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Dieta mediterranea: fa bene (anche) contro l’Alzheimer

La Republica News
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PER i nutrizionisti, è la numero uno. La dieta mediterranea, seppur in “disuso” nelle abitudini degli occidentali, rimane lo schema alimentare più equilibrato. Adatto tanto a chi intende perdere peso quanto a chi vuole mantenere il proprio peso forma.

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Ed efficace di conseguenza nella prevenzione di malattie croniche di diversa natura: da quelle cardiovascolari e metaboliche fino ai tumori. Ma non solo, perché sono in aumento le evidenze che portano a considerare la dieta mediterranea una soluzione per prevenire le malattie neurodegenerative. O quanto meno per ritardarne la comparsa.

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La dieta mediterranea uno “scudo” contro le malattie neurodegenerative 

L’ultima conferma, in questo senso, giunge da uno studio su Neurology. Gli scienziati del Centro tedesco per lo studio e al cura delle malattie neurodegenerative di Bonn sono giunti a questa conclusione dopo aver posto in relazione le abitudini alimentari di 512 anziani – età media 70 anni: con 2 persone su 3 a rischio di sviluppare la malattia di Alzheimer a causa di un iniziale deterioramento della memoria soggettiva – con le loro funzioni cognitive. Ai partecipanti è stato chiesto di compilare un questionario per indicare con quale frequenza e in quali quantità avessero consumato nei mesi precedenti 148 alimenti diversi. L’analisi dei risultati ha portato a confermare l’ipotesi che chi consuma gli alimenti tipici della dieta mediterranea – frutta, verdura, legumi, olio extravergine di oliva e pesce, solo occasionalmente carne rossa e latticini – ottiene un punteggio più elevato nella scala dei test neuropsicologici che misurano la memoria. Ma non solo.

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I riscontri dall’imaging cerebrale e dal dosaggio dei biomarcatori dell’Alzheimer

Nel secondo step della ricerca, le persone coinvolte sono state sottoposte a una risonanza magnetica per misurare il volume cerebrale (che tende a ridursi nel corso di un processo di decadimento cognitivo) e al dosaggio delle proteine Tau e beta-amiloide (marcatori della malattia di Alzheimer) nel liquido cerebrospinale. Oltre a determinare migliori punteggi nei test neuropsicologici, un’adesione più “fedele” alla dieta mediterranea (maggio è il mese dedicatole a livello internazionale) è risultata correlata a valori più bassi dei due biomarcatori e a volumi cerebrali maggiori. “È emersa anche una significativa correlazione tra una più stretta aderenza a una dieta di tipo mediterraneo e un volume maggiore dell’ippocampo, l’area del cervello che controlla e custodisce la memoria e che prima delle altre inizia a regredire nei pazienti affetti dalla malattia di Alzheimer”, spiega Tommaso Ballarini, neuroscienziato clinico e prima firma della pubblicazione.

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Ma i meccanismi biologici restano poco chiari 

Le condizioni degli anziani saranno monitorate ancora, nell’arco di quattro o cinque anni: con l’obiettivo di andare eventualmente a consolidare i risultati pubblicati. Rimane però da chiarire il meccanismo biologico con cui la dieta mediterranea contrasterebbe il decadimento cognitivo. “Il nostro studio suggerisce che potrebbe prevenire i depositi delle proteine che danno avvio al processo di atrofizzazione cerebrale”, aggiunge Ballarini. Diversi studi, in effetti, hanno dimostrato che un regime alimentare povero di zuccheri semplici, sale, grassi e proteine animali ha un effetto protettivo sulla fitta rete di neuroni. Considerando tutti questi fattori, emerge come un regime alimentare “povero” ci difenda dal rischio di andare incontro alle malattie neurodegenerative.



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