Donizetti non molla lOpera Festival ce e si segue sulla web tv

Donizetti non molla: l’Opera Festival c’è, e si segue sulla web tv

La Republica News
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Un anno fa, al Teatro Donizetti, in pieno restauro si entrava tra impalcature e ponteggi. Ma, svuotata la platea e riempiti di pubblico i palchi ancora da rifinire, si mise in scena per la prima volta in assoluto la ritrovata L’ange de Nisida. L’opera mai vista in scena di Donizetti rinasceva in uno spazio-cantiere aperto. Oggi, dopo tre anni e 260 mila ore di lavoro, e nonostante la tragedia sanitaria abbia rallentato i tempi della ristrutturazione che ha interessato la sale, i foyer, gli spazi comuni per il pubblico e gli artisti oltre agli esterni, il teatro splende come nuovo. Con i marmi che specchiano all’ingresso, le tinte vivide delle colonne, gli stucchi detersi, la moquette rossa nei corridoi che portano ai palchi foderati di velluti e tessuti damascati.Il più importante teatro di Bergamo è restituito alla città ma la città non può ancora averlo. Il pubblico non può entrarci. «Aprire un teatro vuoto» come riassume il direttore artistico Francesco Micheli, cioè inaugurare e fare vivere uno spazio teatrale storico e fresco di ristrutturazione ma senza spettatori, è un gesto paradossale. Disperato eppure ottimistico, e meravigliosamente autentico. Necessario. L’ha fatto, volendo comunque tenere fede all’impegno di celebrare di Bergamo il musicista più illustre e conosciuto, il Festival Donizetti Opera. Combinando la voglia di prendere possesso almeno della plancia artistica e lavorativa del teatro e la facoltà di pensare in grande, avendo il coraggio e lo spirito guascone che serve di fronte alle imprese nate dal cuore e dalla passione ma progettate con caparbietà e minuzia.
Come nel dramma sanitario e civile non cicatrizzato di primavera, la città ha voluto celebrare con tutto l’orgoglio possibile la propria impossibilità a dimenticare ma allo stesso tempo la volontà di superare il ricordo di quel dramma collettivo onorando il proprio musicista-simbolo. La direzione del Festival Donizetti Opera 2020 – il cui programma originale era stato presentato con allegria in uno degli ultimi giorni sani “liberi” di febbraio – ha buttato parzialmente all’aria il progetto iniziale, Senza però rinunciare al ruolo di garante artistico del buon nome di Donizetti, un autore cui, ancora oggi qualcuno chiede di “giustificare” la prodigiosa facondia compositiva ritenuta sinonimo di routine e sciatteria creativa.Ma per un uomo di teatro, prima ancora che di musica, è difficile farsi capire senza il palcoscenico. Quindi nei limiti concessi dalle norme di sicurezza vigenti, di Donizetti il cartellone ha proposto tre (rari) titoli in tre giorni: due (l’inaugurale e drammaticissimo Marino Faliero, una delle opere amate e patriotticamente chiosate da Mazzini, e Le nozze in villa, gustosissima commedia in salsa post-rossiniana) con scene, costumi, regia e tutto ciò che fa teatro; in mezzo il cameo di Belisario, pregiatissima partitura ma strampalata nella vicenda da reggere senza eccessivi malesseri l’esecuzione in forma di concerto. A teatro vuoto ma col pubblico virtuale e imprevedibile (2mila appassionati hanno sottoscritto subito l’abbonamento, il passaparola del web farà il resto) della neonata Donizetti Web TV, palcoscenico donizettiano aggiunto. Le telecamere, dopo avere svelato gli interni rinnovati e restaurati del teatro con «visite virtuali» e corredato l’attesa delle prime con presentazioni, pregiati sussidi pedagogici e spettacolari in tinta con l’autore e il suo mondo, hanno trasmesso gli spettacoli, ora rivedibili on demand.Certo, il rito degli applausi era bizzarro (gli interpreti si approvavano vicendevolmente sotto le grandi occhiaie cave dei palchi senza ospiti) e un po’ malinconico. Ma c’era una fierezza speciale: non è sfuggita nemmeno al pubblico a distanza che l’ha sottolineato con la vivace partecipazione in chat. La fatica per gli artisti deve essere stata tanta (il coro ha cantato con le mascherine indossate; così in alcune scene faranno i cantanti delle Nozze, questa sera), e i problemi inediti da risolvere infiniti: per dirne una il direttore Riccardo Frizza in Marino Faliero aveva l’orchestra disposta in palcoscenico in modo da guardare la monumentale scenografia che soggiogava tutta la platea svuotata ma in più momenti doveva voltarsi per dare gli attacchi al coro ben distanziato dietro, oltre i fiati. E di conseguenza grande cura è stata dedicata all’assieme acustico tra palco e platea. Con esiti notevoli, che i numerosi spettatori da casa (anche su Rai5) hanno apprezzato.Se questa sera, per le Nozze in villa, la brillantezza sarà assicurata dalla presenza su podio e al fortepiano di Stefano Montanari e dallo spettacolo-cartoon vivente spiritosissimo di Davide Marranchelli, Anna Bonomelli e Linda Riccard, per il fastoso Marino Faliero d’avvio il progetto scenico ha coinvolto ricci/forte, neodirettori della sezione teatro della Biennale di Venezia, e da tempo sedotti dall’opera. Come in alcuni precedenti della coppia (la plurimepremiata Turandot di Macerata e il corrosivo Nabucco di Parma) la soluzione escogitata per questo dramma calato nella Venezia medievale – il Faliero, caso unico della storia ducale lagunare, fu accusato di tradimento e messo a morte – rifiuta la verosimiglianza ma non il confronto con l’anima dei personaggi e la “verità” drammatica della partitura.L’imponente e unica struttura scenica è un complesso castello-struttura metallica aperta e ambigua: pedane e scalette – «in realtà passerelle sul nulla» dice il regista Stefano Ricci – richiamano il continuo salire e scendere dei ponti veneziani ma anche l’intrico di pensieri dei protagonisti e la loro sostanziale incomunicabilità; a sua volta metafora dell’incapacità di una società sfinita, inabile a capire le proprie istanze sociale e politici. Non c’è illustrazione ma densità di gesti da interpretare.Cosa facile da fare seguendo il filo di una musica teatrale di per sé e cantata molto bene da tutti (Francesca Dotto, Bogdan Baciu, Michele Angelini, Christian Federici e Dave Monaco). Sul podio Frizza che s’è accollato anche il (grato, vista la qualità musicale della partitura) compito di dirigere l’intenso “concerto” di Belisario, con i protagonisti isolati a centro platea (e immersi nella suggestiva vista completa dell’interno del teatro messo a nuovo) con la svettante Carmela Remigio, Annalisa Stroppa, Celso Albelo e Simon Lim. Degne di considerazione a parte, i protagonisti: due storiche voci gravi – Miche Pertusi (il doge Faliero) e Roberto Frontali (il generale Belisario) – accomunate dalla nobiltà impegnativa della parte e dall’interpretazione esemplare.


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