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Energia, il mercato libero slitta al 2023. È una buona o una cattiva notizia?

La Republica News
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Sarebbe dovuta arrivare nel 2018. Ma se non ci saranno altri rinvii, la fine del mercato tutelato dell’energia elettrica arriverà con cinque anni di ritardo: l’ultimo emendamento al decreto Milleproroghe ha spostato la scadenza dal primo gennaio 2022 al primo gennaio 2023. Come sempre, la decisione ha scatenato applausi (soprattutto dalle associazioni di consumatori) e critiche (molte aziende e analisti del settore) ma quali sono i pro e i contro del mercato libero dell’energia? Le opposte fazioni lo descrivono come il far west o, al contrario, una specie di paradiso terrestre. Cerchiamo di capire come stanno realmente le cose.

Di cosa parliamo. Il mercato tutelato è un regime tariffario base nel quale la tariffa per la componente energia (che compone circa un terzo del totale della bolletta, il resto sono oneri di sistema e tasse) viene stabilita ogni tre mesi dall’Arera, l’autorità regolatrice del settore. Non ci sono sorprese, quindi: il prezzo al kilowattora deve essere quello stabilito dall’Autorità. Nel mercato libero le tariffe vengono invece stabilite dagli operatori. Chi conosce bene i propri consumi (e quindi, sa leggere una bolletta, e Nomisma Energia ha stimato che per comprendere a fondo una bolletta della luce occorrano quasi sei ore) nel mercato libero può ottenere dei buoni risparmi, ma il margine non è comunque mai troppo ampio perché il prezzo dell’energia è comunque influenzato da dinamiche stagionali e internazionali indipendenti dalla volontà dei gestori. Il valore aggiunto del mercato libero sono spesso i servizi e le offerte accessorie: prezzo bloccato per uno o due anni, sconti di benvenuto o su una nuova caldaia, partnership con altre aziende, garanzia sull’uso di fonti 100% rinnovabili. 

Una migrazione di massa. Partiamo dai numeri: secondo gli ultimi dati di Arera (aggiornati al dicembre 2020) le famiglie già passate a un operatore del mercato libero sono il 56% del totale. La clientela è spaccata a metà. Ed è proprio questo, secondo il presidente di Nomisma Energia, Davide Tabarelli, il maggiore ostacolo sul campo: “Il numero di clienti in tutela è molto ampio: cosa succederà a tutti coloro che, finita la tutela, non avranno ancora scelto un gestore sul mercato libero? Il regime a tutele graduali può essere una soluzione, ma deve essere studiata con attenzione”. La tutela graduale, che verrà applicata già da quest’anno alle Pmi che non avranno ancora fatto la loro scelta, consiste in:

  • Sei mesi in regime Placet, con lo stesso operatore. La componente energia viene definita secondo criteri indicati da Arera;
  • dal settimo mese in poi i clienti ancora “nel limbo” vengono assegnati ad altri operatori tramite aste territoriali. La componente energia viene calcolata sulla base di parametri misti tra quelli del libero mercato e quelli definiti da Arera.

Gestori: troppi o troppo pochi? Il mercato libero dell’energia, almeno per il momento, non è esattamente un modello di liberalizzazione riuscita. “Non ci può essere un mercato davvero libero fintanto che i primi cinque operatori detengono l’82,5% del settore domestico per la luce e i primi tre gruppi controllano il 44,3% del mercato del gas” spiega Marco Vignola, responsabile energia per l’Unione nazionale consumatori. Insomma, anche una volta usciti dall’ombrello della tutela, la fetta di torta più grande se la spartiscono i soliti noti.

Il problema esiste anche secondo Tabarelli, che sottolinea un apparente paradosso: il mercato è in mano a pochi, ma allo stesso tempo esistono circa 200 operatori (considerando solo quelli inseriti nel database del Portale Offerte di Arera). Secondo gli ultimi dati forniti da Arera, ad esempio, solo in Lombardia sono 380 i venditori attivi di elettricità per i clienti domestici. “Un maggior numero di operatori non è però sinonimo di maggior concorrenza. Di fatto i gestori dominanti riescono sempre a offrire servizi e tariffe migliori degli altri perché possono permettersi economie di scala” continua Tabarelli. E non è un caso che questi operatori siano gli stessi che fanno il bello e il cattivo tempo anche nel mercato tutelato.

Una miriade di operatori, per gran parte minuscoli, significa anche una lotta senza quartiere per accaparrarsi clienti. In ogni modo. Come denuncia Consumerismo No Profit, “in vista del passaggio obbligato al mercato libero dell’energia, solo da pochi giorni prorogato al 2023, si è assistito a una proliferazione di società che, attraverso call center telefonici o venditori porta a porta, tentano di acquisire clienti, non sempre rispettando la legalità”.  In ogni caso il consiglio è di non aderire mai a offerte che vengono proposte al telefono, ma chiedere sempre che venga inviato materiale cartaceo o via email, per poterlo studiare con calma. E pazienza se l’offerta “scade tra poche ore” o è “attivabile solo al telefono”.

Antitrust: basta rinvii. Chissà cosa avrà pensato Roberto Rustichelli, il presidente di Agcm, l’autorità per la concorrenza e il mercato più nota come Antitrust, nel leggere dell’ennesimo rinvio, stavolta al 2023. Solo un anno fa, era il febbraio 2020, in un parere inviato a Parlamento e governo, Antitrust era stata chiarissima sull’argomento: i continui rinvii dell’adozione del mercato libero hanno già causato “gravi rischi per la concorrenza”, “fenomeni di sfruttamento abusivo delle posizioni dominanti”, con danni per i clienti finali,”mortificando la competizione tra le imprese”.

Il rischio per la concorrenza è presto detto: a oggi, spiega Antitrust, gli unici autorizzati a fornire il servizio di tutela sono i venditori che fanno anche i distributori. Ed “Enel ha in mano quasi l’80% della distribuzione elettrica del nostro Paese” precisa Tabarelli. “La tutela oggi non fornisce grossi guadagni agli operatori, ma in ottica futura sì perché, quando sarà il momento di scegliere un’offerta del mercato libero, sarà più facile convincere chi è già cliente a restare ‘in famiglia’”.

Meno netta, ma comunque eloquente di come la liberalizzazione sia un processo ancora incompiuto, la posizione di Arera, che in una memoria dell’ottobre 2020 sottolinea l’importanza di “rafforzare innanzitutto gli strumenti di informazione, di formazione e di trasparenza a beneficio dei consumatori”, in modo tale che “possa operare scelte consapevoli, grazie alla conoscenza della propria spesa, sia nella fase pre-contrattuale, sia attraverso la bolletta”. 

Se Sparta piange… L’Italia è da sempre un Paese piuttosto allergico alle liberalizzazioni, ma nel caso dell’energia bisogna dire che nel resto d’Europa si fa molta fatica a trovare modelli da imitare. Da un’analisi di Nomisma Energia emerge che in Francia c’è una situazione di sostanziale di dominio da parte di EdF; in Germania il mercato è libero – sulla carta – ma di fatto il 75% dei consumatori sono rimasti fedeli all’operatore tradizionale nel proprio territorio; nel Regno Unito vale un discorso molto simile, con clienti rimasti con i gestori locali, mentre in Portogallo si è assistito a un generale aumento dei prezzi.



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