Elogio della mascherina loggetto dellanno

Elogio della mascherina, l’oggetto dell’anno

La Republica News
Pubblicità
Pubblicità

Mentre l’anno se ne va, nel giubilo ottimista delle prime dosi di un vaccino che è già nella storia, sarebbe onesto da parte di tutti rivolgere un pensiero grato a quello che è stato l’oggetto dell’anno: la mascherina. Un giorno qualche scienziato farà il calcolo non di quante mascherine abbiamo usato – centinaia di miliardi ad occhio -, ma di quanti contagi abbia prevenuto e quindi di quante vite abbia salvato questo oggetto così semplice e in fondo rudimentale da non essere sostanzialmente diverso da quello con il quale l’umanità aveva affrontato la pandemia influenzale del 1918, un secolo fa.

Eppure quante dubbi, quanti ripensamenti, quanti errori marchiani ci sono stati a proposito del suo utilizzo: all’inizio sembrava che non servisse a nulla, poi che dovessero indossarla solo i sintomatici, poi tutti sempre; che palle, dicevano alcuni mostrando le orecchie a sventola; ma vuoi mettere con il disagio vero di finire intubati in ospedale? Insomma il 2020 avrebbe dovuto essere l’anno dell’intelligenza artificiale e delle auto volanti e invece è stato l’anno delle mascherine. Confrontatele con il fallimento del contact tracing tramite app (globale, mica solo italiano) e ditemi se non indica qualcosa. 
Nei libri di storia verranno ricordati quei capi di Stato che se ne sono infischiati dell’invito a indossarla sempre e poi sono stati colpiti dal virus; e forse anche il misterioso piano pandemico italiano con il suo invito ad approvvigionarsi di strumenti medici di protezione personale quando ormai era troppo tardi.
Certo qualche economista calcolerà il business gigantesco e paradossale che si è sviluppato attorno a questo oggetto, paradossale perché la gran parte delle mascherine del mondo sono giunte dalla Cina proprio come il virus che le ha rese necessarie (solo nei primi cinque mesi dell’anno in Cina sono nate oltre settantamila aziende per fabbricare mascherine).
Qualche giorno fa è stato assegnato l’atteso premio Next Gen Mask rivolto a giovani fra 15 e 24 anni: inventate una mascherina migliore, era la richiesta, in palio un milione di dollari. Ha vinto un laboratorio di una università dell’Arizona che ha realizzato una mascherina che non appanna gli occhiali, che usa un tessuto che porta la capacità di filtrare l’aria al 95 per cento, e che si illumina quando uno parla utile quando si sta in gruppo.
La produzione inizia subito. Ma se tutto va bene con i vaccini, sarà buona per la prossima pandemia. Stavolta cerchiamo di arrivarci con un piano e una scorta di mascherine.



Go to Source