Emergenza Covid battaglia su Napoli gli 007 del ministero setacciano le corsie

Emergenza Covid, battaglia su Napoli: gli 007 del ministero setacciano le corsie

La Republica News
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NAPOLI – Un lungo braccio di ferro. Che, forse, non si chiude neanche oggi. La Campania è diventata un rompicapo, una delle spine nel fianco del ministro Roberto Speranza, nella gestione della pandemia. Resta o no in zona gialla? Sembrava certo lo slittamento verso uno dei livelli più a rischio (arancio o rosso). Il rebus si consuma per tutto il giorno, l’ipotesi di nuove restrizioni viene smentita più volte dal governatore Vincenzo De Luca. Nel pomeriggio, ha un bel dire il presidente che a Roma “non c’è più nulla da decidere, né da attendere”. Il ministro, ed i suoi esperti, invece, vogliono vederci chiaro. Restano dubbi sui dati e l’adeguatezza del sistema sanitario. Ecco perché Speranza ha inviato i suoi ispettori, che ieri girano in quattro tra i più importanti ospedali di Napoli: Cardarelli, Ospedale del Mare, Cotugno (polo di riferimento per le malattie infettive) e Monaldi. Una task force di sei tecnici, accompagnata dai carabinieri del Nas, da due mesi diretti dal generale Paolo Carra. Bussano alle porte dei presìdi, istruiscono quel dossier che non sarà chiuso prima di qualche giorno: relazione da inviare al ministro e, in presenza di profili penali, atti in Procura. De Luca non accenna però mai all’ispezione, rivendica di aver “sollecitato personalmente un’operazione di trasparenza, per eliminare ogni zona d’ombra, anche fittizia”.Le verifiche degli 007 durano ore. Sopralluoghi in pronto soccorso e tra le code di pazienti in attesa. Molte domande ai Dg. La Sanità dei Piani anti Covid in Campania passata ai raggi X.
Alla luce di incongruenze emerse dai bollettini ufficiali (su dati di posti letto, sulla loro effettiva utilizzabilità, sulla programmazione delle misure da mettere in campo per la seconda ondata) gli ispettori devono valutare come sta rispondendo il sistema. E, a quanto pare, sarebbero state riscontrate evidenti criticità: sia nell’organizzazione delle cure, sia nella mancanza di personale (anestesisti e pneumologi). Rilievi anche nell’assistenza domiciliare degli ammalati con quelle patologie respiratorie: ciò che colpisce è la mancanza, in molti casi, di una costante ed efficace relazione tra Asl e Medicina del territorio, così come (specie in provinciana) sono emerse cadute nel lavoro sul campo delle Usca, le Unità costituite che tutte le Regioni avrebbero dovuto istituire a marzo per curare gli ammalati da Cov-Sars-2 in casa.I contagi non si fermano, altri 2700 ieri, con una percentuale del 19 per cento. E da un rapido calcolo emerge che, solo nell’ultima settimana, le corsie hanno registrato un aumento di 570 ricoveri. Una pressione che non lascia tregua a medici e infermieri. “La Campania è una bomba a orologeria pronta a esplodere”, dice senza mezze misure il presidente della Federazione italiana dei medici di Medicina generale Silvestro Scotti. Sono preoccupati anche i vertici dell’Istituto Superiore della Sanità : la Campania, così come le altre tre regioni, per il presidente Silvio Brusaferro, va “verso un rischio alto. Opportuno anticipare misure più restrittive”. Situazione che fa temere il collasso. Tra gli “indicatori” del caos, ecco che i Nas inviati dal colonnello Vincenzo Maresca hanno scoperto che c’erano ambulanze del 118, in servizio per le Asl di Napoli e Caserta, non sanificate dopo il trasporto di pazienti infetti. Pericolo che si aggiunge a rischio. La Campania appesa a un filo. Ma nessuno può dire, tra valutazione dei parametri, relazione degli ispettori e dialettica politica, come finirà quel braccio di ferro. 


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