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Dimmi che musica ascolti e ti dirò che cosa mangi

La Republica News
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Ascolti hip-hop? Mangerai più grassi e carboidrati. Se invece ami il pianoforte è più probabile che le preferenze vadano a frutta e verdura. Insomma, a decidere se rispetteremo la dieta, e quali sono le nostre preferenze alimentari, potrebbero essere (anche) le nostre orecchie. A scoprire la “relazione causale” tra suoni e scelta di cibi sani, o meno, è un nuovo studio svolto in Cina e Danimarca, uno dei primi a considerare come la musica alteri le scelte alimentari sia nella cultura orientale che in quella occidentale, suggerendo che si potrebbero promuovere abitudini alimentari salubri attraverso l’uso del suono, a partire dai supermercati.

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I ricercatori dell’iSense Lab dell’Aarhus University danese hanno osservato i comportamenti alimentari di 215 persone – 114 in Cina e 101 in Danimarca – invitate a scegliere due piatti che preferivano davanti a un invitante buffet di un self-service. Le alternative erano solo otto, ma si trattava per tutti di cibi che già conoscevano e mangiavano regolarmente. I ricercatori hanno dato come unica indicazione di prendere quello che preferivano, individualmente, senza sapere le scelte degli altri, per non essere influenzati. E a cambiare di volta in volta non era il menù ma la musica in sottofondo.

Anche se ci sono state delle interessanti differenze, il risultato non è cambiato: le preferenze alimentari si sono mostrate coerenti in entrambi i gruppi e la ricerca ha rivelato che alcuni tipi di musica possono indurre le persone a dedicare più tempo a fissarsi su cibi sani, rispetto ad alternative meno salutari. I cinesi hanno associato il rock a un’alimentazione malsana, mentre i partecipanti danesi hanno scoperto che la musica hip-hop evocava l’essenza del mangiare più grassi e carboidrati. Ma tutti, ascoltando musica rilassante, a volume moderato, oppure anche solo brani al pianoforte, sceglievano di mangiare più frutta e verdure, rispetto a torte e pizza.

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“Di solito, quando parliamo di cibo, pensiamo al gusto, all’aroma e, naturalmente, alla sua presentazione nel piatto. Ma sinora il suono è stato decisamente sottovalutato”, spiega il ricercatore Danni Peng-Li, autore principale dello studio pubblicato sulla rivista Appetite . “Coloro che ascoltavano una colonna sonora “sana” passavano più tempo a guardare pollo, insalata e ananas e meno concentrandosi su cibi come ciambelle, pizza e patatine”. E non si è trattato “né di gusti personali, né di cultura alimentare”: “Tutti si sono lasciati influenzare”, optando per scelte diverse “in base a quello che ascoltavano”.

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Che la musica in negozio influisca sulla scelta dei prodotti acquistati non è una novità: è del 1997 il rivoluzionario studio inglese di Adrian North, David Hargreaves e Jennifer McKendrick che lo ha certificato, accendendo i riflettori sull’influenza del nostro subconscio. Per due settimane hanno analizzato gli acquisti in due supermercati e scoperto che se c’era musica francese si compravano più vini francesi mentre se c’era musica tedesca, si mettevano nei carrelli più bottiglie della Germania. Ma nella stragrande maggioranza dei casi, gli acquirenti dichiaravano che la musica non aveva in alcun modo influenzato la loro decisione. I ricercatori hanno quindi ipotizzato che la musica tedesca avesse suscitato ricordi e pensieri associati alla Germania, il che ha reso i consumatori più inclini all’acquisto di vino tedesco rispetto a un altro, e lo stesso valeva per la musica francese. Insomma, il suono agiva a livello subconscio. E lo stesso hanno confutato ora i ricercatori.

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Può essere difficile tenere traccia delle preferenze alimentari perché non sono sempre basate su un processo decisionale razionale. “Stiamo parlando di scelte governate sia da bisogni fisiologici, basati sulla fame, sia da desideri subconsci o emotivi”, aggiunge Peng-Li. Inoltre, “la definizione di cibo “sano” è in qualche modo soggettiva, influenzata dalle tradizioni alimentari culturali di una persona”.

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Per evitare questo, hanno deciso di incidere la stessa colonna sonora in due versioni differenti , testandola su 396 persone provenienti da Cina, Danimarca, Inghilterra e Stati Uniti. La “malsana” è orientata al rock e comprende chitarre distorte, un tempo veloce e tamburi pesanti, con l’aggiunta di rumori di clacson e traffico. La “sana”, invece, è jazz, al pianoforte, con tempi più lenti sovrapposti a rumori della natura, delle onde dell’oceano e dei gabbiani.

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“Abbiamo usato le due colonne sonore con altri volontari, suddividendoli per nazionalità. Metà dei partecipanti hanno ascoltato la colonna sonora “sana” e tutti hanno optato per scelte alimentari meno grasse e più leggere. Allo stesso modo, la nostra indagine ha mostrato che la colonna sonora non solo portava a scegliere un piatto rispetto a un altro, ma induceva anche a fissare più a lungo cibi di una specifica categoria”. In uno studio precedente, gli stessi ricercatori avevano scoperto che i suoni stridenti e stressanti compromettono le funzioni cerebrali di livello superiore, dando loro meno opportunità di riflettere sulle scelte.

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“Alcuni ristoranti – in particolare le stelle Michelin – stanno già giocando con queste idee, come la miglior capacità di rilevare determinati sapori, come il dolce e l’aspro, a seconda dell’accompagnamento musicale in sala. Allo stesso modo, penso che il risultato del nostro studio possa avere diverse applicazioni, dalla vendita al dettaglio alla ristorazione”, con il vantaggio di aiutarci a scegliere cibi più salutari, con meno grassi e carboidrati. “Con paesaggi sonori scelti strategicamente – conclude Peng-Li – è possibile influenzare i processi decisionali dei consumatori e indirizzare la loro attenzione verso cibi più sani, fornendo preziose conoscenze per il business alimentare”. E per la salute.

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