Delitto di Torino, i filmati, i cellulari e la fuga, i nodi dell’indagine. Il sospettato: “Ero nei video perchè ho il bar lì vicino”

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Massimo Melis era stato appena ucciso e i due cellulari di Luigi Oste hanno smesso di suonare. Spenti. Coincidenza sospetta. Poco dopo Oste ha preso altre due utenze nuove. Una mossa non prevista, né annunciata a parenti e amici, come di solito si fa quando si cambia numero. “Lo sto cercando ma non mi risponde da un sacco di tempo”, dice al telefono un familiare di Oste.

Ed è una circostanza che per gli investigatori aggrava i sospetti su Gino, come tutti conoscevano il barista dell’Angelo azzurro in corso Vercelli. Il suo bar è a due passi dal parcheggio di via Gottardo teatro dell’esecuzione dell’operatore della Croce verde ammazzato a 52 anni con un colpo di pistola (non ancora ritrovata) la sera di Halloween, intorno alle 21, e ritrovato cadavere il pomeriggio successivo dall’amica Patrizia Cataldo, che aveva accompagnato a casa la sera prima.

Torino, svolta nel delitto di Massimo Melis: fermato il presunto assassino. Luigi Oste ha ucciso per gelosia, già arrestato in giugno

Luigi Oste, 62 anni e diversi precedenti penali, è in carcere da venerdì, sospettato di aver ucciso per gelosia quello che pensava essere, sbagliando, un rivale d’amore. Difeso dall’avvocato Salvo Lo Greco, non ha risposto alle domande degli investigatori della sezione Omicidi, diretta da Marco Poggi e dal capo della squadra mobile Luigi Mitola, e nemmeno al gip durante l’udienza di convalida del fermo che si è tenuta ieri mattina. A suo carico la pm Chiara Canepa ha fornito al giudice un quadro indiziario per motivare la richiesta di misura cautelare in carcere. In particolare sono state le testimonianze raccolte nelle intercettazioni telefoniche con familiari e amici di Gino a chiarire i rapporti che c’erano con Patrizia e a dare credito al movente passionale del delitto. Erano in molti a sapere dell’infatuazione di Gino per la barista vicina. E più d’uno ha sospettato di Gino Oste quando si è diffusa la notizia dell’uccisione di Massimo Melis, volto noto del quartiere. “Secondo me è stato lui”, si sono detti l’un l’altro alcuni familiari al telefono. Tuttavia, il legale dell’arrestato minimizza come “vox populi, dicerie”.

Delitto di Torino, l’autopsia: “Ucciso a bruciapelo”

A suffragare l’impianto accusatorio dei testimoni sono intervenuti anche tabulati telefonici e l’analisi dei messaggi tra Patrizia e Gino. Non ci sono invece contatti tra Gino e Melis. Nessuna minaccia esplicita del presunto killer alla vittima. Forse solo qualche avvertimento di Melis a Gino: “Lascia stare Patrizia”, avrebbe detto per proteggere la ragazza da quello spasimante insistente. Gino e Massimo si conoscevano ma non si frequentavano, si vedevano qualche volta sul grande marciapiede che nel giro di pochi metri conta il bar di famiglia di Patrizia, quello di Gino e la sala scommesse che i due uomini frequentavano.

Ma soprattutto è intervenuta la ripresa di una telecamera. Nessun impianto di videosorveglianza inquadra quell’angolo remoto del parcheggio in cui Massimo Melis aveva lasciato l’auto per portare le borse della spesa a casa di Patrizia. Ma Oste viene inquadrato in un fotogramma dalla telecamera che sta all’angolo tra corso Vercelli e via Gottardo proprio in un orario compatibile con il delitto. E questo per gli investigatori è un altro tassello del suo coinvolgimento nell’omicidio. Tuttavia per l’avvocato Lo Greco quelli contro il suo assistito sono “solo sospetti”.

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Compreso il frame del filmato che lo incastrerebbe. Che è stato a pochi passi dalla scena del delitto, ma ancora più vicino al bar di corso Vercelli in cui lavora e all’appartamento in cui vive, proprio sopra il locale. A ogni ora del giorno capitava che Oste passasse sotto quella telecamera.

“Da qualche mese in particolare aveva preso l’abitudine di fare una passeggiata attorno all’isolato – racconta un conoscente – Passava attorno alle vetrine del bar di Patrizia poi andava poco più avanti fino alla casa di lei e tornava indietro”. E c’è passato anche dopo il delitto, visto che Gino ha continuato la sua routine quotidiana al bar, come se nulla fosse. “Per questo non sussiste il pericolo di fuga”, chiarisce l’avvocato Lo Greco.

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