Dolci e belle come un quadro, sono le Rose di Carnevale

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Cosa serve?

240 gr di farina 00; 30 g di zucchero, 2 uova intere, due cucchiai di vino bianco, la buccia grattugiata di un limone, olio per friggere

Cosa fare?

Le rose di Carnevale sono fatte dello stesso impasto delle frappe, chiacchiere, bugie, lattughe…è la forma di fiore che le rende speciali. È sufficiente mescolare le uova con lo zucchero, il vino e la buccia grattugiata del limone, poi aggiungere tanta farina quanto basta per fare un panetto morbido e non appiccicoso. Nonostante le dosi è tutto un qb – quanto basta – perché questi non sono dolci di pasticceria, piuttosto piccoli peccati di gola casalinghi. Il panetto deve riposare coperto per circa mezz’ora, poi stende in una sfoglia sottile dalla quale ricavare dei dischi di diversa circonferenza che vanno sovrapposti in tre strati, dal più grande al più piccolo, e poi incisi per dare forma ai petali. Il momento più delicato è la frittura: le rose cuociono immerse in olio bollente, tenute ferme al centro con il manico di un cucchiaio di legno in modo da formare una piccola cavità. Una volta fritte si lasciano su carta assorbente per asciugare l’olio in eccesso e poi si decorano secondo i gusti con marmellata, crema, cioccolato fuso e zucchero al velo.

Curiosità

Nel mese in cui festeggiare è d’obbligo ci ritroviamo circondati da ogni possibile delizia per gli occhi e il palato. Di sicuro non siamo i soli, il Carnevale si festeggia in tutto il mondo mescolando gli antichi riti pagani di rinascita e di liberazione dall’inverno con i festeggiamenti che precedono il periodo di penitenza quaresimale: la parola deriva dal latino “carnem levare” per ricordarci che, in quaresima, secondo la dottrina cattolica, ci si astiene dal mangiare carne. E ogni festa porta con sé le proprie tradizioni in cucina. Non sarebbe carnevale a Rio de Janeiro senza i papos de anjio, i dolcetti a base di mandorle ricoperti da uno sciroppo zuccheroso; non si potrebbe sopportare a New Orleans la mancanza della king cake, la treccia di ciambella con una colata di glassa multicolor. E i bourekia, i tortelli di pasta fritta ripieni di formaggio fresco, che accompagnano i festeggiamenti a Cipro? Se ne trovano di simili in tutto il bacino del Mediterraneo. O il semla, il panino dolce ripieno di crema alle mandorle e profumato al cardamomo, simbolo del Carnevale in tutti i paesi scandinavi? Il cardamomo in Svezia: quando si tratta di cucina (e di festa) le distanze si annullano.

Il fatto

Il 19 febbraio del 2008 Fidel Castro si dimette da Presidente di Cuba. Non sono dimissioni facili né scontate: una mossa che arriva dopo il percorso di una vita. 49 anni di governo, a partire dalla fine del 1958 che segnò la fine della dittatura di Fulgencio Batista e il trionfo della Revolución. Gli inviati di Repubblica – che dedicherà otto pagine alle storiche dimissioni – sono da giorni sull’isola caraibica. Bernardo Valli ha seguito tutta la lunga storia politica e sociale di Cuba, iniziata ben prima della fondazione di Repubblica nel 1976. Per questo il giorno dopo il commento è affidato a lui, cronista d’eccezione, durante tutto il mandato presidenziale del Lider Maximo. Il commento sul fronte statunitense della notizia va a Vittorio Zucconi.

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