Draghi e Macron: “Accogliere gli afghani”. Pronta la Difesa Ue

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MARSIGLIA – Una cena davanti al mare, nel ristorante stellato le Petit Nice, per “parlare del futuro”, per dare un’accelerazione alla difesa comune europea e tentare di contenere gli effetti della crisi afghana, a cominciare dai flussi migratori. Emmanuel Macron e Mario Draghi si ritrovano per un lungo faccia a faccia a Marsiglia. “Un invito nato sull’onda dei recenti eventi”, spiega Macron arrivato nella città del Sud per dare sostegno ai commissariati assediati dalle guerra fra trafficanti e alle madri disperate per le scuole fatiscenti. “Fin qui sono sopravvissuto”, dice scherzosamente il capo di Stato che ha sfidato ogni regola di sicurezza immergendosi tra la folla.

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Sotto un cielo velato, Macron riserva nel programma a Marsiglia un posto d’onore a Draghi. I due leader scambiano le loro analisi e delineano i passi successivi, sapendo che tocca a loro essere il motore della risposta Ue visto che nei prossimi mesi peserà la transizione politica a Berlino. Macron si fa forte di essere l’unico Paese Ue membro del Consiglio di sicurezza dell’Onu.

La sua proposta di “safe zone” non è passata, ma l’astensione di Russia e Cina viene giudicata all’Eliseo una posizione dialogante. Draghi è in prima linea come presidente del G20 e continua a credere nella possibilità di convocare un vertice straordinario dedicato all’Afghanistan, afferma.

Nei colloqui con il premier italiano, Macron ribadisce che ci sono “lezioni da tirare” dalla débâcle americana a Kabul. Ovvero che per garantire la sua difesa, l’Europa non può più contare più solo l’ombrello della Nato e il gendarme del mondo. Dopo che per anni il leader francese insiste sulla necessità di affiancare l’Alleanza atlantica con “un’autonomia strategica dell’Ue”, avanza una nuova consapevolezza in Italia, culminata nelle recenti dichiarazioni di Sergio Mattarella a Ventotene. In una “rinnovata intesa bilaterale”, come spiegano a Palazzo Chigi, s’intravede un allineamento tra Roma e Parigi che potrebbe dare l’input decisivo in vista della presidenza francese dell’Ue da gennaio.

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Gli equilibri si stanno modificando anche a Bruxelles, con l’Alto rappresentante dell’Ue Josep Borrell, che ha annunciato entro novembre la bozza del nuovo piano strategico dell’Unione. “La necessità di una difesa Ue maggiore e più forte non è mai stata così evidente come oggi dopo gli eventi in Afghanistan”, ha detto Borrell al Consiglio informale Difesa a Kranj, in Slovenia. Sul tavolo c’è la creazione di una “forza di primo intervento” con almeno 5mila uomini.

Il format scelto potrebbe non essere a 27, ma una coalizione dei volenterosi con la possibilità di superare l’unanimità per sbloccare le capacità operative. Il percorso è ancora in salita. Al livello diplomatico l’Europa non parla ancora con una voce sola sull’Afghanistan. Mentre la Francia ha avviato negoziati con il nuovo regime di Kabul, i ministri degli Esteri Ue non sono ancora concordi su un eventuale riconoscimento del governo dei talebani come preso atto dalla Slovenia, presidente di turno. “È prematuro parlarne”, dice Luigi Di Maio, rispondendo indirettamente alla richiesta del portavoce dei talebani su Repubblica per riaprire l’ambasciata italiana.

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Nella cena a Marsiglia, i due leader si sono confrontati sulle conseguenze migratorie della crisi afghana: “Pensare di abbandonare al loro destino gli afghani che in questi vent’anni hanno collaborato con i Paesi occidentali, è lontano dallo spirito solidale dell’Ue”, commenta Draghi.

Anche in questo il premier converge con Macron: una delle risposte, ha spiegato, è garantire una base adeguata per uno sforzo europeo sul piano umanitario, per esempio attraverso i reinsediamenti e la collaborazione con le agenzie Onu per l’assistenza nella regione, in chiave preventiva rispetto a flussi migratori irregolari e incontrollati.

I due leader continuano a sperare in un’accelerazione sulla riforma della politica comune europea di migrazione e di asilo, che possa organizzare i flussi in arrivo da Afghanistan, ma anche dalla Libia, un altro dossier affrontato ieri sera, con il timore che la stabilizzazione e l’orizzonte delle elezioni entro la fine dell’anno possano svanire.

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