“Distanti un metro, ma solo se si può”. E a scuola torna il compagno di banco

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Il distanziamento solo “raccomandato” nelle aule per garantire le lezioni in presenza riavvicina gli studenti. E così da settembre tornerà il caro vecchio compagno di banco, quello da cui farsi suggerire, con cui scambiarsi bigliettini, darsi una mano o anche solo scambiare un’occhiata d’intesa mentre il prof spiega. Una figura un po’ nostalgica di un’idea di scuola cui eravamo abituati fino a un anno e mezzo fa, quando gli studenti hanno dovuto rinunciarvi con quel metro tra le “rime buccali” imposto dal virus. Ora però qualche centimetro verso il migliore amico si potrà fare, laddove non c’è alternativa perché le aule sono troppo strette per stare lontani.

«Eh sì, torneranno i compagni di banco», sospirano i presidi alle prese con le note tecniche e loro interpretazioni da applicare tra tamponi e controlli del Green Pass. Nelle scuole è già partito il togli-e-metti dei banchi monoposto e a rotelle, per recuperare spazi. E c’è chi rispolvera, dai magazzini in cui erano stati abbandonati, quelli a due posti. «Il dato positivo è che i ragazzi torneranno in classe a socializzare come prima, anche se con la mascherina. Ma è l’unico. Li dovremo stringere», osserva Maurizio Franzò, preside del Curcio di Ispica, in provincia di Ragusa, un istituto dove il 70% delle aule non è adatto a un rientro di tutti gli studenti con il distanziamento.

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«Lo scorso anno entravamo massimo in 12 in aula, quest’anno saremo tutti e 20 — esulta Margherita, studentessa romana di Scienze umane — Risedermi accanto alla mia amica Irene renderà la scuola più affrontabile, più umana, meno alienante; una scuola che non insegna solo le nozioni ma pure la relazione con gli altri».

Il paletto è il 100% in presenza, ricorda Francesca Di Liberti, preside del liceo Regina Margherita di Torino: «Stiamo cercando varie soluzioni, anche provando a mettere i banchi sfalsati. I ragazzi hanno voglia di stare insieme e per noi farli tornare in presenza è una gioia. Speriamo solo che le varianti non colpiscano in modo da avere una tenuta nel rientro. Ma sarà indispensabile che gli studenti siano responsabili: mascherine, igiene delle mani e cautela negli scambi di oggetti e cibi». Al liceo Newton di Roma Cristina Costarelli ha ritirato fuori dallo scantinato i banchi biposto: «Per fortuna non li avevamo buttati. Ora stiamo facendo i calcoli sugli spazi e dovremo trovare soluzioni miste tra banchi vecchi e nuovi. Ma sì, potranno tornare i compagni di banco».

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Il problema è serio in realtà e ha fatto infuriare la Flc-Cgil, contraria al distanziamento “solo se si può”, che era sparito nel protocollo d’intesa firmato con i sindacati ma è invece riapparso nella nota inviata alle scuole: «Non vedo traccia delle risorse che dovevano essere disponibili da subito per le classi sovraffollate», attacca il segretario nazionale Francesco Sinopoli. La sistemazione delle aule «è una grossa incognita — spiega anche Giovanna Piacente, preside del tecnico Giulio Cesare di Bari — Noi abbiamo già calcolato la capienza massima e abbiamo classi che superano il limite, non sappiamo ancora come affrontare il problema. Speriamo in un organico aggiuntivo».

Le classi-pollaio sono un tema anche in Calabria, dove il leader dell’associazione presidi, Giuseppe Gelardi, spera che «con i vaccini si creino delle aule-bolla Covid free. Il problema maggiore dei banchi condivisi sarà per i fragili: isolarsi sarebbe ingiusto, ma bisogna stare attenti alla salute».

«I ragazzi, sia chiaro, non torneranno in Dad» commenta Giampaolo Bustreo, preside dell’Istituto Rolando da Piazzola, in provincia di Padova. Come si farà? «Si ritornerà all’assetto di prima con le mascherine, se non ci saranno spazi adeguati. I banchi a rotelle? Sono serviti a poco, li ho visti nei magazzini». Al liceo Enriques di Ostia ci si era persino inventati il 2 per 3: «Avevamo accostato due biposto e ci facevamo sedere tre studenti — spiega il preside Antonio Palcich — Da quest’anno torneranno due ragazzi per ogni banco, uno vicino all’altro».

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