Egitto, stasera Zaky in tv: sarà ospite di “Che tempo che fa”

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“Siamo davvero emozionati di poter annunciare che Patrick Zaky questa sera sarà a Che tempo che fa“. Fabio Fazio annuncia su Twitter la presenza, tra gli ospiti della puntata, dello studente egiziano scarcerato l’8 dicembre dal carcere di Mansoura, nel nord dell’Egitto, dopo 22 mesi trascorsi in cella.

Dopo circa 670 giorni dietro le sbarre, il giovane ha lasciato la prigione ma la sua vicenda giudiziaria non si è ancora conclusa. L’accusa di diffusione di false notizie nel Paese e all’estero non è decaduta, e la Corte della seconda divisione del Tribunale di Emergenza per i reati minori di Mansoura ha stabilito di aggiornarsi al prossimo 1° febbraio.

La buona notizia è che il ricercatore, dopo un’infinità di udienze in cui la carcerazione preventiva nel carcere di massima sicurezza di Tora al Cairo veniva regolarmente rinnovata, è potuto tornare a casa e riabbracciare la fidanzata, i genitori e la sorella Marise, trascorrendo con amici e parenti questo Natale. La cattiva, è che Zaky rischia ancora il carcere. Inoltre troppe incognite pesano su un procedimento che secondo i difensori per i diritti umani non dovrebbe proprio svolgersi.

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Primo, perché lo studente è a processo per aver esercitato la libera manifestazione del pensiero, un diritto che la Costituzione egiziana salvaguarda. Zaky è infatti “reo” di un articolo pubblicato su un sito web nel 2019 in cui denunciava abusi, molestie e violenze di cui è vittima la minoranza a cui lui stesso appartiene, quella copto-cristiana.

Secondo, perché la sua vicenda giudiziaria è segnata da varie irregolarità, a partire dalla questione del sequestro di cui sarebbe stato vittima. Stando alla famiglia, Zaky è stato arrestato dagli agenti della National security agency – i servizi segreti egiziani – all’aeroporto del Cairo il 7 febbraio del 2020.

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Lo studente, iscritto al primo anno di un master europeo all’Università di Bologna, stava rientrando per una breve vacanza dopo aver terminato la sessione invernale degli esami. Nei verbali ufficiali risulta invece che l’arresto è avvenuto l’8 febbraio a Mansoura, ossia il giorno dopo, nella sua città d’origine. Dove è stato Patrick nel lasso di tempo tra l’atterraggio dell’aereo e la detenzione a Mansoura?

Per i suoi legali, nelle mani dell’Nsa, che è anche accusata di averlo percosso e usato l’elettroshock durante il primo interrogatorio.

Gli avvocati hanno chiesto alla Corte – senza ottenere risposta – di poter avere accesso ai video delle telecamere di sorveglianza dell’aeroporto per sciogliere il nodo del sequestro. Una pratica che stando a un report di Amnesty International del 2016 (“Egitto: ‘Tu ufficialmente non esisti’. Sparizioni forzate e torture in nome del contrasto al terrorismo”) sarebbe “una tendenza che vede centinaia di studenti, attivisti politici e manifestanti, compresi 14enni, sparire nelle mani dello Stato senza lasciare traccia”. Di tali sparizioni Amnesty accusa l’Nsa.

Amnesty, come molte altre associazioni, chiedono di continuare a mantenere alta l’attenzione, convinte che parlare di Zaky significhi continuare a denunciare un Paese in cui lo Stato di diritto sembra sempre più sotto attacco. Per gli esperti, almeno 25.000 cittadini egiziani come Zaky sarebbero in carcere per reati di coscienza. Un impegno rispettato in questi 22 mesi da migliaia di persone tra studenti, attivisti, intellettuali e politici, guidati dagli amici di Bologna del giovane ricercatore.

Tanti poi i Comuni d’Italia che hanno conferito la cittadinanza onoraria allo studente egiziano appassionato di diritti umani e di genere, mentre la proposta approvata in Parlamento lo scorso aprile non ha ancora trovato seguito nel governo.

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