E’ arrivata l’estate del QR Code

La Republica News

Ci voleva il coronavirus, e questa lunghissima estate passata a tentare di arginare la pandemia, per farci finalmente apprezzare i vantaggi del QR Code. Sono ormai in tutti i ristoranti al posto del menu: li inquadri con la telecamera dello smartphone e non hai bisogno di toccare nulla, la distanza sociale è rispettata, il contagio escluso. Ma li usano anche le compagnie aeree per il check in, alcuni locali per autorizzare i pagamenti senza contatti, ed altri per attivare la connessione wifi.Nel mondo che riapriva dopo il lockdown, i QR Code erano ovunque, ad attenderci. Facili da usare per tutti anche se non abbiamo mica capito come funzionano. Sono misteriosi quadrati, che a loro volta hanno tre quadrati piccoli a tre angoli, non per caso o per senso estetico, ma per consentire una lettura rapida da qualunque posizione li si inquadri, indicando la rotazione corretta. All’interno hanno oscure linee nere, di diverso spessore, che contengono fino a settemila caratteri, che diventano quattromila se consideriamo un mix di lettere e numeri. Molti di più dei circa 20 che c’erano nei primi codici a barre che fecero la comparsa nei supermercati giapponesi negli anni ’60.Perché i QR Code non sono mica stati inventati oggi, non sono una risposta al coronavirus. C’erano già, dal 1994 per la precisione. Vengono inventati da un team di una società giapponese (Denso Wave) che faceva codici a barre e che voleva codici che potessero contenere più informazioni. L’idea era qualcosa con molte informazioni che potesse essere decifrato e quindi letto rapidamente: QR Code infatti vuol dire Quick Response Code, codice a risposta rapida. Debuttano alla metà degli anni 90 nella catena di montaggio di una fabbrica di auto, ma quello che li fa diventare uno standard è la decisione della Denso Wave di rinunciare ai diritti del brevetto, mettendo la tecnologia gratuitamente a disposizione di tutti.Il boom del web illuse molti che fosse venuta l’ora del QR Code attorno al 2010: la pubblicità se ne innamorò e non c’era inserzione senza contenuti aggiuntivi segnalati dal quadrato bianco e nero. Si pensava che potessero diventare lo status symbol di una generazione social & tech ma non fu così. Utilizzo, bassino. Nel 2012 l’inventore, Masahiro Hara, ricevendo un premio, dirà: “Spero che molte persone li usino, sono sicuro che troveranno un modo utile per farlo”. C’è voluta una pandemia ma i QR Code non spariranno dopo l’emergenza: ormai abbiamo imparato ad usarli.


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