El Cid il supereroe spagnolo non regge il confronto col Trono di spade

“El Cid”, il supereroe spagnolo non regge il confronto col “Trono di spade”

La Republica News
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È stata largamente preannunciata la serie originale Amazon El Cid, i cui (per ora) cinque episodi saranno visibili sulla piattaforma Prime Video a partire dal 18 dicembre. Le vicende hanno come protagonista Rodrigo Diaz de Vivar, Ruy per gli amici, vittorioso condottiero dell’XI secolo diventato celebre col nome di “Cid Campeador”. Rimasto orfano di un padre valoroso che gli ha lasciato in eredità la spada, il giovane Ruy abbandona la natìa Vivar per la corte del re Ferdinando I° de Leon, dove odio e invidia, cospirazioni, tradimenti e intrighi di palazzo sono pane quotidiano. Mentre un conte fellone trama contro il sovrano col favore della regina, il giovane impara l’uso delle armi e diventa scudiero del principe Sancio, che sostituirà in una sanguinosa ordalìa e a fianco del quale combatterà la sua prima grande battaglia, quella di Graus (su cui si chiude questa prima parte della serie). Osteggiato dall’odioso Orduno, Ruy ama riamato Jimena, fanciulla di rango superiore al suo.’El Cid’, la serie è cappa e spade con l’eroe della Casa di carta

Ci sono, insomma, tutti gli elementi di rigore in una saga storica che graviti intorno a una figura di eroe: concentrati in un periodo in cui la penisola iberica era divisa tra tanti regni cristiani in lotta tra loro e le “taife”, reami musulmani sòrti in seguito alla dissoluzione del califfato. Gli showrunner Luis Arranz e José Velasco hanno attinto sia alla storia, sia alla leggenda del Campeador, già celebrato dal cinema nel kolossal hollywoodiano del 1961 El Cid, protagonista il supereroe dell’epoca, Charlton Heston, e una giovane Sophia Loren nella parte di Jimena. Le differenze tra il film e la serie sono vistose; ma ciò non significa che la seconda abbia come interesse prioritario la Storia (che nel primo passava decisamente in secondo piano). L’architettura narrativa della prima cinquina di episodi è quella classica del racconto di formazione, cui gli sceneggiatori aggiungono elementi (non troppo realistici) di proto-femminismo e un colorito cosmopolìta, che distribuisce virtù e demeriti alle diverse componenti etnico-culturali in gioco nella scena storica: cristiani, arabi, ebrei.

Noto agli spettatori della Casa di carta, dove interpretava il personaggio di Denver, il giovane Jaime Lorente si sforza di costruire un personaggio all’altezza della leggenda; però trova ostacolo in un ritratto del Cid piuttosto convenzionale. Al punto che due character femminili in teoria secondari, la regina Sancha e l’infanta ribelle Urraca, gli rubano spesso la scena. Non favorisce la serie l’andamento instabile degli episodi, che stentano a trovare continuità di tono e di regia. Così come è discontinua la colonna sonora di Gustavo Santaolalla, che a tratti sembra quella di un western all’italiana. Però il vero problema del Cid è di essere stato preceduto da serie più efficaci – e molto amate dai cultori del genere: Il trono di spade (cui s’ispira per la crudeltà delle battaglie), I Tudor e I Borgia (per le congiure e i tradimenti), The Last Kingdom. Non c’è affatto da lamentarsi, invece, delle location autentiche cui si è potuto attingere con abbondanza. Sono diventati set villaggi medievali della Castiglia, Burgos, il Salto del Nervìon e tanti altri luoghi toccati dal Cid nel suo epico viaggio attraverso la Spagna.


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