Emilia Romagna, i sindaci: “Lo Stato ci ridia i soldi spesi o saltano i bilanci dei Comuni”

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BOLOGNA – Comuni, consorzi di bonifica, province, la stessa Regione. Sono tutti in attesa di quel “portafoglio” che per il momento il generale Figliuolo non ha, ma che il governo ha promesso. Perché gli enti locali hanno già terminato o comunque avviato cantieri, i cosiddetti lavori in somma urgenza, per oltre 523 milioni di euro che dovranno necessariamente essere coperti da fondi nazionali. «Altrimenti saltano i bilanci dei Comuni», dicono a gran voce da settimane i sindaci delle zone alluvionate.

L’ammontare della spesa per 6.469 interventi

Dopo l’incontro con Francesco Figliuolo la prudenza è massima, ma i dirigenti regionali fanno notare una differenza: per il terremoto che nel 2012 colpì l’Emilia-Romagna dopo otto giorni le istituzioni locali potevano contare materialmente su 500 milioni. «Per l’alluvione ad oggi sono arrivati 30 milioni, peraltro stanziati per il primo evento del 2-3 maggio», sottolineano gli stessi. Nella ricognizione dei danni a opere ed edifici pubblici inviata dalla Regione al dipartimento nazionale della Protezione civile, i primi lavori urgenti ammontano a 1,9 miliardi per 6.469 interventi (su un conto totale dei danni compresi i privati che sfiora i 9 miliardi). Di questi oltre 16 milioni sono per lavori già terminati e 507 milioni per cantieri in corso. Si tratta di 523 milioni già impegnati dagli enti locali, capaci di far franare anche le casse dei Comuni se non arriva la copertura da Roma. «I soldi ci sono», assicurano da tempo esponenti dei partiti di maggioranza, avanzando anche dubbi sugli elenchi inviati dai sindaci, accusati di “fare la cresta” sull’emergenza. «I soldi ci saranno», hanno detto anche vari ministri.

Il primo cittadino di Ravenna: “Mi sento preso in giro”

«Intanto col commissario Figliuolo è stato importante riconoscere che al momento non ci sono fondi stanziati», ragiona Michele De Pascale, sindaco di Ravenna e presidente della stessa Provincia, che risponde alle polemiche: «Mi sento preso in giro, non si possono bloccare i fondi a imprese e famiglie perché questi hanno dubbi. Noi ci confronteremo d’ora in poi solo col governo e col commissario». Nella provincia di Ravenna, per esempio, si contano interventi urgenti già avviati o da fare su strade ed edifici pubblici per 38 milioni, che diventano 144 nel territorio di Forlì-Cesena. Si tratta per esempio della ricostruzione del ponte crollato tra Russi e Faenza o della riapertura della provinciale 302 faentina. «Il Comune di Ravenna e la provincia possono permettersi di anticipare fondi, ma i più piccoli non ce la faranno», sottolinea De Pascale.

E il collega di Modigliana

A Modigliana per esempio, nel Forlivese, con 4.300 abitanti e un territorio che supera i 100 chilometri quadrati, i danni totali sono 158 milioni e il Comune ha impegnato 1,9 milioni per i lavori più urgenti. «Per riaprire le strade, togliere il fango e consentire alle persone di arrivare a casa — spiega il sindaco, Jader Dardi —. Il mio bilancio pesa 4 milioni, se non ci vengono riconosciute queste spese verrà disastrato». La stessa musica, pur con più prudenza, arriva del resto anche da Brisighella, dove il sindaco Massimiliano Pederzoli è stato eletto con l’appoggio di Fratelli d’Italia e Lega. «Noi abbiamo speso centinaia di migliaia di euro dell’avanzo per il movimento terra e i lavori più urgenti, su un bilancio da 4,5 milioni — spiega il primo cittadino —. Ma conto che i fondi arriveranno, il generale Figliuolo ha grandi capacità che ha già dimostrato. Ne ho parlato anche col ministro Salvini, che è venuto a trovarci a Brisighella. Però per ricostruire ci vorrà del tempo».

“Bilanci a rischio senza fondi”

«Per ora è come se avessimo fatto finta di averli, i soldi — aggiunge da Faenza Massimo Isola —. Del resto sono lavori che dovevamo fare, solo per gli spurghi abbiamo speso 3 milioni. Se questi fondi non arriveranno i bilanci saltano. Perché le imprese fatturano a noi, mica allo Stato».

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