Delocalizzazioni, sanzioni fino al 2% del fatturato per chi ha utilizzato incentivi pubblici

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ROMA – Potrebbe essere varata già a settembre la nuova legge antidelocalizzazioni, che rafforzerà le norme del 2018 pensate per mettere un argine alla fuga delle aziende verso Paesi che offrono condizioni economiche più vantaggiose. In particolare, sono allo studio del governo norme che colpiscano in le aziende che hanno goduto di contributi pubblici: dovranno restituirli, e con gli interessi, e seguire procedure mirate a salvaguardare l’occupazione e il valore del sito industriale, cercando attivamente di trovare un compratore.

Sulle nuove norme stanno lavorando in particolare la viceministra allo Sviluppo Economico Alessandra Todde (M5S) e il ministro del Lavoro Andrea Orlando (Pd) anche se ci sono diverse proposte presentate dai vari partiti, e per questo andrà trovata una sintesi poi all’interno della maggioranza. “Ci sono varie direttrici sulle quali lavorare. – spiega Todde – Se l’impresa vuole restare occorre che rispetti un tempo ordinato per proporre una prospettiva produttiva alternativa. In questo caso gli incentivi possono essere importanti. Nel caso invece di delocalizzazioni di aziende che hanno utilizzato incentivi pubblici la norma in arrivo, pur operando in un contesto di mercato ed europeo, deve poter prevedere anche sanzioni”.

Sulla falsariga della “legge Florange” francese, varata alcuni anni fa durante la presidenza di François Hollande, il provvedimento Todde-Orlando prevede l’obbligo per le aziende di comunicare ogni scelta in maniera preventiva alle istituzioni. A quel punto viene convocato un tavolo istituzionale, al quale l’azienda dovrà presentarsi con un “Piano di reindustrializzazione” che indichi le potenzialità del sito produttivo ed eventuali riqualificazioni.

Come anche ribadito in caso di chiusura di azienda o di ramo d’azienda dal protocollo sindacale firmato a fine giugno, c’è poi l’obbligo per le imprese di utilizzo degli ammortizzatori. La chiusura dovrà essere comunicata alle istituzioni con un anticipo di circa 6 mesi. A quel punto sarà nominato un “advisor” al quale toccherà esplorare se esistono davvero soluzioni alternative, nuovi investitori interessati. Le aziende che nei precedenti cinque anni hanno preso soldi pubblici dovranno restituirli con gli interessi. E se violeranno la nuova procedura dovranno anche pagare una multa salata: il 2% del fatturato. Inoltre, la proprietà deve cercare per almeno tre mesi un potenziale compratore.

Le nuove norme potrebbero anche essere applicate alle principali vertenze in corso, da GKN a Whirlpool. E rimangono in vigore comunque gli incentivi a rimanere nel territorio italiano: in particolare il Fondo di Salvaguardia, che dà la possibilità alle aziende in crisi di ricevere un aiuto pubblico fino a 10 milioni tramite Invitalia, a patto però di non delocalizzare per cinque anni.

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