Draghi a Strasburgo: “La guerra in Ucraina tra le crisi più gravi per l’Ue”

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La prima volta da premier alla plenaria del Parlamento europeo di Strasburgo. “Sono davvero felice di essere qui, nella culla della democrazia europea”, dice  Mario Draghi, accolto dalla presidente del Parlamento Ue, Roberta Metsola, all’emiciclo ribadendo la posizione dell’Italia sul conflitto russo-ucraino, già espressa la settimana scorsa dal capo dello Stato Sergio Mattarella al Consiglio d’Europa. Sostegno a Kiev che tradotto vuol dire “lavorare per la pace”, determinazione ad aiutare l’Ucraina a difendersi e ferma condanna dell’operato del presidente russo Vladimir Putin. “La guerra in Ucraina pone l’Unione Europea davanti a una delle più gravi crisi della sua storia. Una crisi che è insieme umanitaria, securitaria, energetica, economica – osserva Mario Draghi – E che avviene mentre i nostri Paesi sono ancora alle prese con le conseguenze della maggiore emergenza sanitaria degli ultimi cento anni”. Con il Covid “abbiamo approvato il Next Generation Eu, il primo grande progetto di ricostruzione europea, finanziato con il contributo di tutti, per venire incontro alle esigenze di ciascuno. La stessa prontezza e determinazione, lo stesso spirito di solidarietà, ci devono guidare nelle sfide che abbiamo davanti”, continua il presidente del Consiglio.

Prima volta che interviene da premier alla plenaria del Parlamento europeo, ma non è la sua prima volta a Strasburgo: il premier era già venuto all’Eurocamera il 17 gennaio scorso, in occasione della commemorazione di David Sassoli. Oggi lo ha ricorduto aprendo il suo intervento, come colui che “ha presieduto il Parlamento Europeo in anni difficilissimi. Durante la pandemia, il Parlamento ha continuato a riunirsi, discutere, decidere, a testimonianza della sua vitalità istituzionale e della guida di Sassoli. Lui non ha mai smesso di lavorare a quello che definì nel suo ultimo discorso al Consiglio Europeo, un ‘nuovo progetto di speranza’ per ‘un’Europa che innova, che protegge, che illumina’”. 

Le parole di Draghi tornano sulla guerra. “Aiutare l’Ucraina vuol dire soprattutto lavorare per la pace – ribadisce dopo le polemiche in Italia sull’invio delle armi al popolo di Zelensky – La nostra priorità è raggiungere quanto prima un cessate il fuoco, per salvare vite e consentire quegli interventi umanitari a favore dei civili che oggi sono molto difficili. Una tregua darebbe anche nuovo slancio ai negoziati, che finora non hanno raggiunto i risultati sperati”, prosegue il presidente del Consiglio. Per questo l’Europa è determinante. “Può e deve avere un ruolo centrale nel favorire il dialogo. Dobbiamo farlo per via della nostra geografia, che ci colloca accanto a questa guerra, e dunque in prima linea nell’affrontare tutte le sue possibili conseguenze. Dobbiamo farlo per via della nostra storia, che ci ha mostrato capaci di costruire una pace stabile e duratura, anche dopo conflitti sanguinosi – osserva il premier – E l’Italia, come Paese fondatore dell’Unione Europea, come Paese che crede profondamente nella pace, è pronta a impegnarsi in prima linea per raggiungere una soluzione diplomatica”.

Dunque: pandemia, guerra, energia, difesa europea comune, misure economiche a sostegno delle famiglie e delle imprese: Draghi affronta gli stessi temi che si troverà a discutere con gli altri capi di Stato e di governo il 30 e 31 maggio al Consiglio straordinario di Bruxelles e il 23 e 24 giugno all’altro consiglio già fissato. Prima però l’appuntamento più importante in agenda: la missione a Washington, il 10 e 11 maggio, e il colloquio con il premier Usa, Joe Biden. E poi la visita a Kiev (la data non è ancora nota) dove incontrerà il presidente ucraino, Zelensky.

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