Di Lorenzo da svincolato al sogno Europeo: “Ci ho sempre creduto e ora me la godo”

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FIRENZE – Gli azzurri prenderanno prima della partita con l’Austria a Wembley la decisione sull’adesione o meno alla campagna antirazzista Black lives matter, dopo che col Galles alcuni si erano inginocchiati sul campo e altri no. Intanto l’altro argomento di stretta attualità è la diffusione dei contagi a Londra, che Giovanni Di Lorenzo affronta a nome della squadra: “Sappiamo dell’aumento dei contagi, ma pensiamo alla partita, siamo qui all’Europeo per giocarla”.

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Sarà la prima a eliminazione diretta e anche quella in cui la Nazionale sarà ancora chiamata a dimostrare di potere vincere l’Europeo: vi infastidisce la fama di squadra che non ha ancora vinto contro una grande avversaria?
“Questo Europeo ha dimostrato che non ci sono partite facili in campo internazionale e trenta partite senza sconfitte qualcosa vorranno pur dire: il resto sono chiacchiere”.

Dopo la fase a gironi si è rafforzata la vostra idea di potere arrivare in finale?
“Guardiamo le partite e vediamo che è un torneo complicato. Noi per il momento stiamo facendo un bel percorso, ma è adesso che iniziano le partite decisive. Francia e Belgio lotteranno fino alla fine, speriamo di esserci ance noi”.

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Da difensore, qual è il segreto di un reparto che non subisce gol da 1055 minuti?
“Il lavoro difensivo parte dagli attaccanti, ma il segreto è il livello dei giocatori che compongono il reparto”.

Chiellini, qualche giorno fa, ha spiegato che la differenza, in questa Nazionale, la può fare un pizzico di sana follia.
“Qui c’è tanto entusiasmo, che non deve sfociare in presunzione. Non abbiamo mai perso di vista il nostro obiettivo e dobbiamo continuare così, l’entusiasmo va alimentato”.

Al suo paese in provincia di Lucca, Ghivizzano, in questi giorni, è festa continua.
“Hanno messo la maglia gigante numero due illuminata sul campanile e la partita si vede sul maxischermo. iIl mio paese io lo porto sempre con me, sento sempre grande attaccamento: quando poso torno, ho vissuto la mia infanzia lì, anche se poi sono venuto via molto giovane. Ghivizzano per me è qualcosa di unico. E poi c’è mio fratello Diego, ha quattro anni di più e il mio primo tifoso. Lo è stato anche nei momenti difficili”.

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Nell’Austria c’è Alaba, che è stato colonna del Bayern è andrà al Real Madrid: non è improbabile che giochi proprio dalla sua parte.
“Sicuramente è il più famoso, ma sono difficili da affrontare anche gli altri. L’Austria è una squadra fisica, che gioca sopra ritmo. Noi ci stiamo preparando bene. Può essere che la partita si giochi molto sulle fasce, comunque avremo ancora gli allenamenti per studiare i loro punti deboli. Arriveremo pronti”.

C’è qualche ansia per la prima partita da dentro o fuori?
“No, ansia no, è una partita di calcio. Ci sono la giusta tensione e la giusta concentrazione, una bellissima atmosfera. Siamo l’Italia e scendiamo sempre in campo per vincere”.

Che cosa le hanno dato Napoli e il Napoli?
“Qui c’è tanto di Napoli, siamo in tre giocatori più qualcun altro che ci ha giocato. Se sono qui, il merito è anche del Napoli e dei miei compagni. La gente fa sentire bene me e la mia famiglia. Mia figlia si chiama Azzurra, negli ultimi anni tra Empoli, Napoli e Nazionale è stato il mio colore”.

Cinque anni fa, dopo la Reggina, lei era svincolato: oggi sta per giocare un ottavo di finale all’Europeo, probabilmente da titolare.
“In questi cinque anni è cambiato tanto, tutto. Mi ero ritrovato senza squadra e sono stato bravo a non mollare, a crederci sempre, a fare tanti sacrifici. Ho trovato anche società che mi hanno fatto crescere e ora mi sto godendo quest’esperienza”.

Lei, con Spinazzola, è tra i calciatori più veloci dell’Europeo: sapeva di essere così sprinter?
“Lo dimostrano i dati, io non ci faccio molto caso. Però mi fa piacere. Spinazzola è certamente velocissimo e io sono contento di essere lì tra i primi. Il fisico è tra le mie qualità principali”.

In quest’Europeo il Var interviene molto poco, a differenza della serie A: che cosa è meglio?
“Questa differenza in effetti si nota in campo internazionale. Secondo me è meglio qui, con l’utilizzo solo in casi veramente dubbi: in Italia forse il Var si sta utilizzando troppo. Magari dovremmo prendere esempio da questo Europeo”.

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