Doping, Schwazer ricorre alla Corte europea dei diritti dell’uomo

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L’ex marciatore Alex Schwazer ha dato mandato ai suoi legali di fare ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo. Lo ha confermato l’avvocato di Schwazer, Gerhard Brandstaetter. “Andiamo ad evidenziare tutte le violazioni del diritto di difesa che la giustizia sportiva ha contestato ai danni di Schwazer, a partire dal procedimento di Losanna”, ha dichiarato Brandstaetter. Il ricorso verrà presentato contro la sentenza della giustizia sportiva (Tas di Losanna) che nel maggio del 2021 aveva confermato la squalifica di otto anni senza tenere conto del provvedimento assolutorio del gip del Tribunale di Bolzano, Walter Pelino.

Il giudice Pelino nella sentenza del 17 febbraio 2021, oltre ad aver archiviato il procedimento penale a carico del marciatore altoatesino per “non aver commesso il fatto”, nei confronti dell’Agenzia mondiale antidoping (Wada) e della federazione internazionale di atletica leggera (Iaaf), aveva scritto che i due enti “operano in maniera totalmente autoreferenziale, non tollerando controlli dall’esterno fino al punto di produrre dichiarazioni false”.

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Secondo il gip bolzanino “i campioni di urina prelevati ad Alex Schwazer il primo gennaio 2016 sono stati alterati allo scopo di farli risultare positivi e dunque di ottenere la squalifica e il discredito dell’atleta, come pure del suo allenatore, Sandro Donati“. Il marciatore italiano, oro olimpico nella 50 km a Pechino 2008, a seguito della sentenza assolutoria, con il suo pool di avvocati aveva presentato ricorso per tentare l’assoluzione anche sul piano sportivo.

Nel maggio 2021, poi, il Tas di Losanna non aveva permesso la sospensione della squalifica mentre nel successivo autunno la prima Corte di diritto civile del Tribunale federale svizzero di Losanna non aveva concesso la revisione della squalifica perché non era stato indicato il soggetto autore della “manomissione” dei campioni di urina.

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