È Tracy la vincitrice di Masterchef 11

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È Tracy Eboigbodin, 28enne nigeriana e veneta di adozione, la vincitrice dell’edizione 2022 di Masterchef, il talent dei fornelli di Sky Uno prodotto da Endemol Shine Italy giunto all’undicesima stagione.Ha convinto i super giudici, gli chef Bruno Barbieri, Antonino Cannavacciuolo e Giorgio Locatelli, con un menu dedicato al Paese che l’ha accolta, l’Italia, senza dimenticare le sue radici africane, fatte di sapori forti e speziati, colori decisi, legati in un abbraccio.

Proprio “L’Abbraccio” è infatti il titolo della sua proposta di degustazione. “Perché l’abbraccio è il simbolo fondamentale dell’unione di due elementi diversi, distanti, a volte remoti. Abbracciare qualcuno vuol dire dargli una parte di sé, ma allo stesso tempo essere capaci di ricevere lo stesso dall’altro”.


Così questa edizione che potrebbe avere i fazzoletti Tempo come sponsor – per l’alto tasso di commozione e la lacrimuccia sempre pronta a spuntare – segna il trionfo del superamento dei confini e delle barriere, dell’integrazione e dell’incontro. Il menu prevedeva per antipasto “La gondola e il Niger”, incontro commestibile – ha spiegato – “della regione che mi ha accolta, il Veneto, e del mio paese d’origine. Ecco allora il Baccalà mantecato con mix di spezie, emulsione di acqua di baccalà, maionese all’aglio nero, spugna al prezzemolo e cialda alla curcuma. Poi i Ravioli di capra, con la sfoglia sottilissima ripieni di battuto di capra, su salsa di coriandolo e sfere di yogurt greco  speziato.

Seguito da Pluma di maiale accompagnato dal platano con salsa di burro montato il suo fondo e chips di platano fritto. Servita con platano cotto al vapore secondo la tradizione nigeriana.
Quest’ultimo, dolce-non dolce, prepara il palato al dessert: Mousse ai tre cioccolati con crumble di frolla, salsa di mango e gelato al mango. I tre tipi di cioccolato simboleggiano il colore della pelle delle persone del mondo e diventano una cosa sola attraverso la glassa a specchio. “È un piatto che accetta le diversità come ricchezza e non come limite”.

Ma non è stato facile, visti i menu degli altri finalisti, Carmine studente 18enne della provincia di Salerno all’ultimo anno del liceo scientifico che ha dimostrato fin da subito una preparazione da “primo della classe”, che Barbieri ha definito “signorino Gorrasi”; e Christian, 20 anni, della provincia di Torino, dove studia ingegneria chimica alimentare, che è affetto da sindrome di Asperger ed èm stato un esempio per tutti, perché non si è mai lasciato ostacolare dalle sue difficoltà durante la permanenza nella Masterclass: razionale e schematico, qui ha imparato a lasciarsi andare, superando con successo i propri limiti.

Ma per arrivare a presentare i menu all’assaggio dei giudici si è passati attraverso un’intensa serata, cominciata ripercorrendo i primi passi dei concorrenti, e continuata con una speciale Mystery Box.

A inizio puntata, i “Fantastici 4”, appunto Tracy, Carmine, Christian e Lia, bancaria 30enne della provincia di Verona, si sono trovati in un ambiente quasi onirico: tutto bianco, dai piani di lavoro ai tavoli, “il paradiso della cucina” come lo ha definito Carmine.

La Mystery box è fatta di specchi perché “dovrà riflettere la vostra anima, quello che avete dentro e quello che avete imparato. Soprattutto farci capire se siete pronti per la finale” ha avvertito Locatelli.
Ed ecco un momento terapeutico. Cosa avete imparato in questo percorso? Chiede Barbieri.

