Desaparecidos, Cartabia: estradare ex militari cileni condannati

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La ministra della Giustizia, Marta Cartabia, ha firmato la richiesta di arresto provvisorio e di estradizione per tre ex militari cileni, condannati in via definitiva in Italia all’ergastolo, nell’ambito del processo Condor, per l’omicidio e la sparizione di due cittadini italiani.

La richiesta è stata inoltrata all’ambasciata italiana a Santiago del Cile. I tre ex componenti dell’esercito cileno sono Rafael Francisco Ahumada Valderrama, Manuel Vasquez Chahuan e Orlando Moreno Basquez, tutti appartenenti all’esercito durante la dittatura guidata da Pinochet.

Le condanne erano diventate definitive il primo luglio scorso. I tre hanno, infatti, rinunciato al ricorso in Cassazione. Nei loro confronti i pm di piazzale Clodio contestano il reato di omicidio plurimo.

Processo Condor, arriva dall’Italia la prima condanna definitiva per i militari di Pinochet

Altre 14 condanne, per altrettanti esponenti delle giunte militari e dei servizi di sicurezza di Paesi sudamericani al potere a cavallo tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli ’80, sono diventate definitive l’8 luglio. I giudici della prima sezione penale della Cassazione hanno, infatti, rigettato i ricorsi presentati dai difensori accogliendo la richiesta del procuratore generale Pietro Gaeta. Tra i condannati anche Jorge Nestor Troccoli, l’unico attualmente residente in Italia e arrestato dopo la sentenza, ritenuto membro dell’intelligence uruguayana e legato al regime del suo Paese. Per altri tre imputati, le cui posizioni erano connesse, i giudici hanno disposto lo stralcio in attesa di acquisire il certificato di morte di uno di loro.

I tre cileni per i quali è stata chiesta l’estradizione sono accusati in particolare della sparizione di Juan Josè Montiglio e di Omar Venturelli, entrambi di origini italiane. Montiglio è stato un militante del Partito Socialista. Studente universitario di Biologia e capo della “Guardia de Amigos del Presidente” (Gap), la scorta personale di Salvador Allende, venne arrestato l’11 settembre del 1973, giorno del golpe. Due giorni dopo venne fucilato, insieme ad altri collaboratori del presidente Allende, nel poligono di tiro a Peldehue. Alcuni resti ossei trovati in quel luogo hanno permesso l’identificazione con il Dna.

Venturelli era stato uno dei sacerdoti che aveva guidato i “mapuches” nell’occupazione delle terre regalate ai coloni europei. Diventato professore all’Università Cattolica 3 di Temuco, si è consegnato il 25 settembre del ’73 presso la caserma Tucapel, dove è  stato visto in vita da altri prigionieri fino al 10 ottobre, data in cui si presume sia stato ucciso.

Nella maxi indagine della Procura di Roma, resa possibile grazie anche al lavoro svolto dalla Onlus 24marzo, sono finiti anche ex capi di Stato ed esponenti delle giunte militari e dei servizi segreti di Bolivia, Argentina, Cile, Uruguay e Perù, accusati del sequestro e dell’omicidio di 23 cittadini di origine italiana.

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