Elezioni Usa Trump puo ancora vincere il gioco degli Stati

Elezioni Usa: Trump può ancora vincere il gioco degli Stati

La Republica News
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LE previsioni della vigilia elettorale, basate sui sondaggi, indicano unanimemente un vantaggio del candidato democratico Joe Biden sul presidente Donald Trump. Ma tutti coloro che dentro e fuori gli Usa sperano di risvegliarsi il 4 novembre con Trump fuori dalla Casa Bianca e dalla politica mondiale sono molto cauti nell’esprimere la loro speranza. Anzi, i timori prevalgono. Questo soprattutto per motivi scaramantici, e perché la memoria dello shock del 2016, con la sconfitta davvero inaspettata di Hillary Clinton è di quelle ferite dell’anima difficili di rimarginare.Però non c’è solo la scaramanzia. Ci sono anche i numeri, a indicare che Trump ha qualche possibilità di vincere. Anche senza ricorrere a metodi intimidatori e vie legali (eventualità che vedremo più avanti). Alcune strade, seppur strette, sono ancora aperte per il presidente. Il sito FiveThirtyEight del sondaggista Nate Silver (che 4 anni fa si distinse per essere stato l’unico a dare un 29% di possibilità di vittoria a Trump contro le percentuali anche a una cifra di altri media) dà quest’anno Trump il 10% di chance. Cioè più di “zero”.

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E se si ha intenzione di seguire dall’una di stanotte lo spoglio e le dichiarazioni di assegnazione degli Stati (compito assolto dai grandi network nazionali), è utile attrezzarsi con una mappa del Risiko degli Stati: cioè le diverse combinazioni che i due candidati hanno per arrivare ad aggiudicarsi i 270 Grandi Elettori del collegio che il 14 dicembre nominerà il nuovo presidente degli Usa. Un numero che si arriva a comporre (generalmente nella notte, anche se stavolta potremmo dover attendere alcuni giorni) man mano che gli Stati vengono conquistati dall’uno e dall’altro sfidante, ciascuno Stato con il proprio peso specifico di voti nel Collegio Elettorale (a seconda della popolazione).

Tutte le ipotesi naturalmente si basano sulla presunzione che i sondaggi siano il più accurati possibile. Di nuovo, dopo lo shock del 2016, il mantra è di non fare troppo affidamento sui sondaggi. Ma la solidità delle previsioni quest’anno sembra maggiore (e non è neanche vero che nel 2016 sbagliarono più che in passato, anzi). Ci sono molti meno elettori “indecisi” (e quattro anni fa si riversarono in gran parte su Trump), ci sono meno candidati indipendenti a rendere meno chiaro il quadro: questa “massa grigia” era il 12,5% nel 2016, è scesa al 4,6% quest’anno. Soprattutto, i sondaggisti hanno imparato un’importante lezione e quest’anno i parametri sono stati ricalibrati per dare più peso al fattore “istruzione” che risultò tanto evidente nella scelta in favore di Trump da parte dell’elettorato bianco con livelli di studio più bassi. I numeri che seguono vengono dalla media dei sondaggi messa a punto dal team di Five Thirty Eight. 
Pennsylvania: il tipping point State
In ogni elezione c’è un cosiddetto tipping point State, la cui conquista determina l’elezione del presidente: è il primo a determinare la vittoria definitiva. Nel 2000 fu la Florida, con lo storico ricorso alla Corte Suprema che alla fine assegnò la vittoria a George W. Bush su Al Gore. Poi ci fu l’Ohio, sempre per Bush. Il Colorado decise le due vittorie di Barack Obama nel 2008 e 2012. E la Florida, di nuovo, incoronò Trump quattro anni fa. Quest’anno lo Stato “magico” dovrebbe essere la Pennsylvania.Rep

