Emergenza Covid, come garantire la diagnosi precoce del tumore al seno

La Republica News
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L’emergenza Covid ha sconvolto le nostre abitudini, anche quelle di prevenzione. I programmi nazionali di screening che hanno permesso negli anni di salvare migliaia di vite hanno subìto una battuta d’arresto; nel solo caso dello screening mammografico si stima che si siano persi oltre la metà degli appuntamenti che erano stati programmati, circa 470mila mammografie in meno rispetto al 2019, accumulando il corrispettivo di 2 mesi di ritardo. E proprio mentre ospedali e centri si stavano sforzando di trovare il modo per recuperare il tempo perso, la pandemia torna a rialzare la testa e obbliga alcune Regioni a chiudere, tutte a rallentare nuovamente.La diagnosi precoce del tumore alla mammella è un vero salvavita: chi sopravvive alla diagnosi lo deve in massima parte al fatto che il tumore viene scoperto quando le sue dimensioni sono minime ed è più probabile riuscire a sconfiggerlo. Molte donne durante il lock down hanno rinunciato alle visite senologiche, alle mammografie, alle visite di controllo. E oggi cosa devono fare? Ci si può fidare ad andare negli ospedali per eseguire questi esami? Per fare il punto della situazione abbiamo invitato degli esperti: Adriana Bonifacino, responsabile della senologia all’ospedale Sant’Andrea di Roma, Massimo Calabrese, presidente della Società Italiana di Radiologia Medica, Paola Mantellini dell’Osservatorio Nazionale Screening e Andrea Zola di Fujifilm.
L’appuntamento con Daniela Minerva, direttore di Salute, e i suoi ospiti è per mercoledì 11 novembre alle 18, in streaming. E sarà l’occasione anche per capire quale sforzo di organizzazione, di rinnovamento sul fronte delle tecnologie e del personale, è necessario per assicurare a tutte le cittadine la stessa possibilità di accedere allo screening mammografico garantita prima dell’avvento di Sars-Cov-2, virus con cui dobbiamo piano piano imparare a convivere.
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