Endometriosi, un dolore da non sottovalutare

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Dolori, emorragie, cefalee. L’endometriosi può essere definita come uninfiammazione cronica benigna degli organi genitali femminili, causata dalla presenza anomala, in questi organi, di cellule endometriali che, in condizioni normali, si trovano solo all’interno dell’utero. Una patologia spesso asintomatica, ma molto frequente: interessa il 10-20% delle donne in età fertile. In Italia, dove sono 3 milioni circa le donne con questa patologia di vario livello di gravità (esistono quattro stadi: da moderata a severa), la diagnosi nel 30-40% dei casi è “accidentale”, ossia emerge durante controlli ginecologici di routine o controlli specialistici eseguiti ad esempio nel caso di infertilità. Si manifesta generalmente con dolore pelvico, soprattutto in fase peri-mestruale, mestruazioni dolorose (dismenorrea), dolore durante i rapporti sessuali (dispareunia).

 
Spiega Donatella Caserta, docente ordinario di Ostetricia e Ginecologia: “Troppe donne rimangono senza diagnosi per molti anni, con un peggioramento della qualità di vita, la progressione della malattia che può portare alla crescita di cisti e a problemi di feritlità”. Il primo campanello di allarme dell’endometriosi? Il dolore. “Le donne che iniziano ad accusare una intensa sintomatologia dolorosa nei giorni del ciclo mestruale oppure durante i rapporti sessuali, devono riferirlo allo specialista. Se la malattia progredisce senza essere trattata adeguatamente, la formazione di aderenze a livello delle ovaie e delle tube. Proprio per questo motivo molte donne scoprono la malattia nel momento in cui cercano un figlio, il concepimento tarda e gli accertamenti portano alla luce focolai di endometrio che alterano l’anatomia dell’apparato genitale”. 

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Diagnosi e intervento farmacologico o chirurgico tempestivi consentono di agire sulla patologia negli stadi iniziali: per questo è importante continuare a promuovere su larga scala la conoscenza della malattia e dei suoi campanelli d’allarme.

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