Elezioni, impossibile votare in Italia per studenti e lavoratori fuorisede. Ecco come fanno all’estero

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Ci sono solo tre paesi in tutta Europa che non permettono ai cittadini fuori sede, e che comunque vivono in Italia, di votare dove sono domiciliati o almeno per corrispondenza o delega, invece di costringerli a lunghi e costosi viaggi a ridosso delle elezioni. Sono Cipro, Malta e appunto l’Italia. Il report di ‘The Good Lobby’ e ‘Iovotofuorisede’ spiega come invece nel resto del continente si sono trovate delle soluzione per rendere più semplice per gli elettori l’esercizio di un diritto fondamentale.

La premessa, intanto: l’Istat ha stimato che nel nostro paese quasi tre milioni di cittadini vivono fuori dalla propria regione di residenza. Nella maggior parte dei casi, gli italiani si spostano dal meridione verso il nord. Sul piano elettorale, questo fenomeno si traduce nella perdita di un bacino di voti importante nel sud ad ogni elezione.

Diverse soluzioni sono allo studio del Parlamento, tra cui il voto in prefettura (il cosiddetto ddl Brescia, dal deputato 5 Stelle che l’ha proposto), il voto per corrispondenza e la sperimentazione del voto elettronico (il ddl Madia, dalla parlamentare dem). L’impegno del Parlamento però ha incontrato una forte resistenza da parte del Ministero dell’Interno, la struttura responsabile per l’organizzazione delle elezioni, che ha opposto degli “ostacoli logistici insormontabili” alla volontà del legislatore di salvaguardare l’accesso a un diritto fondamentale.

Queste difficoltà “insormontabili”, è il senso del rapporto, sembrano esistere solo qui: “Negli altri paesi europei questi problemi sono stati superati da tempo – spiega Federico Anghelé di Good Lobby – mentre noi ancora discutiamo della legittimità e della necessità delle possibili soluzioni”.

Ecco quindi qualche esempio. In Spagna il voto per corrispondenza è possibile alle elezioni politiche, regionali, comunali ed europee. Come riportato dalla Commissione Elettorale Centrale, gli elettori che prevedano di non trovarsi il giorno della votazione nella località in cui devono esercitare il diritto di voto, o che siano impossibilitati a presentarsi al seggio elettorale, possono esprimere il loro voto per posta, previa richiesta alla delegazione provinciale dell’Ufficio del censimento elettorale. Una volta richiesto il voto postale, non è possibile votare di persona al seggio elettorale. Il voto postale si può richiedere in qualsiasi ufficio postale oppure in via telematica dal momento di invito a presentare le candidature fino al decimo giorno prima del voto. Secondo l’istituto nazionale di statistica spagnolo, ben 1.362.500 elettori residenti in Spagna hanno votato per corrispondenza alle elezioni politiche di aprile 2019. Alle elezioni municipali di Madrid del 2021, sono state presentate 235.696 richieste di voto per posta, di cui 163.207 effettuate di persona nella rete degli uffici postali e 72.489 online.

In Francia c’è l’opzione del voto per delega: un elettore assente il giorno di un’elezione (dipartimentale, regionale, legislativa, presidenziale, comunale, ecc.) o di un referendum può scegliere una persona che voti al suo posto. Questa persona deve votare secondo le istruzioni date dall’elettore assente.

L’elettore che dà una delega deve compilare un modulo online oppure cartaceo e presentarsi di persona davanti a un pubblico ufficiale. L’elettore non deve fornire alcuna certificazione per giustificare la propria assenza. Il ballottaggio delle elezioni presidenziali del 2017 ha visto il 7 per cento dei voti espressi per delega. Inoltre, la Francia ha introdotto il voto elettronico per i francesi all’estero, sia per le elezioni legislative che per quelle consolari per eleggere i rappresentanti “consiglieri dei francesi all’estero”.

Poi c’è l’esempio della Danimarca. Una procedura di voto speciale è disponibile per per gli elettori che non possono presentarsi di persona al loro seggio elettorale il giorno del voto, in cui gli elettori non sono autorizzati a votare in seggi elettorali diversi da quello in cui sono designati secondo il registro elettorale.

Questa procedura prevede che il voto avvenga prima del giorno delle elezioni. Il voto anticipato è disponibile per ogni elettore in uno dei 98 uffici di registrazione nazionali e nei centri di servizio per i cittadini presenti in qualsiasi municipio. Il voto anticipato può avere luogo entro tre settimane prima di un’elezione generale e non più tardi di due giorni prima delle elezioni. Nelle elezioni parlamentari del 2019, l’8,37 per cento dei voti è stato espresso tramite la procedura di voto anticipato.

Infine in Estonia, dove si può votare semplicemente sul web. Sono necessari un computer connesso e un documento d’identità. Durante le elezioni, l’i-voting è disponibile nello stesso periodo in cui è possibile esprimere un voto anticipato in forma cartacea. L’Estonia è stato il primo Paese al mondo a implementare l’i-voting nelle elezioni nazionali, dal 2005.

Si tratta di un sistema popolare soprattutto perché considerato efficiente e conveniente. Anche se “secondo osservatori internazionali le tecnologie attuali – si legge nel rapporto – sono ancora troppo vulnerabili e che organizzare elezioni generali tramite il voto elettronico porrebbe problemi di sicurezza informatica non trascurabili”. Oggi, circa un terzo dei voti in Estonia vengono espressi via Internet. Insomma, alla fine sorge spontanea la domanda: perché non agevolare anche gli elettori del nostro paese?

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