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Forse per questo gli sforzi economici e i comizi degli ultimi giorni si sono concentrati in questo Stato tra la Costa Est e il MidWest, che ha dato i natali a Biden ma che gli sta dando in queste ore anche tante preoccupazioni. La differenza però è che Trump ha assoluta necessità di vincere la Pennsylvania (le sue possibilità di vincere la Casa Bianca scendono al 2% se dovesse perderla), mentre Biden ha anche una serie di strade alternative aperte: se dovesse perdere nello Stato di Philadelphia avrebbe ancora il 30% di possibilità di vittoria. A patto, prima di tutto, di mantenere tutti gli Stati vinti da Hillary Clinton e di “riconquistare” Stati democratici clamorosamente passati al nemico 4 anni fa. Con qualche aggiunta.
Alla riconquista della Rust Belt
Ci sono buone possibilità che Biden riconquisti gli Stati della “Rust Belt” (il Midwest operaio) che quattro anni fa tradirono a sorpresa Hillary Clinton. I margini in Wisconsin e Michigan sono ampi (7-8 punti), e anche una stima gonfiata di 5 punti come quella che ingannò Clinton 4 anni fa qui si può scontare senza grossi problemi. Buone possibilità anche in Minnesota, altro Stato del Midwest vinto di pochissimo da Clinton. In Pennsylvania il margine è più stretto: i sondaggi danno Biden in vantaggio (quasi 5 punti), ma si tratta di un vantaggio piccolo. Soprattutto se lo si raffronta con il vantaggio nazionale (8 punti alla vigilia del voto). Anche con un errore dei sondaggi di 5 punti, Biden è ancora solidamente favorito nella vittoria del “voto popolare”, cioè il totale dei voti in tutti gli Stati Uniti. Che però non serve a niente per vincere la Casa Bianca. Una sconfitta in Pennsylvania invece è possibile, soprattutto se Trump cominciasse a contestare le schede inviate per posta, che dovrebbero in gran parte andare all’avversario. 
L’eterna Florida
Piani alternativi per Biden esistono. Se stanotte conquistasse la Florida (e il risultato potrebbe effettivamente arrivare nella notte, perché qui le schede postali e il voto anticipato sono già stati spogliati e sigillati), la partita sarebbe chiusa. Ma il vantaggio dello sfidante qui è davvero esile: 2,1%. In molti sondaggi Trump è dato in lievissimo vantaggio. Un fenomeno interessante, però, potrebbe verificarsi tra gli elettori delusi di Trump che non hanno il coraggio di dichiarare apertamente che sceglieranno i democratici. Soprattutto nelle comunità di pensionati e tra i latinos, lo stigma della comunità può aver alterato al ribasso i dati di Biden nei sondaggi. Ma è una scommessa davvero rischiosa. Il fenomeno degli elettori che si vergognavano di dichiararsi pro Trump è visto come uno degli elementi di errore nei sondaggi del 2016. Ma non ci sono certezze che questo sia effettivamente accaduto. Così come non è detto che ci siano elettori che “si vergognano” di dire che sceglieranno Biden.
Uno sguardo al Sud
Tra 1 e 3 punti di vantaggio per Biden in Arizona, Georgia, North Carolina offrono alcune, seppur esili, vie alternative. Calcolando il numero di Grandi Elettori di ciascuno Stato, conquistare ad esempio l’Arizona (quella che si è spostata più a “sinistra” in questi anni) non sarebbe comunque sufficiente per Biden. Dovrebbe aggiudicarsi anche il Grande elettore di Maine o Nebraska, dove pure conduce, di poco, nei sondaggi. Oppure l’Iowa. Quel che gli analisti però rilevano è che una sconfitta in Pennsylvania prefigurerebbe per Biden una sconfitta anche in questi Stati, demograficamente simili, potenzialmente precudendogli anche i “piani B”. Se invece la notte regalasse a Biden il super-repubblicano Texas, sarebbe il segno che non solo la Casa Bianca è passata di mano, ma che l’America ha compiuto un’inversione di tendenza decisa, ben più profonda. Trump qui per ora ha un vantaggio, ma di meno di due punti. Praticamente nulla.
Le maniere forti
Fin qui i numeri, seppur ipotetici. Ma Donald Trump sembra considerare anche altre strade, meno convenzionali, per vincere anche a dispetto dei numeri. Ancor prima dell’Election Day il presidente ha tirato in ballo i tribunali contestando presunte irregolarità nel voto anticipato e postale. In Nevada ha cercato di bloccare lo spoglio del voto postale sostenendo che non era sufficientemente “sicuro”. In Texas ha provato a bloccare il voto in auto (drive through), adottato per rendere le file più sicure dal contagio da coronavirus. Entrambi sono Stati cruciali. In entrambi i casi le contee prese di mira erano contee democratiche. In entrambi i casi, il presidente è stato sconfitto dai giudici. Ma siamo appena all’inizio.


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