“Qui ho capito che è importante ricordarsi sempre da dove veniamo. Credevo di voler volar via da Battipaglia – confessa Carmine – ma ho capito che se sono così è proprio per quello che mi ha dato il mio paese”.
“La vita intera è un viaggio intorno al mondo per poi tornare a casa” dice infatti Locatelli citando l’Odissea.
Tracy si apre un po’ alle confidenze: “Prima di arrivare qui cucinavo solo italiano, come se dovessi scordare, eliminare, il mio passato, ma oggi ho imparato a mettere insieme le due anime e oggi mi sento una cuoca fusion italo-nigeriana”.

Su quest’onda anche Lia, che aveva viaggiato tanto prima di stabilirsi a Verona col marito dopo il matrimonio, e temeva di aver fatto un passo indietro: “Non è facile, essendo tornata al punto di partenza, far vedere il percorso che ho fatto nel mezzo. Ma oggi voglio che la mia cucina esprima un percorso evocativo di bei ricordi. Inoltre, ho sempre temuto che i sogni non potessero avverarsi, ma ho imparato a credere che si possono realizzare”.
Dal canto suo, Christian ha fatto passi da gigante. Quando Cannavacciuolo gli ha chesto “Come ti vedi tra 5 anni?”, lui diretto come sempre ha risposto: “Non lo so, io ho mille domande ma pochissime risposte. So solo che vorrei cucinare, non so come o per chi, ma vorrei cucinare. L’importante è provarci perché spesso i limiti sono quelli che ci poniamo noi stessi”.

La prova allora è cominciata con un ospite d’eccezione, Enrico Crippa, chef del tre stelle Michelin Piazza Duomo di Alba, ristorante tra i migliori 50 del mondo.
Crippa, famoso per la sua cucina vegetale che trae ispirazione dall’orto e dai ritmi delle stagioni, porta in dote cesti di verdure, i suoi piatti celebri, dall’insalata 21-31-41 alla sua interpretazione della vignaiola, dal merluzzo allo zenzero con sfoglie di zafferano e cipolle, dal riso rosa e gamberi all’agnello sambucano alla camomilla, alla panna cotta Matisse, e preziosi consigli: “non smettete mai di sbagliare. Più sbagliate, più capire l’errore, più potete correggere e quindi imparare. Poi non smettete mai di sognare e di esplorare: il cuoco che non è curioso si ferma”.

La Mystery Box si ispira al lavoro dell’orto di Crippa: realizzare piatti in cui la parte di proteine animali sia pensata in funzione delle verdure e non viceversa. Piatti in cui sia superato il concetto di verdura come contorno. Carmine è galvanizzato: “lo chef è un artista, c’è sentimento e fuoco dentro di lui. Sento di avere anche io il fuoco, ma devo alimentarlo. Sono emozionato, mi sento elevato a un’altra dimensione”.  E decide di preparare la melanzana fritta ripiena di tartare di manzo e glassata con salsa di pomodoro asian style.


Christian di cucina un “orto di famiglia con l’agnello”. Lia un Filetto di sgombro agli agrumi accompagnato da una piccola parmigiana di melanzana. Tracy il carrè di agnello in crosta di nocciole con purea di fichi e pesche con burro alla curcuma.
Crippa fa da tutor, corre da una parte all’altra, assaggia, dà consigli. Alla fine a prevalere e accaparrarsi la casacca della finale è proprio il signorino Gorrasi.

L’Invention Test rivela agli aspiranti chef un altro pezzo da Novanta della cucina internazionale: il tre stelle Michelin, nella classifica dei 50 Best Restaurants, Andreas Caminada chef del ristorante Schloss Schauenstein, in Svizzera. Per ciascuno Caminada, decide un piatto da replicare e dà indicazioni su come replicarlo: per Christian il cervo con yogurt, barbabietola rossa, aglio nero. Per Lia c’è la trota con cavolo rapa, emulsione di caviale di trota, vinaigrette di olio all’aneto. Per Tracy un piatto 100% vegetale: finocchio, spezie e cavolfiore “alla milanese”.

