Djokovic, battaglia alla corte di Melbourne tra interruzioni e colpi di scena. Il giudice: “Cos’altro avrebbe dovuto fare quest’uomo”?

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Sembra davvero una storia infinita quella di Novak Djokovic e della sua partecipazione all’Australian Open. La corte federale di Melbourne è riunita per stabilire se il tennista No Vax possa entrare nel Paese. L’udienza doveva cominciare alla mezzanotte ora italiana, ma c’è stato subito un rinvio per “motivi tecnici”. Il server della corte risultava inaccessibile al pubblico, con l’avviso “Temporary disruption”, a causa probabilmente dell’altissimo numero di accessi che hanno mandato in tilt il sistema.

Quando l’udienza è finalmente partita, l’avvocato dell’atleta 34enne, Nick Wood, ha difeso il suo assistito, affermando che Djokovic ha rispettato tutti i requisiti previsti dalla legge sulla biosicurezza per l’ingresso in Australia: “Il signor Djokovic ha dichiarato di disporre di una esenzione medica”, ha detto l’avvocato, sostendo che “le linee guida del gruppo australiano di consulenza tecnica sull’immunizzazione prevedono la possibilità di rinviare la vaccinazione di sei mesi per le persone che abbiano ricevuto una diagnosi di positivita’ al Sars-Cov-2”.

I legali che rappresentano il governo federale australiano hanno ribattuto che la versione aggiornata delle linee guida escludono che l’infezione cosituisca una controindicazione all’assunzione del vaccino. Gia ieri gli stessi avvocati del governo australiano, avevano depositato un documento in cui si affermava che, contrariamente a quanto sostenuto dai legali di Djokovic, non sarebbe mai stata data alcuna garanzia al tennista sull’accettazione dell’esenzione medica. Il governo australiano, inoltre, contesta anche la validità dell’esenzione presentata dall’atleta, che si sarebbe limitato a dichiarare di essere risultato positivo a un test per il Covid-19, senza produrre alcuna prova medica.

I legali hanno insistito sul trattamento cui il campione fu sottoposto dalle autorità di frontiera al suo sbarco in aeroporto, poichè non sarebbe stato messo in condizione di esporre le sue ragioni né di consultarsi con i propri avvocati. Hanno inoltre chiesto al giudice Anthony Kelly di emettere un verdetto quanto prima possibile affinchè il tennista possa eventualmente partecipare all’Australian Open che comincia il prossimo 17 gennaio.

E la difesa può probabilmente coltivare già qualche speranza in più alla luce di una frase pronunciata dal giudice: “Quel che mi lascia perplesso è che non comprendo cos’altro quest’uomo (Djokovic) avrebbe potuto fare”, per entrare in Australia.

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