Dopo le sentenze su “palpata breve” e “goliardia”, sconto al marito “stanco di casa e figli”

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Stavolta la condanna dell’uomo violento è arrivata. Ma è stato escluso il reato di tentato omicidio (non indicato come tentato femminicidio visto che di donna si parlava, ndr), ha retto solo l’accusa di lesioni. Perché le coltellate inferte alla moglie erano «ferite non penetranti che non hanno determinato alcun pericolo di vita e suturabili con due punti». È un’altra sentenza firmata dalla giudice Maria Bonaventura, presidente della quinta sezione penale del tribunale. Che si aggiunge a quella della “palpata breve” e del direttore “goliardico”.

La decisione è dell’ottobre 2021.

L’intervista

“Fermate le giudici dello stupro di Capodanno: sono contro le donne”

L’imputato: un marito accusato di aver sottoposto la moglie, davanti alla figlia, ad almeno «13 atti di vessazione fisica e psicologica» . E ancora di ingiurie, minacce di morte, calci, pugni. Il culmine dell’incubo si tocca il 22 novembre del 2019. Il marito «dopo averla ripetutamente colpita con schiaffi al volto e reiteratamente sul corpo con calci e pugni, dopo essersi impossessato di un coltello da cucina ed averle bloccato la mano sinistra mentre la donna era seduta a tavola, la attingeva con due fendenti alla schiena dove le provocava due ferite penetranti della parete toracica posteriore utilizzando un coltello precedentemente prelevato da un cassetto della cucina» . Una «accesa discussione sia perché lei voleva rientrare nel paese di origine, sia per ragioni di gelosia», si legge in sentenza. Tutto accade davanti alla figlia poi costretta a tamponare il sangue della madre mentre l’uomo, capendo cosa era successo, si era scusato e aveva chiamato la polizia.

In questo processo anche il pm aveva chiesto che il tentato omicidio (sempre così indicato nella sentenza) venisse derubricato in lesioni aggravate ma aveva chiesto 4 anni e mezzo di carcere. Il carcere è stato accolto dalle giudici ma per un anno e sei mesi. Perché nel processo entra in scena anche un altro passaggio di non poco conto. La giudice si sofferma sui motivi della gelosia, sulle presunte relazioni della donna e sulle ragioni del marito «stanco di occuparsi della casa e dei figli» in assenza della moglie.

Nonostante due referti per «colpi alla faccia, dorsale sinistro, ematoma avambraccio sinistro» i fatti «restano solo in parte riscontrati dalla deposizioni della figlia e del figlio». Tanto che per il collegio si profila «un quadro parzialmente diverso e meno grave di quello contestato» . E poi le dichiarazioni della persona offesa sono «poco convincenti» . La vittima, di un fatto infinitamente più lieve di quello denunciato, diventa protagonista e in aula entrano dei fatti privati, come quando tre mesi prima delle coltellate la donna si è allontanata dal tetto coniugale a causa di un altro uomo. Per poi far ritorno nella propria abitazione circa dieci giorni prima, chiedendo al marito di perdonarla.

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