A superare la prova col voto più alto è Tracy: vola in balconata, indossando la casacca da cuoca ed è la seconda finalista. Purtroppo si arriva all’ultima eliminazione della stagione. Erano piatti molto difficili, eleganti, raffinatissimi. Sono stati tutti bravi, ma c’è rimasto solo un posto in finale. E Lia purtroppo deve lasciare la masterclass proprio a un soffio dal traguardo.

E questo ha portato alla finalissima, con ulteriore sorpresa: entrano tutti i 16 concorrenti, divisi in tifoserie per Tracy, Carmine e Christian. Ma soprattutto arrivano i familiari.
I genitori di Carmine, col papà che si dice orgoglioso di lui, la mamma Philomena e il fratello Dino per Tracy, i genitori di Christian per il momento di maggiore commozione. “Ti devo chiedere scusa – gli dice il padre – perché ero contrario a questa tua partecipazione. Temevo che ti saresti fatto male, non fisicamente intendo. Invece hai dimostrato di essere più forte di quanto pensassimo”.

La presentazione dei menu è stata al cardio palma e soprattutto per tutti e tre di alto livello. Carmine lo ha intitolato “Promessa”, la sua promessa di tornare al punto di origine, perché “Quel giovane ragazzo, che non vedeva l’ora di scappare da quei luoghi che gli stavano così stretti  e scoprire posti nuovi per ampliare il proprio orizzonte, personale e culinario, continuerà a viaggiare e ad essere curioso. La mia idea di cucina che fonde il maggior numero di culture diverse, non verrà modificata, ma ora capisco che le radici sono importanti per capire meglio il mondo che mi circonda”.

Una dichiarazione d’amore a Battipaglia, alla Campania, alle tradizioni regionali. Ecco allora per antipasto il “Kaiseky Partenopeo”, Tempura di fiori di zucca, gunkan di melanzana fritta e crudo di baccalà in crosta di alga nori; per primo “Dove tutto ebbe inizio”, Gyoza al the matcha ripieni di genovese di polpo, carpaccio di capesante, emulsione di acqua di polpo, caviale, consommè di cipolle e the affumicato; per secondo “Sapori di casa, e non”, petto di piccione al fieno con il suo fondo al midollo, bon bon di parmigiana di melanzane, friggitello ripieno di ricotta di bufala e peperone crusco; per dessert “Battipaglia total white”, Sfera di semifreddo di bufala e cocco con cuore di cedro, neve di yogurt e cioccolato bianco, crema al cedro, shortbread alle arachidi salate e pepe sansho, gelato alla bufala.

Il menu di Christian è “La mia storia e quella della cucina”, in cui intreccia il suo percorso personale con le tappe fondamentali della storia della gastronomia, perché – spiega – “La cucina si è evoluta anche grazie al fenomeno dell’importazione di cibi e ingredienti esteri che nel tempo sono diventati autoctoni in contesti differenti”.

Ed ecco allora “Il primo giorno di festa”, Carpaccio di cervo con crema di rapa bianca, pane di farro al miele e birra rossa, salicornia, insalata riccia e basilico; “La scoperta del pomodoro”, Ravioli con ripieno liquido di brodo di pomodori secchi e origano, con cagliata di capra, olio aromatizzato a basilico, menta e rosmarino, buccia di pomodoro essiccata; l’omaggio a “Marco Pierre White”, Carré di agnello en crepinette di salsiccia di bra, ratatouille scomposta: essenza di peperone rosso, pomodorini gialli confit, melanzana fritta e crema di zucchine e basilico. E per finire il “Gioco”, Tramezzino dolce con mousse al cioccolato, gel di menta e crema pasticciera al cardamomo, servito con Cocktail arancia e rhum bianco.

Tutte idee interessanti e presentazioni dall’estetica curatissima. Ma quelli di Tracy sono addirittura perfetti: eleganti, raffinati, dal grande equilibrio di sapori. È lei a portarsi a casa i 100mila euro in gettoni d’oro, un corso di alta formazione all’Alma di Colorno e la pubblicazione del suo libro di ricette.

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