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Elezioni in Calabria, Letta manda Boccia per recuperare Irto. La candidatura Ciconte rischia di spaccare il Pd

La Republica News
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La linea ufficiale è una, arriva direttamente da Enrico Letta ed è stata chiarita di fronte a tutto il comitato politico nazionale del Pd: in Calabria bisogna provare a “recuperare” Nicola Irto, ma se ci sono più candidati si facciano le primarie come per le grandi città che andranno al voto in autunno.  

Arriva con un mandato chiaro il responsabile enti locali dem, Francesco Boccia in Calabria e il difficile compito di riportare ordine nel caos interno ed esterno al Pd in vista delle regionali. Il pubblico passo indietro di Irto, che ha rinunciato alla corsa alla presidenza della Regione per il Pd, e la fuga in avanti di settori dei dem, che hanno provato a lanciare la candidatura dell’ex parlamentare e storico delle mafie, Enzo Ciconte, nel partito hanno provocato l’ennesima spaccatura, deflagrata sui media e che ha inasprito il clima all’interno.  

Regionali Calabria, nel centrosinistra spunta la carta Ciconte. Ma l’accordo per ora non c’è

Risultato, un pubblico bisticcio – l’ennesimo – che sembra aver infastidito non poco Letta. Da segretario dei dem ha iniziato il suo mandato promettendo di arginare, se non cancellare le correnti e si trova regolarmente a farci i conti. Soprattutto in Calabria, dove il partito, dopo anni di commissariamento, fa i conti non solo con dispetti e battibecchi fra correnti nazionali ma anche guerre fra “bande” tutte locali.  “Discutiamo fra noi e non sui giornali” ci ha tenuto a sottolineare il segretario nel suo intervento.  

Dell’ipotizzata candidatura di Ciconte non si parla, Orlando per la sinistra dem sembra aprire “anche” alla candidatura di Irto ma il tema vero della discussione è un altro: il ruolo del Pd in un centrosinistra tutto da costruire e l’alleanza con i “nuovi” Cinque Stelle del leader pentastellato in pectore Giuseppe Conte. Che dopo giorni di silenzio decide di far sentire la sua voce sulla Calabria proprio mentre ci si accapiglia nelle stanze del Nazareno.  “La regione andrà al voto e questo appuntamento merita il massimo impegno da parte di tutte le forze politiche realmente interessate ad assicurare un futuro di riscatto sociale, culturale e di rilancio economico a tutta la comunità calabrese e, in particolare, alle nuove generazioni” dice Conte , che a nome dei pentastellati chiede “a tutte le forze progressiste di dar vita a un patto di ampio respiro programmatico per poi fornire l’identikit del “candidato ideale”: un personaggio “di alto profilo espressione delle migliori energie della società civile”.  

Parole che dalle parti dei dem non possono essere ignorate, pena un percorso tutto in salita nelle altre grandi città, e a cui il Pd risponde con la proposta di primarie. Traduzione, che si discuta e ci si misuri e i rapporti di forza si definiscano sui voti. Un’ipotesi ventilata settimane fa anche dalla deputata pentastellata Dalila Nesci, ma che aveva preso in contropiede e innervosito parecchio i suoi, consapevoli dei ranghi assai ridotti di attivisti e simpatizzanti su cui possa contare il M5s in Calabria. Nel Pd – e tra le sue mille anime – la soluzione invece sembra star bene a tutti.  

Adesso però toccherà a Boccia farla digerire anche in Calabria. Sempre che riesca a “recuperare” la disponibilità di Irto. Sull’ipotizzata candidatura di Ciconte nulla dice, mentre su un suo eventuale ripensamento ripete: “Ho posto delle questioni politiche, di programma, progetto e metodo. Alla luce delle risposte valuterò”.  

In tempi non sospetti, Irto  aveva aperto alle ipotesi di primarie ma anche per l’inerzia dei suoi nel decidere al riguardo ha deciso di mollare. A seguire nel cahiers de doléances del giovane dirigente dem, l’insostenibile logorio dei franchi tiratori interni – che non hanno mai smesso di lavorare ad una candidatura alternativa, cercando sponde fra civici esterni al Pd e Sardine – e la mancanza di risposte per la Calabria. Sarà impossibile, ha fatto capire, presentarsi in campagna elettorale da partito che sta al governo se per la regione, forse più di altre messa in ginocchio dalla pandemia, non arriveranno risposte e soluzioni immediate. Un tema non eludibile anche per i Cinque stelle. 



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