Elezioni regionali 2020 e referendum: scrutatori reclutati con il passaparola, la battaglia ai seggi

La Republica News

All’incrocio delle prime urne “pandemiche”, la democrazia vince sulla paura. E la macchina sembra reggere l’onda d’urto dei protocolli anti-Covid, delle sostituzioni lampo di scrutatori assenti ai seggi, dei malori sospetti che hanno costretto a chiusure e immediate sanificazioni. Anche se all’inizio, è strano davvero. Mezzo volto scoperto, ci si guarda a distanza, in sezione, là dove si andava una volta a votare per gruppi, con amici, nonna, cugini, o coi bambini che correvano per i corridoi delle scuole. Oggi qualcuno chiede, timido: “Ma queste matite con cui votiamo, le sanificate dopo ogni voto?”. E la presidente, sguardo paziente: “Ma scusi, signore, se lei ha appena igienizzato le mani prima di entrare, toccherà questa matita senza contagiarla in nessun caso. Giusto?”. Tic, timori. Piccole manie da domenica che resterà nella storia elettorale di patria. Così l’affluenza cresce in serata, tra superabili imprevisti e il monitoraggio serrato del Viminale (che segretamente incrocia le dita per oggi).Alla fine oltre un italiano su 3, ieri, ha preso la tessera elettorale ed è entrato in cabina per esprimere la propria opinione sulla riduzione del numero dei parlamentari in Italia o per scegliere, laddove era previsto, i propri amministratori locali e regionali. In 1820, sottoposti alla quarantena, hanno usufruito del voto domiciliare, e tra loro anche Silvio Berlusconi “isolato” ad Arcore.”In tanti si attendevano – ragionano dal Viminale – che la paura del contagio Covid tenesse gli italiani lontano dai seggi. E invece così non è stato: stanno funzionando le misure di sicurezza e di prevenzione che sono state previste in tutta Italia, con la mascherina obbligatoria e l’igienizzazione attenta. E ha tenuto la macchina organizzativa: tutti i seggi sono stati costituiti”. Ma che fatica, però. “Una notte così – raccontano dal ministero – non è esattamente quella che normalmente precedeva le elezioni”.Corsa a ostacoli. Tutto entro le 5 del mattino. Il Comune di Roma si è trovato a dover sostituire ben 760 presidenti sui circa 2.600 seggi. “Numero enorme coperto in tempi record. Abbiamo dovuto richiamare in servizio anche 250 agenti della polizia locale di Roma Capitale – ha detto la sindaca Virginia Raggi – molti dei quali durante la notte”. A Napoli, le surroghe hanno riguardato 250 presidenti su 860. A Torino, i presidenti rinunciatari sono stati 506 su 919 e gli scrutatori 1.487 su 2.800. “Quello degli uffici – ha detto la sindaca Chiara Appendino – è stato un lavoro enorme, andato avanti quasi per tutta la notte”. Milano ha dovuto sostituire 178 presidenti e 1.620 scrutatori. “Credo – ha spiegato il sindaco Giuseppe Sala – che sia l’effetto del timore relativo al Covid. Per fortuna, la città ha risposto”. Ha invece funzionato il tam-tam tra amici e conoscenti per supplire al “buco” creatosi alla scuola media Moscati alla Garbatella, Roma sud, che rischiava di lasciare chiusa una delle 5 sezioni: catena di whatsapp e alle 8 il miracolo era compiuto, tre scrutatori, presidente e segretario in pista.Defezioni, e malesseri: alcuni sono passeggeri, altri portano a diagnosi Covid. A Calendasco, comune del piacentino, il sindaco Filippo Zangrandi non si fa prendere dal panico e annuncia via Fb: “Le operazioni elettorali al seggio 2 sono sospese causa Covid fino alle 13.30 circa. Riprenderanno nel nuovo seggio, con personale nuovo”. Uno degli scrutatori era risultato positivo, per un tampone eseguito per precauzione 36 ore prima: vanno in isolamento tutti i colleghi di seggio, si rassicurano invece gli elettori. “Poiché hanno votato tutti in mascherina, non si corrono rischi”.In Veneto, regione del virologo Andrea Crisanti, a Padova e provincia ben 1.300 addetti ai seggi si sono sottoposti a tampone: 2 i positivi al coronavirus. A Genova, un seggio elettorale chiuso dopo che il presidente aveva superato una notte con febbre e sintomi sospetti ( tampone subito eseguito: negativo). Di contro, a Sanremo, s’è dovuto lottare con l’ostinazione di un elettore che non voleva igienizzare le dita: è andato in escandescenze, c’è voluto persino l’intervento della polizia. Motivo? Mistero. Ma alla fine s’è convinto.A pagare il prezzo della nuova distribuzione delle urne su spazi più ampi, sono stati in alcuni casi gli elettori disabili, che si sono ritrovati di fronte a barriere mai affrontate prima. Come denuncia il docente universitario dell’Università partenopea Federico II, Salvatore Prisco: “Sono appena tornato, indignato, dall’aver votato. I seggi erano in una scuola al cui ingresso si accedeva dopo molti gradini e, in più. posti al primo piano”. E non mancano le ombre di voto sporco.A Giugliano, nel napoletano – uno dei più vasti comuni italiani chiamati al voto amministrativo in questa tornata, ed uno dei soli 6 dove c’è un candidato sindaco nato dall’unione tra Pd e 5S – scatta sotto il caldo torrido delle 13 la denuncia per un sospetto “punto di compravendita di voti” all’esterno del seggio di via Pigna. A denunciare lo strano mobimento è il candidato del centrodestra, Pietro Maisto. Che è testimone quasi in “flagranza” dell’inspiegabile via vai di elettori intorno ad un’auto, che staziona lì fuori, pneumatici a terra, veicolo senza assicurazione. Due uomini con borsello a tracolla fanno su e giù dall’auto. Alla richiesta dei documenti uno scappa, l’altro è difeso da un fratello a voce alta: “Noi non compriamo voti, siete voi, la politica è sporca” . Sia Maisto, sia Alessandra Iannone del Pd, col candidato Nicola Pirozzi, chiedono accertamenti e chiarezza. “Giugliano ha diritto a un futuro di politica pulita, di esercizio del voto libero e democratico. Porteremo avanti anche questa battaglia, nel cammino comuen appena iniziato anch econ i giovani colleghi dei 5s”. Intanto, altro seggio una scrutatrice sviene. Seggio chiuso. Ma era solo il caldo.


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