Elezioni Quirinale, Fico: “Il 4 gennaio dirò la data per la convocazione del Parlamento”

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La data del voto per il presidente della Repubblica “la dirò nella lettera che io manderò per la convocazione del Parlamento in seduta comune, che sarà inviata il 4 gennaio”. Lo puntualizza il presidente della Camera, Roberto Fico, nel corso dell’incontro con la stampa parlamentare per il tradizionale scambio di auguri natalizi. “La lettera sarà inviata il 4 gennaio anche alle Regioni per l’individuazione dei delegati regionali”, prosegue Fico.

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Tanti gi argomenti toccati dal presidente di Montecitorio, che si dice d’accordo con la proroga dello stato di emergenza: “Sono concorde con la proroga dello stato di emergenza, credo sia anche più coerente dal punto di vista normativo”. In merito allo sciopero generale dichiarato da Cgil e Uil per giovedì 16, Fico sottolinea l’importanza di “mantenere sempre aperto il dialogo con i sindacati”.

“La compressione dei tempi della sessione di bilancio, che quest’anno giungerà all’esame dela Camera in ritardo e con pocchissime possibilità per i deputati di intervenire sul testo, è un problma strutturale, aggiunge poi l’esponente M5S.  “Io credo nel bicameralismo ma il problema è strutturale e va affrontato nel suo insieme, con il Senato e con il governo. Dopo la legge di bilancio dovremo riuscire a fare un punto con il Senato e il governo su come riuscire ad affrontare le problmatiche ampie del bicameralismo”.

Nell’esecrare l’aula vuota ieri durante la discussione sul fine vita, Fico rimrca come su alcuni temi la società sia più veloce delle Camere: “Quando ci sono i referendum, è sempre bene l’inziativa referendaria, ma su alcuni temi, come cannabis e eutanasia, il Parlamento va a rilento rispetto alla società”.

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Infine si dice lieto per la scarcerazione di Zaki ma invita a tenere alta la guardia: “Sappiamo che l’Egitto non è un paese che rispetta i diritti umani, e per questo bisogna tenere alta l’attenzione visto che c’è ancora un processo da fare”. Anche sul cao Regeni, “non dobbiamo mollare, percheé si tratta di una questione che riguarda non solo la sua famiglia ma lo Stato italiano”.

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