Erdogan ostacolo all’ingresso di Finlandia e Svezia nella Nato

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L’ostacolo all’ingresso del Grande Nord nella Nato viene dal confine più meridionale dell’Alleanza: la Turchia. Il presidente Recep Erdogan infatti ha dichiarato di essere contrario all’adesione di Finlandia e Svezia, con una mossa che ha messo in allarme tutte le capitali occidentali. Soprattutto perché dietro questa opposizione non c’è la questione dei rapporti con la Russia, ma un tema estremamente sentito da Ankara: il sostegno ai movimenti curdi. “I due Paesi – ha detto Erdogan senza mezzi termini – danno rifugio a troppi terroristi”. E ha aggiunto: “Non vogliamo che si ripeta lo stesso errore commesso con l’adesione della Grecia”.

Lo scontro riguarda soprattutto la Svezia, da sempre ospitale verso i rifugiati politici e che ha accolto una grande comunità curda: persone fuggite dalla Turchia, dall’Iran, dalla Siria e dall’Iraq sin dagli anni Ottanta e che in molti casi hanno ottenuto la cittadinanza svedese. I curdi in Svezia hanno diverse organizzazioni, una delle quali è dichiaratamente vicina al Pkk, il Partito dei Lavoratori Curdo che conduce una guerriglia contro le autorità di Ankara: è particolarmente diffusa a Stoccolma, Göteborg e Sala.

Più in generale, l’intera comunità è sempre stata disposta a sostenere la causa di Abdullah Ocalan, il leader del Pkk arrestato nel 1999 e da allora detenuto in un carcere di massima sicurezza turco. In diverse occasioni curdi o cittadini svedesi d’origine curda sono stati accusati di avere rivestito ruoli nella rete militare del Pkk: le autorità di Stoccolma hanno però dato seguito solo alle richieste di arresto provenienti da Paesi europei, come nel caso della Germania. E per questo Ankara – come ha detto Erdo?an – considera la Svezia “una guest house per terroristi”.

La presenza dei sostenitori del Pkk in Finlandia invece è molto più ridotta anche se la magistratura tre anni fa ha stabilito che i curdi espatriati dalla Turchia hanno diritto all’asilo politico, riconoscendoli come perseguitati: una sentenza decisa nel 2019 proprio intorno al caso di un attivista condannato a due anni di carcere per terrorismo dai giudici turchi. Lo stesso contrasto negli ultimi anni si è esteso pure ai simpatizzati e agli ex combattenti del Ypg, la formazione curda siriana che ha lottato contro lo Stato Islamico, contribuendone alla sconfitta.

Questa situazione di attrito rischia adesso di condizionare l’adesione alla Nato, che deve essere ratificata da tutti i membri dell’Alleanza. Il ministro degli Esteri di Helsinki Pekka Haavisto ha invitato alla pazienza: “Non sono procedure che si risolvono in un giorno, bisogna andare avanti punto dopo punto”. E Karen Donfried, la diplomatica americana che si occupa dei dossier europei, ha detto che sono state avviati colloqui per risolvere il contrasto: “C’è grande coesione nella Nato, non credo che questa posizione dominerà la riunione dei ministri dell’Alleanza”.

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