Emergenza roghi, in fumo 59.000 ettari in Italia: le regioni più colpite sono Sicilia e Calabria

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Dalla Grecia all’Italia, fino alla Spagna, a luglio gli incendi hanno bruciato le foreste in Europa. Alte temperature, venti forti, siccità e vegetazione secca sono tra le cause che hanno reso i roghi così ostinati e diffusi, minacciando i boschi anche in Croazia e Portogallo. Il Mediterraneo è in fiamme, è il fuoco è divampato anche in Nord Africa, in Algeria e Tunisia. Una crisi climatica e ambientale che non si può affrontare solo con un approccio basato sulla gestione dell’emergenza: per la prevenzione di incendi, dissesto e calamità naturali è fondamentale il controllo dei territori e la gestione forestale.

I dati

L’Ispra (Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale) ha fotografato questa situazione con i suoi report sugli ecosistemi forestali. nell’aggiornamento dell’otto agosto, si legge che le aree percorse da grandi incendi boschivi – nel periodo compreso dall’uno gennaio al sei agosto 2023 – sono aumentate raggiungendo i 59.000 ettari (ha), di cui oltre 9.400 di ecosistemi forestali: quelli più colpiti sono porzioni di macchia mediterranea e boschi di leccio (63%) e superfici ricoperte da boschi e rimboschimenti di conifere (20%).

L’Ispra fa notare che il 93% delle aree bruciate finora comprendono territori della Sicilia (75%) e della Calabria (18%). “La provincia di Palermo risulta la più impattata (oltre 15.500 ha, di cui il 20% foreste), a seguire la provincia di Reggio Calabria (8.500 ha, il 18% di foreste), la provincia di Messina (5.200 ha, il 19% di foreste) e la provincia di Siracusa (4.200 ha, il 24% foreste)”, si legge nel report. L’istituto aggiunge inoltre che dal 5 al 7 agosto anche la Sardegna è stata interessata da numerosi incendi che hanno avuto un impatto relativamente limitato sugli ecosistemi forestali. Le aree più colpite del settore orientale dell’isola sono quelle dei comuni della provincia di Nuoro (Gairo, Posada e Siniscola) e della provincia del Sud Sardegna (Castiadas e Muravera).

Legambiente ha denunciato questa situazione, sottolineando che le fiamme stanno minacciando la biodiversità della Penisola e i centri abitati. Il problema dei roghi si aggrava durante l’estate, con alcune regioni profondamente colpite come Sicilia, Calabria e Sardegna, ma interessa il Paese durante tutto l’anno: come ricorda l’associazione ambientalista, da gennaio 2023 al 27 luglio sono andati a fuoco 51.386 ettari equivalenti a 73.408 campi da calcio. Più nel dettaglio, “la gran parte degli ettari andati in fumo, ben 41.365 (pari all’80%), è bruciata in Sicilia, seguita da Calabria, 7.390 ettari, Puglia 1.456 ettari e Abruzzo 284 ettari”. Spesso si tratta di incendi dolosi, fa notare l’associazione ambientalista che ricorda i dati del 2022 quando sono stati accertati 5.207 reati per incendi dolosi, colposi e generici: Calabria e Sicilia sono ai primi posti della classifica 2022 delle regioni più colpite dalle azioni incendiarie, rispettivamente con 611 e 544 reati contestati. Segue al terzo posto il Lazio con 479, la Toscana con 441 e la Lombardia, che dal decimo passa al quinto con 415.

Se si guarda ancora più dietro nel tempo, continua Legambiente, dal 2018 al 2022 in Sicilia sono stati 2.938 i reati accertati per incendi dolosi, colposi e generici, 191.386 gli ettari di superficie boscata e non andati in fumo: Palermo (677), Messina (605) e Catania (444) le città con più illeciti. In Calabria dal 2018 al 2022 sono stati 2.709 i reati accertati di questo tipo, 63.196,30 gli ettari di superficie boscata e non percorsi dalle fiamme: Cosenza (1652), Catanzaro (454) e Crotone (412) le città dove si sono registrati più illeciti.

Per questo Legambiente sottolinea la necessità di una maggiore prevenzione, su più livelli, anche definendo un soggetto unico come la Protezione Civile nazionale per gestire gli incendi boschivi in maniera integrata, e garantendo un maggiore coordinamento tra le istituzioni e gli attori coinvolti. Inoltre, secondo l’associazione ambientalista, servono pene più severe estendendo quelle previste dal Codice penale per il reato di incendio boschivo a qualunque tipologia di incendio di vegetazione. E bisogna migliorare il sistema di raccolta, analisi e condivisione dei dati sugli incendi in Italia attraverso investimenti tecnologici e semplificazioni normative.

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