Ecco la fake news che Fabrizio Corona voleva vendere: “Il covo di Messina Denaro è stato perquisito in ritardo e svuotato”

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Lo “scoop pazzesco”, come lo chiamava, voleva pagarlo con tanti soldi. Ma era solo una bufala. Fabrizio Corona puntava a piazzare sui media i file trafugati dal server dell’Arma da un infedele maresciallo dei carabinieri e da un consigliere comunale di Mazara del Vallo, oggi finiti agli arresti domiciliari. Puntavano su un documento in particolare, per potere sostenere che la perquisizione a casa di Messina Denaro era stata fatta in ritardo e che magari il covo era stato svuotato. 

Il file complottista

Il file su cui si erano concentrate le attenzioni dei creatori di fake news si chiama “Intervento estrai”, una lista di obiettivi che il Ros avrebbe perquisito il giorno della cattura: gli investigatori chiedevano ai comandi territoriali di inviare un’auto militare di supporto per ogni intervento. Un file inviato intorno alle 12 del 16 gennaio, poche ore dopo la cattura del latitante, dal Ros al vertice della Compagnia di Mazara e poi girato agli operatori, fra cui il maresciallo arrestato oggi, Luigi Pirollo.

Cercavano di vendere a Fabrizio Corona file riservati sulla cattura di Messina Denaro: arrestati maresciallo e politico. L’ex re dei paparazzi indagato

Fra gli “obiettivi” segnalati c’erano anche alcuni immobili riconducibili ad Andrea Bonafede, il geometra che ha prestato l’identità a Messina Denaro. Ma non quello abitato dal boss. “Una svista nel file di trasmissione ai comandi territoriali”, ha spiegato il Ros alla procura, che ha chiesto chiarimenti: il vertice del Raggruppamento operativo speciale ha sottolineato che nella scheda dell’indagato c’era l’indirizzo di via CB31, a Campobello di Mazara, dove gli investigatori del Ros sono arrivati alle 18 insieme al geometra Bonafede e al suo avvocato.

Gli orari delle perquisizioni

Dunque una perquisizione effettuata nel pomeriggio (alla presenza del procuratore aggiunto Paolo Guido) e non la sera, come sosteneva Corona nella sue “trattative” per piazzare i file. In quel covo furono ritrovati circa 1000 pizzini, altro che covo ripulito. E attraverso i pizzini recuperati è stato già possibile recuperare un pezzo della rete di Messina Denaro, con l’arresto della sorella Rosalia e di altri favoreggiatori. 

Ma a Corona poco importava. Scrive il gip Alfredo Montalto, che ha disposto la richiesta di misura cautelare, su richiesta del procuratore Maurizio de Lucia e dell’aggiunto Paolo Guido: Corona “Voleva alimentare teorie complottistiche”.

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