Emma Marrone si racconta a Repubblica delle Idee: “Questa sono io, non cambierò per piacere a qualcuno”

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Chi era Emmanuela Marrone prima di diventare Emma? “Prima ero quella che sono adesso, solo che ora mi conoscono tutti. Ero una ragazzetta che voleva fare a tutti i costi questo mestiere meraviglioso”. La cantante festeggia dieci anni di carriera e si racconta a Ernesto Assante e Alessandra Vitali sul palco di piazza Maggiore nell’ultima giornata di Repubblica delle Idee. Un racconto che parte da lontano, da una certezza: “Avevo forse 9 anni, andai da mia mamma e le dissi: voglio diventare ricca, famosa e andare a vive a Roma. Su Roma e sul famosa ho vinto – dice – avevo questo desiderio di andare lontano. All’inizio la musica per me era un mezzo per andare via dal mio piccolo paese, forse perché era l’unica cosa che mi veniva bene. Ho iniziato a suonare con papà, da corista. La prima canzone su un palco era Grande grande grande di Mina, a un concorso per bambini, che naturalmente ho vinto”.

“Poi vennero le band, per suonare nei locali e nei matrimoni, dove si guadagnava di più. Mio padre però non era molto contento: per me avrebbe preferito tutto tranne che la musica. Mamma era più aperta, meno respingente di mio padre”. E’ arrivato poi il momento di un trio, i Miur, di musica elettronica (“Abbiamo aperto i Tre allegri ragazzi morti”), “poi mi sono ammalata, per la prima volta, e ho visto sgretolarsi il mio mondo. Doveva anche partire un tour, la prima cosa bella grossa, ma a quel punto mollai tutto, avevo anche bisogno di riprendermi fisicamente, e pensai a trovarmi un lavoro. Ma mia mamma chiamò ‘Amici”.

All’inizio del suo percorso di Amici fu criticata perché non lasciava trasparire le sue emozioni. “Sono una timidona, ma non ho mai pianto. E non esiste un termometro delle emozioni. Il pubblico invece dovrebbe apprezzare, contro quelle persone che invece mutano per piacere alla platea. L’ho sempre detto, non cambierò per piacere a qualcuno. Ogni giorno mi vengono contestate delle cose, ma sono rimasta quella bambina strafottente che non ha paura di perdere consensi”.

“Quel giorno vidi un numero da Roma, pensavo fosse un controllo medico. Invece mi chiamavano da Amici per il provino. ‘Se vuole la aspettiamo, se no…’. Allora – racconta Emma – sono tornata a casa e ho chiesto chiarimenti: ‘Sono stata io’, ha detto mia mamma: ‘Datti quest’ultima possibilità nella vita, se va male, torni e ti trovi un lavoro”. Emma ripercorre il giorno del provino. “C’era una marea di gente. ‘Eh però figlia mia come vuoi che fra tanta gente si accorgano di te?’, ha detto la mamma. “Eh ma allora sei stronza”, la risposta di Emma. Ma c’è stato un momento in cui ha capito di essere arrivata? “Son passati dieci anni ma son sempre pronta a fare tabula rasa. Non è il successo che mi fa porre delle domande, è come io vivo la musica che mi fa svegliare e chiedere: come canterò stasera a Bologna, come voglio approcciare il mio prossimo disco, cosa voglio dire veramente? Da dieci anni mi faccio domande, è questo che mi ha permesso di fare una dignitosissima carriera fatta di tappe importanti. Mi guardo allo specchio e mi guardo indietro e vedo che ho fatto davvero tante cose”.

Ma come ha fatto a non perdere la testa, chiede Assante: in pochi anni è arrivata alla vittoria a Sanremo. “Perché non ho mai rincorso il successo, ma ho sempre rincorso la musica. Il successo per me è sempre stata una conseguenza. Io sono concreta e pragmatica, forse sono più normale di quelli che pensano di essere normali. Vado al mercato in ciabatte, frequento poco ambienti mondani perché non mi appartengono. A me interessa solo fare dischi e fare concerti, il resto non mi interessa. E non mi drogo”.

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