Dybala, tre gol dopo il coronavirus

La Republica News

GENOVA – Dybala ha il suo giorno della marmotta, o il suo gol della marmotta. Da quando il mondo è ripartito e il calcio di conseguenza, gli succede sempre la stessa cosa: a un certo punto, gli capita una palla al limite dell’area, la controlla, la custodisce, ancheggia un poco e poi se la passa sul piede sinistro, con il quale le dà un colpo arrotata che la fa girare con malefica precisione nell’angolo più lontano della porta. È successo a Bologna, è ricapitato con il Lecce e poi di nuovo con il Genoa.Due volte su tre, il suo tiro mancino ha sbloccato il risultato, schiodando situazioni balorde delle quali la Juventus rischiava di finire prigioniera. Questa, d’altronde, è una tendenza: dei dieci gol segnati in questo campionato dall’argentino, sette sono arrivati sul risultato di 0-0. Dybala è dunque un eccelso sbloccatore, è l’uomo perfetto per uscire dalle stagnazioni: è un attaccante che non sta in area, ma ha dei colpi che neanche una marcatura stretta (non quella di Masiello e Sturaro a Marassi, per intenderci) possono attutire. Che la giocata riesca o no, non dipende dal difensore ma da Dybala, che dieci giorni vive in uno stato di grazia. O in un dolcissimo giorno della marmotta. Dybala è stato il calciatore più celebre ad ammalarsi di coronavirus. La malattia lo ha anche colpito duramente: aveva i muscoli rotti di dolore, provava ad alzarsi la stramazzava sul letto per la fatica, di notte si svegliava e tremava dal freddo anche se freddo non faceva. Oltre a lui, sono stati contagiati anche la sua fidanzata Oriana, un suo caro amico che vive con loro e gli fa da factotum e la signora che si occupa delle faccende domestiche e per la quale Paulo è stato seriamente in pensiero, visto che ha più di sessant’anni. Alla fine è andato tutto bene, anche se lui ha impiegato 45 giorni per uscire ufficialmente dalla malattia e anche se c’erano delle incognite sulla sua capacità di riprendersi presto e bene in vista dell’attività agonistica: non c’erano riscontri medico-scientifici su cui basarsi, nessuno sapeva che conseguenze potesse patire un organismo aggredito dal Covid 19 e dunque Dybala ha ripreso gli allenamenti, dopo una sessione di visite mediche che è durata quattro ore, con più di un dubbio dentro di sé.Invece le risposte del suo corpo sono state buone, la reazione ai primi sforzi accettabile e le paure sono svanite, anche se l’argentino fisicamente non è ancora la top, capita che sia a corto di fiato. Ma per come tratta il pallone, la l’ampiezza del suo respiro è irrilevante. Dybala aveva risolto anche Juve-Inter prima del lockdown, con un’altra magia seppur di natura diversa: quella volta segnò dentro l’area inanellando tre preziosismi, stop, finta e tocco. Significa che in campionato è al quarto gol consecutivo, come se gli stadi deserti e muti fossero il suo palcoscenico ideale: erano quattro anni che non aveva questo rendimento, almeno a livello realizzativo, ma d’altronde da quando è arrivato Ronaldo lui ha subito un processo di emarginazione che stava per completarsi l’estate scorsa, con tutti i tentativi di Paratici per venderlo. Invece è rimasto per sua ostinata volontà, quasi per ripicca. È partito da riserva, ha conquistato spazio piano piano, Sarri gli ha trovato una posizione in campo che non lo danneggia troppo e adesso sono arrivati questi gol della marmotta che stanno segnando il campionato. Forse lo stanno anche decidendo.


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