Estorsione, Miccoli si presenta al carcere di Rovigo. Deve scontare 3 anni e mezzo

Pubblicità
Pubblicità

L’aggravante di mafia alla condanna lascia poco spazio a Fabrizio Miccoli. Presto si apriranno le porte del carcere per l’ex bomber rosanero che la Cassazione ha ritenuto responsabile di estorsione: sollecitò Mauro Lauricella, il figlio del boss della Kalsa, suo grande amico, a chiedere la restituzione di ventimila euro all’imprenditore Andrea Graffagnini per conto di una terza persona. Una brutta storia per l’idolo di una generazione di tifosi palermitani. Un idolo caduto nella polvere il giorno che Repubblica svelò una drammatica intercettazione fatta dalla Direzione investigativa antimafia di Palermo.

“Quel fango di Falcone”, canticchiavano i due amici su un Suv mentre sfrecciavano per le vie di Palermo. E al telefono davano appuntamento a un altro amico in modo davvero singolare: “Vediamoci davanti all’ albero di quel fango di Falcone”. Fango, feccia.

Miccoli, ascesa e caduta di una stella del calcio dalle amicizie criminali

Un dialogo che risale al 2011. Gli investigatori della Dia tenevano sotto controllo Mauro Lauricella per tentare di arrivare al padre, lo Scintilluni, che all’epoca era latitante. Così emersero le relazioni pericolose di Miccoli. Nel 2013, il giocatore ricevette un avviso di garanzia con l’accusa di aver commissione all’amico il recupero di alcune somme. I modi del giovane rampollo della Kalsa non sarebbero stati proprio gentili.

Tre anni e mezzo a Miccoli per estorsione, la condanna diventa definitiva: ora rischia il carcere

“Era solo un amico, non ho fatto nulla di illecito”, disse il giorno dell’interrogatorio al palazzo di giustizia, davanti all’allora procuratore aggiunto Agueci e ai sostituti Maurizio Bonaccorso e Francesca Mazzocco che gli contestavano di essere entrato a gamba tesa per risolvere una querelle fra i soci della discoteca “Paparazzi” di Isola delle femmine. La difesa di Miccoli non ha mai convinto. Neanche quando sussurrò ai giornalisti: “Chiedo scusa a Palermo, alla mia famiglia, a Falcone e ai suoi parenti”. Il capitano non riusciva quasi a parlare per le lacrime: “Sono uscite cose che non penso – disse – credo di averlo dimostrato con i fatti, anche partecipando alla partita del cuore per il ventesimo anniversario di Falcone, al fianco dei magistrati”. Aggiunse: “Sono cresciuto in un contesto di valori, a 12 anni sono andato via da casa per fare questo mestiere, e lo faccio da 20 anni”. Ma quel giorno Miccoli si rese conto che non bastava una partita del cuore per essere un campione dell’antimafia.

Nelle serate del capitano non c’era soltanto Lauricella junior, ma anche Francesco Guttadauro, il nipote del superlatitante Matteo Messina Denaro.

Pubblicità

Pubblicità

Go to Source