di Bilancio 2021”.

Serve dunque maggiore chiarezza sulle misure per gli autonomi, ma servono anche altre misure e altre risorse. Tra le organizzazioni più critiche c’è Confesercenti, che stima tra il 5 e il 7 per cento la quota di copertura delle perdite subite dalle imprese a causa del Covid. Stime simili quelle di Fipe: secondo l’associazione un ristorante che nel 2019 fatturava 550mila euro e che nel 2020, a causa degli oltre 160 giorni di chiusura imposti dalle misure di contenimento della pandemia da Covid, ne ha persi 165mila, beneficerà di un contributo una tantum di 5.500 euro, mentre un bar che nel 2019 fatturava 150mila euro e ne ha persi 25mila a causa delle restrizioni, avrà diritto a un bonus di 1.875 euro, il 4,7% della perdita media mensile.

Tutti chiedono comunque al governo di fare in freta: la preoccupazione è che i tempi di erogazione dei nuovi contributi, già previsti non prima di aprile, possano ulteriormente slittare.

 

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