E’ morta Jane Birkin, icona di stile semplice e ineguagliabile

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Un paio di jeans a zampa, una cintura di pelle, una camicia maschile. Un pullover quando faceva più freddo, una canottiera d’estate. E, di sera, un mini-abito nero, o magari uno lungo, di maglia. Mai tacchi, mai stampe accese, mai gioielli esagerati. I capelli sempre sciolti, il make-up quasi assente. Sulla carta, vestirsi come Jane Birkin è semplice: non c’è mai stato nulla fuori dai ranghi nelle sue mise. Il suo stile era, in un certo senso, improntato sulla normalità. 

Eppure, nessuno è mai riuscito nemmeno lontanamente ad avvicinarsi alla sua eleganza. I Francesi parlano di “je ne sais quoi”, quel “certo non so che” che rende una persona unica: ecco, Jane Birkin rappresenta l’esempio più eclatante di je ne sais quoi. Certo, lei è sempre stata bellissima, ma se è diventata l’icona immensa che è oggi è per l’allure spontanea, la capacità di mettersi addosso quello che, per l’appunto, tutti abbiamo nel guardaroba, e renderlo magico. Delle tendenze le importava poco o niente, per questo il suo stile era fatto soprattutto di classici. Nel caso di Jane Birkin a contare non è il cosa indossasse, ma il come. 

Ma sapeva anche essere provocante come poche altre: sotto il cappotto maschile le gambe erano coperte solo da un paio di autoreggenti, il vestito sul red carpet del Festival di Cannes era completamente trasparente, lasciandole il seno e gli slip a vista. Le sue però non erano mai provocazioni “studiate”: semplicemente, lei metteva ciò che le andava. Era sempre se stessa, sempre a suo agio, sempre indimenticabile.

È morta Jane Birkin. Dall’archivio la sua intervista a d: “Mi assumo per intera la responsabilità di essere me stessa, di essere Jane”

Naturalmente un capitolo a parte sono le borse. Per anni non ha usato nient’altro che un cesto di paglia: ai ricevimenti, al mercato, in volo, per le vie di Parigi, al mare. Al massimo, avvolgeva un foulard di seta attorno al manico per renderlo più colorato. Come con gli abiti, l’ostentazione e la moda non le interessavano. E probabilmente avrebbe continuato a usare sempre e solo quello  se, nel 1984, non le fosse capitato su un volo per Londra di sedersi accanto a Jean-Louis Dumas, il presidente di Hermès. Lui la vede tentare inutilmente di infilare la sua sporta di midollino nello scomparto sopra i sedili: ma quella si apre, e il contenuto le si rovescia addosso. Frustrata, Jane inizia a raccontare a Dumas come vorrebbe la sua borsa da viaggio: Dumas ascolta, prende appunti, studia. E così nasce il mito. 

La prima borsa Birkin realizzata per Jane in mostra a Londra

La Birkin  è la  borsa per eccellenza, la più bramata, la più desiderata, la più sognata. Oggi è uno status symbol, un mito a sé stante, ma lo è prima di tutto grazie a lei: perché è al suo stile rilassato, vero e senza tempo che Hermès s’è ispirato, e si vede. Da allora lei ne ha sempre avute a disposizione (pare che fosse una clausola del contratto con cui accettò di prestare il suo nome al modello). Jane però non s’è mai lasciata intimidire dalla preziosità di quella borsa: le sue erano stazzonate, macchiate, sempre piene fino all’orlo. Non ce la faceva, spiegava ridendo, era più forte di lei: non aveva né tempo né voglia di preoccuparsi di un graffio su una borsa.  

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